DI SOTTERRANEI E
DRAGHI
Credo fosse il 1994
quando mi fu messa sotto il naso una copia di seconda mano di un gioco chiuso
in una scatola rossa.
Il gioco si chiamava
Dungeons and Dragons. Non so se ne avete mai sentito parlare.
Io in realtà nel
corso degli anni un po’ sì, ma era la prima volta che mi trovavo tra le mani il
regolamento.
All’epoca pensavo che
fosse “la prima edizione”. Per certi versi era così, nel senso che era la prima
edizione stampata in italiano mentre, in realtà, era
la versione rivista del Basic Set fatta da
Frank Mentzer passata alla storia il famoso acronimo BECMI o anche “Scatola
rossa” in Italia.
Per i più curiosi: l’acronimo
stava per: Basic, Expert, Companion, Master, Immortal. Indicavano scatole di
colore diverso che espandevano il regolamento con nuove opzioni per il
giocatore, nuove regole, come quelle per i tornei, per le battaglie campali,
costruire e mantenere una fortezza, nuove armi e incantesimi via via fino ad
avere personaggi ormai immortali. A ogni scatola era assegnato un colore: Rosso
per il Basic, blu per l’Expert, azzurro per il Companion, nero per il Master e
oro per l’Immortal.
Comunque: per me fu
la scoperta di un nuovo mondo: un gioco dove non era obbligatorio avere delle
pedine o un tabellone? Dove poterti creare i tuoi personaggi e le loro storie e
avventure?
Ma siamo matti?
Ora, per chi non lo
sapesse in un gioco di ruolo c’è bisogno di un “Master”, ossia, un giocatore
che faccia da arbitro. Costui è quello che conosce le regole, conosce
l’avventura e interpreta tutti i personaggi al di fuori del gruppo dei
giocatori, alleati o avversari che siano (i famosi PNG ossia Personaggi Non dei
Giocatori).
Mi proposi come
master (da Dungen Master, Signore dei sotterranei), e mi misi a studiare il
regolamento, con un impegno decisamente superiore a quello per la scuola (ops,
l’ho detto?).
Termini come Classe,
Livello, Round, Tiro per colpire, Punti Esperienza divennero familiari.
Dimostrando anche un certo spirito d’iniziati decisi di snobbare l’avventura
proposta nel modulo e di scriverne una io: l’esplorazione di un antico tempio
abbandonato scoperto casualmente dai PG (Personaggi dei Giocatori), e pieno di
tesori, trappole e oscure presenze…
J
C’era un unico
lievissimo intoppo. Mi. Mancavano. I. Dadi.
Digressione per i non
giocatori: in Dungeons and Dragons si usano, oltre a quelli cubici che
conosciamo tutti, anche una serie di dadi diversi da quelli conosciuti. Possono
avere anche quattro, otto, o venti facce. Come quelli qua sotto:
Sono in realtà quelli
che in geometria vengono chiamati “Solidi platonici” (cercate pure su Google).
Per giocare a D&D
occorreva un set di questi dadi: un dado a 4 facce, uno a 6 (quello conosciuto),
a 8 facce, a 10 facce, a 12 facce e a 20.
NOTA: il dado a 10
facce, in realtà non sarebbe un solido platonico vero e proprio ma un Trapezoedro
pentagonale (anche qui usate Google, non mi invento niente), comodo per fare
tiri che comprendono le percentuali.
Ma tornando a noi,
mancavano i dadi. La scatola era di seconda mano, e pertanto i dadi erano
finiti chissà dove, e non sapevo dove andare a trovarne altri. Era un bel
problema.
Poi, all’improvviso,
ebbi un’illuminazione. Questa:
Sì, sono proprio
delle trottole. Creai con cartoncino, colla e stuzzicadenti, sei trottole,
ognuna con il necessario numero di facce.
E funzionavano
davvero.
La prima partita me
la ricordo ancora. La creazione delle schede dei personaggi:

I personaggi dei miei
amici che avanzavano nell’ignoto, e il loro primo, letale avversario: un topo
gigante. I giocatori impegnarono mezz’ora, in 4, ad affrontarlo, ma lui
imperterrito si ostinava a sopravvivere finché io, sconsolato, decisi che
riuscisse a scappare, prima di rischiare passare l’intera serata contro
quell’unica creatura (che aveva iniziato a farmi un po’ pena.)
Ma, a parte questo
piccolo incidente fu una partita epocale, tra mostri tagliati a metà con un
solo colpo di spada e orde di non morti annientate.
È vero che
l’avventura fini con un TPK(Total Kill Party, ossia sconfitta totale del
gruppo), ma questo non mi scoraggiò. Il dado, ormai, era tratto (gioco di
parole involontario, scusate).
Come dite? Nelle foto
non compare la scatola rossa, ma soltanto le schede introduttive?
Avete ragione ma,
purtroppo, ho trovato solo quelle. E le fotocopie del manuale base. La scatola
col manuale è persa chissà dove, spero di ritrovarla, prima o poi.
Questa soffitta mi ricorda
sempre di più il Tardis, più grande dentro di quanto appaia fuori. È un po’
inquietante…