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sabato 27 luglio 2019

BUON COMPLEANNO GARY!

BUON COMPLEANNO GARY!

 
 
Il 27 luglio di 81 anni fa è nato Gary Gygax, uno dei creatori, insieme a Dave Arneson di Dungeons and Dragons.
Purtroppo Gary ci lasciò il 4 marzo del 2008, ma in questo Gary Gygax Day vogliamo continuare a festeggiarlo per ringraziarlo di aver contribuito a creare un intero genere di giochi.
Thank you!

martedì 25 giugno 2019

I CARTONI ANIMATI DI DUNGEONS AND DRAGONS!


I CARTONI ANIMATI DI DUNGEONS AND DRAGONS!

 

Bentornati! Da un po’ di tempo gira questa pubblicità di un noto marchio di automobili. Date un’occhiata.

Ma chi sono quei tizi? Che mi vuol dire? E quanti di voi hanno mai giocato a Dungeons and Dragons?
Bene. Forse i più giovani (ma, scommetto, anche qualcuno di quelli più agé), non saprà che, negli anni ’80, quando tutto era più tamarro, venne prodotta una serie di cartoni animati ispirata al gioco di ruolo più famoso del mondo!
La serie si chiamava, appunto, Dungeons and Dragons uscì nel 1983 e seguiva le avventure di un gruppo di ragazzi che, saliti su una giostra al luna park, vengono trasportati in un mondo fantastico dove devono affrontare le forze del male grazie ad armi magiche e al loro coraggio e astuzia. Tutto questo viene sempre narrato nella sigla iniziale che funge quindi anche da riassunto. E questa pubblicità ne riprende le avventure, dando anche un finale degno alla storia. Ma di questo ne riparleremo poi.

Ad accoglierli c’è Dungeon Master, un ometto pelato che si presenta come un grande mago che dona loro degli oggetti magici e che li avverte che sono lì per una ragione. Senza mai specificare quale e sparendo sempre sul più bello. (Anche se a me è sempre venuto il dubbio che i protagonisti sono lì solo per fare da carne da cannone per i cattivi, ma tant’è…)

I protagonisti (ma a questo punto potremmo anche chiamarli PG) sono:
Hank il ranger, il figaccione del gruppo dotato di un arco che materializza frecce di energia;
Sheila la ladra, dotata di un mantello invisibile;
Bobby il barbaro, fratellino minore di Sheila, dotato di una clava che trabocca di energia;
Eric il cavaliere, dotato di uno scudo antitutto, ricco e viziato. Lo stronzo del gruppo, per capirci; 
Presto il mago, dotato di un capello da mago da cui può estrarre qualsiasi cosa, ma che non sa usare bene;
Diana, l’acrobata. La quota black del gruppo, atletica e dotata di una staffa che si allunga e accorcia a comando.
E poi c’è la mascotte del gruppo Uni, un piccolo unicorno che si lega a Bobby e che bela invece di nitrire (ma perché?)
A mettere loro i bastoni tra i piedi ci sono la temibile Tiamat, un drago a cinque teste e Venger, un pericoloso demone alato dotato di un solo corno. Entrambi vogliono le armi dei ragazzi per i loro scopi, ma sono entrambi troppo egoisti per allearsi, finendo a volte col combattere tra loro, dando così un vantaggio ai PG.
Le avventure sono autoconclusive, con i ragazzi che cercano in continuazione un modo per andarsene e, mentre lo fanno, incappano nel Dungeon Master che compare dal nulla, dà loro delle indicazioni sulla loro prossima missione e scompare, frustrando ogni volta le speranze dei protagonisti (Fossi stato in loro a un certo punto avrei picchiato il DM con le stesse armi che aveva fornito loro. Ma non lo hanno mai fatto, forse perché troppo buoni o troppo fessi.)
L’intera serie ha dei rimandi solo in parte al gioco di ruolo, a parte qualche mostro iconico tipo il beholder e poco altro. Alcuni dei ruoli dei PG, in realtà, non hanno un vero corrispettivo (non esiste la classe dell’acrobata, e il cavaliere non assomiglia per niente al paladino).
In compenso era ben scritta e prodotta, con alcuni episodi che aizzarono gli animi di alcuni genitori bacchettoni che accusarono la serie di eccessiva violenza (è chiaro che ‘sti americani non avevano ancora visto Ken il guerriero). Tra gli sceneggiatori ci sono anche i padri di D&D, Gary Gygax e Dave Arneson, oppure Paul Dini e Michael Reavers (che avrebbe avuto successo poi con la serie animata su Batman negli anni ’90) e fu prodotta oltre che dalla TSR(la casa editrice di D&D all’epoca) anche dai Marvel animation studios, che affidò la realizzazione alla giapponese Toei animation (mica pizza e fichi!)
La serie purtroppo durò sole 3 stagioni per un totale di 27 episodi e rimane senza un vero finale, anche se in seguito venne pubblicata la sceneggiatura prevista per la puntata finale, dove si scopre che Venger, in realtà, è il figlio di Dungeon Master corrotto dalla sete di potere e che riesce a riappacificarsi col padre e con i ragazzi che hanno la possibilità di scegliere: tornare sul loro mondo o rimanere a vivere altre fantastiche avventure. (ma col cavolo!)
 
Piccola nota in chiusura: in Brasile ebbe talmente tanto successo che viene ritrasmesso regolarmente dagli anni ’80!

venerdì 27 luglio 2018

TANTI AUGURI, GARY!


TANTI AUGURI, GARY!
 
 
Oggi solo un rapido saluto per ricordare la nascita di Gary Gygax, il co-creatore, insieme a Dave Ameson di Dungeons and Dragons.

Nato a Chicago il 27 luglio 1938 è purtroppo morto giusto 10 anni fa. Oggi avrebbe compiuto 80 anni.

Senza di lui il mondo sarebbe un posto più triste e meno avventuroso.

We miss you.

lunedì 17 luglio 2017

DI SOTTERRANEI E DRAGHI


DI SOTTERRANEI E DRAGHI
 

Credo fosse il 1994 quando mi fu messa sotto il naso una copia di seconda mano di un gioco chiuso in una scatola rossa.
Il gioco si chiamava Dungeons and Dragons. Non so se ne avete mai sentito parlare.
Io in realtà nel corso degli anni un po’ sì, ma era la prima volta che mi trovavo tra le mani il regolamento.
All’epoca pensavo che fosse “la prima edizione”. Per certi versi era così, nel senso che era la prima edizione stampata in italiano mentre, in realtà, era  la versione rivista del Basic Set fatta da Frank Mentzer passata alla storia il famoso acronimo BECMI o anche “Scatola rossa” in Italia.
Per i più curiosi: l’acronimo stava per: Basic, Expert, Companion, Master, Immortal. Indicavano scatole di colore diverso che espandevano il regolamento con nuove opzioni per il giocatore, nuove regole, come quelle per i tornei, per le battaglie campali, costruire e mantenere una fortezza, nuove armi e incantesimi via via fino ad avere personaggi ormai immortali. A ogni scatola era assegnato un colore: Rosso per il Basic, blu per l’Expert, azzurro per il Companion, nero per il Master e oro per l’Immortal.
Comunque: per me fu la scoperta di un nuovo mondo: un gioco dove non era obbligatorio avere delle pedine o un tabellone? Dove poterti creare i tuoi personaggi e le loro storie e avventure?
Ma siamo matti?
Ora, per chi non lo sapesse in un gioco di ruolo c’è bisogno di un “Master”, ossia, un giocatore che faccia da arbitro. Costui è quello che conosce le regole, conosce l’avventura e interpreta tutti i personaggi al di fuori del gruppo dei giocatori, alleati o avversari che siano (i famosi PNG ossia Personaggi Non dei Giocatori).
Mi proposi come master (da Dungen Master, Signore dei sotterranei), e mi misi a studiare il regolamento, con un impegno decisamente superiore a quello per la scuola (ops, l’ho detto?).
Termini come Classe, Livello, Round, Tiro per colpire, Punti Esperienza divennero familiari. Dimostrando anche un certo spirito d’iniziati decisi di snobbare l’avventura proposta nel modulo e di scriverne una io: l’esplorazione di un antico tempio abbandonato scoperto casualmente dai PG (Personaggi dei Giocatori), e pieno di tesori, trappole e oscure presenze… J

C’era un unico lievissimo intoppo. Mi. Mancavano. I. Dadi.

Digressione per i non giocatori: in Dungeons and Dragons si usano, oltre a quelli cubici che conosciamo tutti, anche una serie di dadi diversi da quelli conosciuti. Possono avere anche quattro, otto, o venti facce. Come quelli qua sotto:

 
Sono in realtà quelli che in geometria vengono chiamati “Solidi platonici” (cercate pure su Google).
Per giocare a D&D occorreva un set di questi dadi: un dado a 4 facce, uno a 6 (quello conosciuto), a 8 facce, a 10 facce, a 12 facce e a 20.
NOTA: il dado a 10 facce, in realtà non sarebbe un solido platonico vero e proprio ma un Trapezoedro pentagonale (anche qui usate Google, non mi invento niente), comodo per fare tiri che comprendono le percentuali.
Ma tornando a noi, mancavano i dadi. La scatola era di seconda mano, e pertanto i dadi erano finiti chissà dove, e non sapevo dove andare a trovarne altri. Era un bel problema.
Poi, all’improvviso, ebbi un’illuminazione. Questa:
 
Sì, sono proprio delle trottole. Creai con cartoncino, colla e stuzzicadenti, sei trottole, ognuna con il necessario numero di facce.
E funzionavano davvero.
La prima partita me la ricordo ancora. La creazione delle schede dei personaggi:

 


































I personaggi dei miei amici che avanzavano nell’ignoto, e il loro primo, letale avversario: un topo gigante. I giocatori impegnarono mezz’ora, in 4, ad affrontarlo, ma lui imperterrito si ostinava a sopravvivere finché io, sconsolato, decisi che riuscisse a scappare, prima di rischiare passare l’intera serata contro quell’unica creatura (che aveva iniziato a farmi un po’ pena.)
Ma, a parte questo piccolo incidente fu una partita epocale, tra mostri tagliati a metà con un solo colpo di spada e orde di non morti annientate.
È vero che l’avventura fini con un TPK(Total Kill Party, ossia sconfitta totale del gruppo), ma questo non mi scoraggiò. Il dado, ormai, era tratto (gioco di parole involontario, scusate).
Come dite? Nelle foto non compare la scatola rossa, ma soltanto le schede introduttive?
Avete ragione ma, purtroppo, ho trovato solo quelle. E le fotocopie del manuale base. La scatola col manuale è persa chissà dove, spero di ritrovarla, prima o poi.
Questa soffitta mi ricorda sempre di più il Tardis, più grande dentro di quanto appaia fuori. È un po’ inquietante…