Visualizzazione post con etichetta Stan Lee. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Stan Lee. Mostra tutti i post

martedì 12 novembre 2019

UN ANNO SENZA STAN "THE MAN"


UN ANNO SENZA STAN "THE MAN"

È ormai passato un anno dalla morte di Stan Lee, “Il Sorridente” o, anche "L'Uomo".

È da allora che mi chiedo come avrebbe visto il successo planetario di Avengers Endgame (dove fa il suo ultimo cameo), se avesse ancora dei progetti in cantiere. Come se mi avesse sentito, proprio l’altro giorno in libreria ho visto questo libro frutto della collaborazione con Luke Lieberman e Ryan Silbert.

Mentre della sua eredità ho già parlato allora in questo articolo.

Oggi, visto che si è chiusa da poco l’appuntamento con Lucca Comics & Games, voglio ricordarlo con questa intervista nell’unica occasione in cui l’eminenza grigia della Marvel partecipò alla manifestazione.

E poi con il suo ultimo cameo in Endgame.

Ciao, Stan, ti amiamo 3000 (citazione furba, lo so.)



 

venerdì 10 maggio 2019

La fine è parte del viaggio


La fine è parte del viaggio

Bentornati! Sono passate ormai due settimane dall’uscita di Avengers endgame. Bene o male l’abbiamo visto tutti, ma non voglio fare una recensione, un sacco di gente l’ha già fatta. In questo articolo tirerò le somme di questi 11 anni del Marvel Cinematic Universe (d’ora in poi MCU), cosa è stato e cosa ci ha lasciato.

È innegabile che, quando nel 2008 uscì il primo Iron man e, soprattutto, quando comparve Samuel L. Jackson nei panni di Nick Fury nella scena post credit, nessuno, neanche la dirigenza della Marvel si sarebbe aspettato un successo del genere. Bè, loro ci speravano, ma era comunque una scommessa. Per un fan, sentir parlare dell’ Iniziativa Vendicatori, bé, fu fantastico. Ma nessuno di noi era davvero preparato a ciò che avvenne in seguito.

Ed è qui che voglio sottolineare una cosa: quello che è stato fatto con l’MCU sarà qualcosa che resterà per forza negli annali non solo del cinema, ma anche della cultura pop. Sto esagerando?

Siamo obiettivi: i sequel e gli spin-off sono sempre esistiti, certo, ma un universo condiviso di questa portata no, mai. Una serie di singoli film, che pellicola dopo pellicola compongono un mosaico articolato, un universo pieno di rimandi, collegamenti, dinamiche interne, riconoscibile, anche a costo, lo ammetto, di appiattire alcune storie. Una cosa mai tentata prima.

Questo implica anche dei passi falsi, degli inciampi. Io stesso, da fan, sono il primo a dire che non tutti sono dei capolavori e, da cinefilo, salverei meno della metà dei 22 film fatti finora. Ma se guardiamo l’intera operazione nella sua totalità, da Iron Man a Avengers: Endgame, allora non c’è n’è per nessuno. Game, Set, Incontro. Fine della partita (ahah).

E qui tocchiamo un altro punto: la gente dietro le quinte. Tutte le migliaia e migliaia di professionisti coinvolti in questo progetto, che sono cresciuti in numero film dopo film. E, soprattutto, la necessità di avere qualcuno con le idee chiare, la mano ferma e le palle d’acciaio. Qualcuno come Kevin Feige, appunto. Credo che sia lui, alla fine, l’asso vincente di tutta l’operazione. Senza qualcuno come lui a sovrintendere il tutto, questa cosa sarebbe naufragata tempo fa. Devo dire che non credo sia stato facile per lui, dovendo affrontare e risolvere una miriade di problemi come la sostituzione del regista in Ant Man o il licenziamento (anche se poi riassunto) di James Gunn.

Ma ha anche calato delle belle carte, a cominciare dalla scelta di chi avrebbe interpretato quei ruoli. A parte Robert Downey Jr, che era tagliato per il ruolo di Tony Stark diventando anche il volto iconico dell’intero progetto, non dimentichiamo il fior fiore di attoroni che si sono avvicendati nel corso degli anni: Anthony Hopkins, Michael Douglas, Robert Redford, Renè Russo, Michelle Pfeiffer, Cate Blanchett, Jeff Bridges, Mickey Rourke, e tanti tanti altri. In pratica mezza Hollywood. Per non contare quelli che ha lanciato, tipo Tom Hiddleston (che, siamo onesti, se non fosse stato preso per il ruolo di Loki, oggi dove sarebbe?)

Quindi, ora che siamo arrivati alla fine di questo arco narrativo(In realtà la conclusione sarebbe con Spider-man: far from home, in uscita nei prossimi mesi), cosa ci rimane di tutto ciò?

Prima di tutto che il coraggio paga, insieme a un’ottima organizzazione.

Riprendendo il discorso su Kevin Feige, è quello che è mancato alla DC comics. Andando oltre il mero discorso sulle differenze (più o meno comicità, i personaggi, ecc.), quello che è veramente mancato alla DC è stata una visione d’insieme organica e il coraggio di fare determinate scelte. Se avessero avuto anche loro una persona come Feige e avessero avuto il coraggio di osare, non nego che il loro universo fumettistico cinematografico avrebbe senza dubbio rivaleggiato alla pari con quello Marvel, invece di rincorrerlo. Il fallimento di tutta l’operazione e il loro concentrarsi su film stand-alone, dove sembrano dare il loro meglio, non fa altro che avvalorare questa affermazione, come anche altri tentativi simili come l’universo cinematografico dei Mostri della Universal (La Mummia con Tom Cruise, brrrr).

Poi c’è da dire che questo primo arco narrativo dell’MCU sarà assolutamente irripetibile, persino dalla stessa Marvel.

Il perché è chiaro e già ribadito: è stata la prima volta e, come si sa, la prima volta non si dimentica(battutaccia, lo so.)

Molte persone erano ragazzini quando questi film sono iniziati a uscire, sono cresciuti con loro e ne hanno modellato l’immaginario. L’MCU è stato il loro imprinting. L’emozione di vedere per la prima volta quei personaggi in quel modo non si dimentica. Per questo, anche se i prossimi film Marvel Studios fossero perfetti, e magari vincessero una valanga di Oscar, non sarebbero affatto paragonabili nel vedere Capitan America che impugna Mijolnir e picchia Thanos e, più tardi guidare la carica degli eroi al grido di “Avengers uniti!” o la tristezza delle morti della Vedova Nera o di iron Man.

Occorrerà attendere che questa generazione sia vecchia, per rivedere qualcosa di simile.

Per tutte queste ragioni, signori e signore, quello che si conclude quest’anno è qualcosa che dovrà essere segnato in rosso sul calendario, e i cui effetti non possono essere previsti, nemmeno con la Gemma del Tempo.

La fine è parte del viaggio. Iron Man è morto, lunga vita all’MCU.



sabato 17 novembre 2018

IL MIO STAN LEE


IL MIO STAN LEE

Scrivo queste righe dopo aver meditato alcuni giorni sulla scomparsa di Stan Lee.

 
Alla fine ho deciso che non farò il racconto della sua vita, o della infinita diatriba con Jack Kirby o Ditko sulla paternità dei personaggi su cui hanno lavorato o sul metodo Marvel. Per quello hanno già pensato un sacco di persone più in gamba di me. 
Io racconterò quello che per me ha rappresentato quest’uomo e il suo lavoro, nel bene e nel male, prima che diventasse per i più giovani “quel tipo che compare in tutti i film”.
Stan Lee era riuscito a diventare una icona, un personaggio come quelli da lui creati.
Era riuscito (con intelligenza) a ritagliarsi la parte del nume tutelare della Marvel e, allo stesso tempo una specie di “marchio di qualità”. Era il tizio sorridente che vedevo spuntare ogni tanto qua e là, nei redazionali o nei commenti, o che posava con il manichino dell’uomo ragno, era quello che, nei volumi di ristampe Marvel Masterworks descriveva come aveva creato quel personaggio o quel villain (per poi contraddirsi la volta dopo. Lui sembra fosse fatto così).
Come tutte le persone longeve e ancora attive era diventato “scontato”, nel senso che faceva parte del mondo esattamente come l’aria: c’era già quando mio padre era giovane, c’era quando ero nato, era sempre stato lì, ed era finito per diventare un simbolo più che una persona e quindi, come tutti i simboli, immortale.
E quando invece un simbolo scompare, rivelando la sua fragilità umana è, per forza di cose, uno shock. Una seconda perdita dell’innocenza. Non ci sarà nessun colpo di scena, nessuna entità cosmica a riportarlo indietro. Non si può viaggiare nel tempo con la macchina del Dottor Destino per cambiare il passato. In questo universo il tempo va sempre avanti non si torna indietro.
La morte di Stan Lee, alla fine, è questo, almeno per me: la fine di una lunga adolescenza, di un’epoca fatta di eroi tragici e umani, di cattivi altrettanto umani e convinti di essere vittime.
Ti costringe a venire a patti con la tua età e con i tuoi limiti. Una specie di “memento mori” nerd.
Lascia dietro di sé come eredità una nuova mitologia, archetipi rimasticati ma, allo stesso tempo, nuovi.
Riposa in pace Stan,
uno dei tuoi tanti Veri Credenti.

lunedì 12 novembre 2018

GOODBYE STAN

GOODBYE STAN


                                             R.I.P. STAN "IL SORRIDENTE" LEE

                                                                   1922-2018