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martedì 12 novembre 2019

UN ANNO SENZA STAN "THE MAN"


UN ANNO SENZA STAN "THE MAN"

È ormai passato un anno dalla morte di Stan Lee, “Il Sorridente” o, anche "L'Uomo".

È da allora che mi chiedo come avrebbe visto il successo planetario di Avengers Endgame (dove fa il suo ultimo cameo), se avesse ancora dei progetti in cantiere. Come se mi avesse sentito, proprio l’altro giorno in libreria ho visto questo libro frutto della collaborazione con Luke Lieberman e Ryan Silbert.

Mentre della sua eredità ho già parlato allora in questo articolo.

Oggi, visto che si è chiusa da poco l’appuntamento con Lucca Comics & Games, voglio ricordarlo con questa intervista nell’unica occasione in cui l’eminenza grigia della Marvel partecipò alla manifestazione.

E poi con il suo ultimo cameo in Endgame.

Ciao, Stan, ti amiamo 3000 (citazione furba, lo so.)



 

venerdì 10 maggio 2019

La fine è parte del viaggio


La fine è parte del viaggio

Bentornati! Sono passate ormai due settimane dall’uscita di Avengers endgame. Bene o male l’abbiamo visto tutti, ma non voglio fare una recensione, un sacco di gente l’ha già fatta. In questo articolo tirerò le somme di questi 11 anni del Marvel Cinematic Universe (d’ora in poi MCU), cosa è stato e cosa ci ha lasciato.

È innegabile che, quando nel 2008 uscì il primo Iron man e, soprattutto, quando comparve Samuel L. Jackson nei panni di Nick Fury nella scena post credit, nessuno, neanche la dirigenza della Marvel si sarebbe aspettato un successo del genere. Bè, loro ci speravano, ma era comunque una scommessa. Per un fan, sentir parlare dell’ Iniziativa Vendicatori, bé, fu fantastico. Ma nessuno di noi era davvero preparato a ciò che avvenne in seguito.

Ed è qui che voglio sottolineare una cosa: quello che è stato fatto con l’MCU sarà qualcosa che resterà per forza negli annali non solo del cinema, ma anche della cultura pop. Sto esagerando?

Siamo obiettivi: i sequel e gli spin-off sono sempre esistiti, certo, ma un universo condiviso di questa portata no, mai. Una serie di singoli film, che pellicola dopo pellicola compongono un mosaico articolato, un universo pieno di rimandi, collegamenti, dinamiche interne, riconoscibile, anche a costo, lo ammetto, di appiattire alcune storie. Una cosa mai tentata prima.

Questo implica anche dei passi falsi, degli inciampi. Io stesso, da fan, sono il primo a dire che non tutti sono dei capolavori e, da cinefilo, salverei meno della metà dei 22 film fatti finora. Ma se guardiamo l’intera operazione nella sua totalità, da Iron Man a Avengers: Endgame, allora non c’è n’è per nessuno. Game, Set, Incontro. Fine della partita (ahah).

E qui tocchiamo un altro punto: la gente dietro le quinte. Tutte le migliaia e migliaia di professionisti coinvolti in questo progetto, che sono cresciuti in numero film dopo film. E, soprattutto, la necessità di avere qualcuno con le idee chiare, la mano ferma e le palle d’acciaio. Qualcuno come Kevin Feige, appunto. Credo che sia lui, alla fine, l’asso vincente di tutta l’operazione. Senza qualcuno come lui a sovrintendere il tutto, questa cosa sarebbe naufragata tempo fa. Devo dire che non credo sia stato facile per lui, dovendo affrontare e risolvere una miriade di problemi come la sostituzione del regista in Ant Man o il licenziamento (anche se poi riassunto) di James Gunn.

Ma ha anche calato delle belle carte, a cominciare dalla scelta di chi avrebbe interpretato quei ruoli. A parte Robert Downey Jr, che era tagliato per il ruolo di Tony Stark diventando anche il volto iconico dell’intero progetto, non dimentichiamo il fior fiore di attoroni che si sono avvicendati nel corso degli anni: Anthony Hopkins, Michael Douglas, Robert Redford, Renè Russo, Michelle Pfeiffer, Cate Blanchett, Jeff Bridges, Mickey Rourke, e tanti tanti altri. In pratica mezza Hollywood. Per non contare quelli che ha lanciato, tipo Tom Hiddleston (che, siamo onesti, se non fosse stato preso per il ruolo di Loki, oggi dove sarebbe?)

Quindi, ora che siamo arrivati alla fine di questo arco narrativo(In realtà la conclusione sarebbe con Spider-man: far from home, in uscita nei prossimi mesi), cosa ci rimane di tutto ciò?

Prima di tutto che il coraggio paga, insieme a un’ottima organizzazione.

Riprendendo il discorso su Kevin Feige, è quello che è mancato alla DC comics. Andando oltre il mero discorso sulle differenze (più o meno comicità, i personaggi, ecc.), quello che è veramente mancato alla DC è stata una visione d’insieme organica e il coraggio di fare determinate scelte. Se avessero avuto anche loro una persona come Feige e avessero avuto il coraggio di osare, non nego che il loro universo fumettistico cinematografico avrebbe senza dubbio rivaleggiato alla pari con quello Marvel, invece di rincorrerlo. Il fallimento di tutta l’operazione e il loro concentrarsi su film stand-alone, dove sembrano dare il loro meglio, non fa altro che avvalorare questa affermazione, come anche altri tentativi simili come l’universo cinematografico dei Mostri della Universal (La Mummia con Tom Cruise, brrrr).

Poi c’è da dire che questo primo arco narrativo dell’MCU sarà assolutamente irripetibile, persino dalla stessa Marvel.

Il perché è chiaro e già ribadito: è stata la prima volta e, come si sa, la prima volta non si dimentica(battutaccia, lo so.)

Molte persone erano ragazzini quando questi film sono iniziati a uscire, sono cresciuti con loro e ne hanno modellato l’immaginario. L’MCU è stato il loro imprinting. L’emozione di vedere per la prima volta quei personaggi in quel modo non si dimentica. Per questo, anche se i prossimi film Marvel Studios fossero perfetti, e magari vincessero una valanga di Oscar, non sarebbero affatto paragonabili nel vedere Capitan America che impugna Mijolnir e picchia Thanos e, più tardi guidare la carica degli eroi al grido di “Avengers uniti!” o la tristezza delle morti della Vedova Nera o di iron Man.

Occorrerà attendere che questa generazione sia vecchia, per rivedere qualcosa di simile.

Per tutte queste ragioni, signori e signore, quello che si conclude quest’anno è qualcosa che dovrà essere segnato in rosso sul calendario, e i cui effetti non possono essere previsti, nemmeno con la Gemma del Tempo.

La fine è parte del viaggio. Iron Man è morto, lunga vita all’MCU.



mercoledì 26 dicembre 2018

IL RITORNO DELLA SPADA DI GHIACCIO


IL RITORNO DELLA SPADA DI GHIACCIO



Scusate del ritardo di questo articolo, ma bentornati!

Oggi parleremo del seguito della Spada di ghiaccio, l’epica epopea che vide Pippo e Topolino (nell’inedita veste di spalla) affrontare il malvagio Principe delle nebbie nella dimensione dell’Argaar durante le feste di Natale.

Il Torneo dell’Argaar fu, in origine, pubblicato in due parti sul settimanale Topolino nei numeri  1464 e 1465 nel dicembre del 1983, proprio durante le feste come la prima storia di cui abbiamo parlato QUI.

La trama: è ormai passato un anno dalla loro prima avventura e Topolino e Pippo stanno preparando l’albero, ricordando le loro imprese. Usciti per fare le compere dell’ultimo minuto, si rendono conto che il vecchio Yor sta cercando di contattarli attraverso dei avvenimenti all’apparenza casuali,  (una scritta su di un cartellone, la sua immagine su di una palla appesa su di un albero).

A quel punto corrono da Minni irrompendo a casa sua, dove recuperano il Piatto degli Zoltan, il mezzo per attraversare le dimensioni con cui l’Uli Boz irruppe nelle loro vite, e che Minni utilizza come fioriera.

Dopo essere scomparsi davanti agli occhi di una stupita fidanzata, i due arrivano a destinazione, trovandola completamente cambiata: il villaggio dei pacifici Uli ha lasciato il posto a una megalopoli uscita da Star wars, al cui centro fa bella mostra la statua del Cugino di Alf (ossia Pippo) e dei suoi alleati.

Incontrato fortunosamente Boz, costui spiega tutto: la notizia dell’impresa di Pippo aveva girato per tutta l’Argaar, attirando visitatori e creando un flusso turistico che aveva portato soldi. Yor aveva condiviso con gli Uli alcune delle sue conoscenze, portando allo sviluppo della regione, il tutto in ben 222 anni! (il tempo scorre diversamente rispetto alla Terra).

All’improvviso, però, alcuni frammenti incandescenti piovono dal cielo: Boz ammette che c’è un grave problema in corso e li porta da Yor, che svela l’arcano. Costui li ha richiamati usando un oggetto chiamato Copricapo dei Mugh, capace di alterare la realtà e li ha attirati di nuovo perché c’è un grave pericolo: un antico vulcano si è risvegliato e minaccia la sopravvivenza degli Uli. L’unico modo per fermare la violenta eruzione è gettarci dentro un frammento di gherrotite un rarissimo minerale il cui unico esemplare conosciuto è nelle mani del dei Bedi, un popolo confinante, che sarà disposto a cederlo se il Cugino di Alf accetterà di essere il suo campione nel Torneo dell’Argaar, una sfida tra i vari popoli che si svolge ogni 400 anni. Pippo, dopo essere entrato in crisi per aver saputo di avere ben 222 anni in più sul groppone (!) accetta, insieme a Topolino, Boz e una loro vecchia conoscenza, il troll dei boschi Gunni Helm.

Inizia così una serie di sfide di coraggio e abilità: dalla caccia all’acculturato drago Zibibbo, a una esilarante(intendo letteralmente) gara di tiro con l’arco, fino alla sfida con l’inquietante Cavaliere nero, il torneo si concluderà con un colpo di scena che, davvero, non vi aspettate.

Questa seconda parte si dimostra all’altezza della prima, riuscendo a rinnovare la meraviglia del primo capitolo senza tradirlo ma aggiungendo nuovo tasselli a un mondo che si dimostra molto ricco e vario.

Non mancano, ovviamente, i momenti esilaranti (l’incontro col drago, la sfida finale la succitata gara di tiro con l’arco contro l’elfo), ma tutto è cosi ben amalgamato da non causare fastidio.

Il merito rimane tutto dell’insuperabile genio di Massimo de Vita che riesce a dare vita a una saga che non ha niente da invidiare a quelle più blasonate (e che, in qualche caso le supera pure? ;-) ).

Per oggi basta così, vi auguro un Buon Natale e un felice Anno Nuovo e vi do appuntamento al 2019!

Ancora AUGURI!!!

sabato 17 novembre 2018

IL MIO STAN LEE


IL MIO STAN LEE

Scrivo queste righe dopo aver meditato alcuni giorni sulla scomparsa di Stan Lee.

 
Alla fine ho deciso che non farò il racconto della sua vita, o della infinita diatriba con Jack Kirby o Ditko sulla paternità dei personaggi su cui hanno lavorato o sul metodo Marvel. Per quello hanno già pensato un sacco di persone più in gamba di me. 
Io racconterò quello che per me ha rappresentato quest’uomo e il suo lavoro, nel bene e nel male, prima che diventasse per i più giovani “quel tipo che compare in tutti i film”.
Stan Lee era riuscito a diventare una icona, un personaggio come quelli da lui creati.
Era riuscito (con intelligenza) a ritagliarsi la parte del nume tutelare della Marvel e, allo stesso tempo una specie di “marchio di qualità”. Era il tizio sorridente che vedevo spuntare ogni tanto qua e là, nei redazionali o nei commenti, o che posava con il manichino dell’uomo ragno, era quello che, nei volumi di ristampe Marvel Masterworks descriveva come aveva creato quel personaggio o quel villain (per poi contraddirsi la volta dopo. Lui sembra fosse fatto così).
Come tutte le persone longeve e ancora attive era diventato “scontato”, nel senso che faceva parte del mondo esattamente come l’aria: c’era già quando mio padre era giovane, c’era quando ero nato, era sempre stato lì, ed era finito per diventare un simbolo più che una persona e quindi, come tutti i simboli, immortale.
E quando invece un simbolo scompare, rivelando la sua fragilità umana è, per forza di cose, uno shock. Una seconda perdita dell’innocenza. Non ci sarà nessun colpo di scena, nessuna entità cosmica a riportarlo indietro. Non si può viaggiare nel tempo con la macchina del Dottor Destino per cambiare il passato. In questo universo il tempo va sempre avanti non si torna indietro.
La morte di Stan Lee, alla fine, è questo, almeno per me: la fine di una lunga adolescenza, di un’epoca fatta di eroi tragici e umani, di cattivi altrettanto umani e convinti di essere vittime.
Ti costringe a venire a patti con la tua età e con i tuoi limiti. Una specie di “memento mori” nerd.
Lascia dietro di sé come eredità una nuova mitologia, archetipi rimasticati ma, allo stesso tempo, nuovi.
Riposa in pace Stan,
uno dei tuoi tanti Veri Credenti.

lunedì 12 novembre 2018

GOODBYE STAN

GOODBYE STAN


                                             R.I.P. STAN "IL SORRIDENTE" LEE

                                                                   1922-2018




lunedì 13 agosto 2018

ZAGOR CONTRO SAURON


ZAGOR CONTRO SAURON



Bentornati! Sperando che siate tutti in ferie oggi allieterò la vostra pennichella sotto l’ombrellone con una storia particolare, che mischia western, fantasy e, volendo, un pizzico di horror.

Mooolti, ma mooolti anni fa, quand’ero ancora bambino, mi regalarono un albo di un personaggio che avevo solo sentito nominare: Zagor. Proprio quello, Lo spirito con  la scure, che viveva in una palude fittizia con un messicano pavido e bulimico, senza peraltro che nessuno gridasse alla coppia gay, (ahah).

Comunque, quell’albo era solo la seconda parte di una storia in tre albi  e l’albo in questione era Il signore nero, mentre quelli mancanti si intitolavano Il teschio di fuoco e L’orda del male.

Per fortuna gli altri due riuscii a farmeli prestare da un conoscente anni fa così, a grandi linee, posso ricostruire l’intera saga.

Zagor riceve un pacco da un suo amico, Pierre, un trapper canadese che ora dirige un emporio. Il pacco contiene un libro scritto con un alfabeto indecifrabile e, allegato, c’è una lettera del trapper che lo informa di averlo trovato in soffitta dopo averlo ereditato dal nonno e che da quando l’ha aperto si sente preso da un terrore indefinibile.

I due lo aprono e, poco dopo si scatena un temporale.

Quella notte stessa una creatura malefica, una specie di goblin con la coda, ruba il libro sotto lo sguardo terrorizzato di Cico, la spalla di Zagor.

L’eroe , svegliato dalle urla, rimane scettico riguardo al ladro, ma decide l’indomani di partire per andare a trovare l’amico.

Che trova morto e ridotto a uno scheletro.

Perquisendo la casa in cerca di indizi, trovano il suo diario, che sembra pieno delle farneticazioni di un folle, e indica la strada per un luogo chiamato Golnor, da cui dovrebbe provenire il libro.

All’improvviso scoppia un incendio e i due amici si mettono al sicuro appena in tempo osservando, sbigottiti, un teschio infuocato apparire tra le fiamme della casa.

Decisi più che mai a venire a capo della faccenda, si mettono in cammino, per poi arrivare al luogo indicato, che sembra essere perfettamente normale, fin quando una nebbia li circonda e si trovano in una terra simile, ma sottilmente diversa dalla precedente.

Qui vengono minacciati da un essere incappucciato che si fa chiamare Mord, e poi attaccati dagli esseri malefici simili al ladro del libro, ribattezzati Troll( che ricordano più goblin ma, nel folklore, il reale aspetto di un troll varia da leggenda a leggenda, da gigante a nano, quindi non rompete!).

Vengono salvati all’ultimo minuto da una specie di Conan biondo che li porta al sicuro accanto a delle rovine, tabù per i troll.

Egli si chiama Galad, e fa partire lo spiegone per i due amici (e il lettore).

Il libro che cercano si chiama Libro del tempo, ed è un manufatto che, una volta letto fino alla fine, darebbe un potere assoluto (ma va?).

Era una volta custodito da un mago Elchin, ma dalle profondità della terra un malvagio, chiamato Il signore oscuro, fisico da palestrato e volto nascosto da un cappuccio, era sorto per prenderlo.

Allora c’erano tre razze a Golnor: i Riol, guerrieri a cui appartiene Galad, i pacifici Parvol, ‘na specie di hobbit disegnati male, e i troll.

Usando i suoi poteri e l’aiuto di Mord lo stregone (quell’altro incappucciato ma con la tunica), sterminò i Riol, con l’eccezione di Galad e di una ragazza, Lara, che vennero nascosti da Elchin.

I troll guidati da Mord, però, li trovarono e rubarono il libro e presero la ragazza, mentre Mord sconfiggeva Elchin.

A quel punto, però, i Parvol s’incacchiarono e presero d’assalto il castello del cattivo, costringendolo alla fuga e facendogli perdere il libro. Che fu trovato da un elfo (nella versione elisabettiana di “spiritello fanciullo dei boschi”, non quella cazzuta tolkieniana).

Costui inavvertitamente lo usò per entrare nel nostro mondo per poi farne perdere le tracce fino a quando non arrivò nelle mani del nonno del defunto Pierre.

A questo punto Galad porta Zagor e Cico dai Parvol, che rimangono stupiti soprattutto da Cico e dai sui baffi (visto che loro non hanno peli sulla faccia).

Qui convincono questi esseri a scendere di nuovo in guerra, ma un maleficio di Mord fa cadere tutti i simpatici Parvol in un sonno profondo senza risveglio.

Tutti tranne uno: Panko, un Parvol scorbutico e solitario che, grazie a un amuleto, è riuscito a evitare la fine degli altri. Costui rivela che Elchin non morì, non essendo in grado Mord di ucciderlo, ma lo mise in stasi e lo rinchiuse in una grotta mettendoci a guardia LA BESTIA, un mostro spaventoso e invincibile.

Ma i nostri eroi non si lasciano intimorire(bé, a parte Cico…), e partono alla volta della grotta, seguiti in un secondo tempo da Panko.

Arrivati, incontrano il famigerato mostro: una specie di varano MOLTO gigante (tipo autotreno) con un corno in mezzo alla fronte.

Dopo una dura lotta, e grazie all’amuleto di Panko che rende immateriali, riescono a sconfiggerlo e a liberare Elchin dal suo sonno.

Il mago, però è troppo debole e non accompagnerà i nostri eroi nel loro viaggio, non fisicamente almeno, però diverrà una specie di guida e sentinella, aiutandoli a intercettare i troll con il Libro del tempo.

Dopo una dura lotta Zagor avrà la sua vendetta, uccidendo il troll responsabile della morte del suo amico, e riprendendo il libro.

Questo permette a Elchin di riacquistare il pieno potere e di sbaragliare i troll.

Mord, lo stregone, percepisce immediatamente l’accaduto, e avverte il Signore nero, che raduna un’armata di scheletri (tipo Armata delle tenebre, più o meno), e si lancia contro i nostri eroi.

La lotta è dura perché gli scheletri sono pressoché invincibili, ma Elchin, con un incantesimo li fa inghiottire dalla terra da cui erano sbucati.

La vittoria, però, ha un costo altissimo: Zagor viene ucciso dal Signore nero! Proprio così! L’eroe protagonista principale della testata defunge! Nei piani alti della Bonelli ci saranno stati numerosi infarti nel vedere quella scena! :-D .

Comunque non disperate: Elchin riuscirà a far risorgere il nostro eroe, a un prezzo altissimo, però: dare il libro ai malvagi.

A malincuore accetta e Zagor torna in vita. Costui, non appena saputo cosa è successo incita gli altri ad andare a riprendersi il Libro del tempo.

E così inizia la sfida finale. Mentre il signore nero legge il libro, pagina dopo pagina, il gruppo entra nel castello affrontando gli incantesimi di Mord che li mettono uno contro l’altro, mentre lo stregone affronta il mago Elchin che, con un clamoroso colpo di scena (che non viene approfondito), svela di esserne il fratello.

Tutto sembra perduto, ma Zagor riesce a tornare in sé e fa tornare alla ragione anche Galad che, con un altro colpo di scena ritrova Lara la sua compagna di un tempo, tenuta prigioniera nel castello dei malvagi.

Lo spezzarsi dell’incantesimo aiuta Elchin a sopraffare il fratello e, a malincuore, ucciderlo.

Ma non è finita. Il gruppo corre dal Signore nero e lo attacca prima che egli possa finire di leggere il libro.

Dopo un breve duello Galad lo uccide e sconfigge il male e, guarda caso, dopo un istante il castello inizia a crollare e i nostri scappano appena in tempo (che culo, eh?).

Altro colpo di scena! Sotto il castello si apriva il Pozzo senza fondo, l’unico luogo dove poteva essere distrutto il libro. Elchin ve lo getta e tanti saluti.

Dopo i ringraziamenti di rito tutti si salutano e Zagor e Cico si ritrovano nel nostro mondo, storditi e confusi, indecisi se pensare se sia stato tutto un sogno oppure no.

Allora, non sono mai stato un lettore di Zagor, ma dal poco che so l’idea di base non era male, e si sposava abbastanza con alcune delle storie del personaggio (che affronta anche alieni nel corso degli anni, perciò…). La messa in opera, però, risente di molti cliché e, a parer mio, poteva essere sviluppata un po’ di più, magari con un albo aggiuntivo (tipo la parentela tra Mord ed Elchin, tanto per dirne una).

Inoltre il disegnatore, Franco Donatelli, non sembra molto a suo agio col genere e questo si vede nel design di alcune creature.

Per aspettare una vera saga fantasy in Bonelli dovremmo aspettare parecchi anni con l’arrivo di Dragonero, ma è un discorso che esula da questo articolo

Ah, dimenticavo, vi avevo parlato di horror, all’inizio, vero? Bene, lo scrittore della saga è un certo Tiziano Sclavi, che qualche anno più tardi diventerà famoso per aver creato un certo indagatore dell’incubo inglese con l’assistente sosia di Groucho Marx. Non so se ne avete mai sentito parlare.

Per oggi è tutto ci rivediamo alla prossima e buone vacanze!

lunedì 23 aprile 2018

IL GUANTO DELL’INFINITO


IL GUANTO DELL’INFINITO

 



Ormai ci siamo. Manca poco e fra qualche giorno potremo vedere l’arrivo di Thanos sulla Terra ne Avengers: Infinity war.
Per prepararci al meglio oggi daremo un’occhiata alla miniserie che ha ispirato il film: Il guanto dell’infinito!
Pronti? Andiamo!
L’originale miniserie fu pubblicata a puntate nel 1991 per 6 numeri (senza contare i vari rimandi ad altre serie, i cosiddetti fill-in) e fu orchestrata da Jim Starlin per i testi e da George Pérez ai disegni, fino al numero 4 per poi lasciare a causa dello stress causato dalla mole di lavoro. Dal 5 subentrò Ron Lim.
La serie, in realtà, fu preceduta da un’altra miniserie The Thanos quest, dove si narra come il Titano pazzo riesca a mettere le mani sulle Gemme dell’Infinito.
Fu la prima parte della cosiddetta Trilogia dell’Infinito, a cui poi seguirono La guerra dell’Infinito e la Crociata dell’Infinito (di cui, però, non parleremo).
Per molti è una delle migliori saghe mai pubblicate dalla Marvel. Ed è così.
Ma di cosa parla?
In pratica la personificazione della Morte resuscita Thanos, dandogli un compito:  dato che, secondo lei, l'equilibrio dell'universo sarebbe sbilanciato dalla troppa vita, Thanos dovrà uccidere la metà degli esseri senzienti di tutto l'universo.
Il titano però è innamorato della Morte e ritiene che se fosse un suo pari lei lo degnerebbe di rivolgersi a lui di persona (mentre invece lo fa tramite servitori). Perciò la convince a lasciargli usare il Pozzo dell'Infinito, che gli permette di localizzare le sei Gemme, che sono in mano a 6 Antichi dell’universo (esseri che hanno scoperto il segreto dell’immortalità), dicendo che lo aiuterebbero a svolgere meglio il suo compito.
Thanos, usando astuzia e crudeltà, riesce a impadronirsi delle Gemme e torna trionfante dalla Morte che, però, ora lo considera addirittura superiore a lei, e perciò continua a non rivolgersi  lui di persona (un due di picche cosmico, in pratica).
Tutto ciò è raccontato in The Thanos Quest. Ed è da qui che inizia Infinity Gauntlet.
 
Arrabbiato per il rifiuto di Morte e consigliato dal demone Mefisto (che spera di mettere le mani sulle gemme), Thanos mette le Gemme sul suo guanto creando così il famoso artefatto e, con uno schiocco di dita cancella metà della vita nell’intero universo, compresi molti eroi come tutti i Fantastici 4, Devil e parte degli X-men.
 
Poi crea un planetoide-trono da cui farsi bello per la sua “amata”, mostrando alcuni suoi trofei: suo fratello Eros, alias Starfox, senza più la bocca e la sua sedicente nipote Nebula (che diventa figlia adottiva nei film) ridotta a una specie di zombie.
Quello che non sa è che Silver Surfer (in precedenza sconfitto da Thanos), insieme ad Adam Warlock è arrivato sulla Terra per avvertire gli eroi di quello che sta accadendo.
Intanto un gruppo di entità cosmiche (Galactus, Eon, Eternità, ecc.) compare davanti a Thanos: hanno percepito ciò che ha fatto e sono arrivate a fermarlo. A loro si uniscono Morte e Mefisto, cosa che fa infuriare Thanos che congela il tempo.
 
 
 
Arrivano gli eroi (gli Avengers, Hulk, Dottor Strange, Namor, Wolverine,  Wolverine e Ciclope, perfino Destino ), che però vengono sconfitti facilmente uno a uno e nei modi più disparati (per esempio tramutati in pietra o rivoltando contro i loro stessi poteri). Tutto ciò fa parte del cinico piano di Warlock: gli eroi sono solo un diversivo, mentre poco lontano c’è in attesa Silver Surfer che aspetta il momento propizio per sfilare il guanto dalla mano di Thanos.
Il momento arriva ma, purtroppo, il titano se ne accorge e manda in fumo il piano, poi assurge a una forma incorporea, deciso a evolversi a uno stadio di esistenza superiore, deciso a sostituirsi a Eternità, personificazione dello stesso creato.
Però, così facendo, lascia il suo corpo incustodito e permette a Nebula di rubargli il guanto e reclamarlo per sé, depotenziando Thanos ed esiliandolo nello spazio.
Salvato dal Dottor Strange su richiesta di Warlock, viene trasportato all’interno della gemma dell’anima dove Warlock gli rivela che la causa della sua sconfitta, in realtà è dovuta al fatto che Thanos, dentro di sé sapeva di non essere degno del potere del guanto.
Colpito dalla rivelazione Thanos accetta di aiutarlo a strappare il guanto dalla mano di Nebula.
Usando un trucco e l’attacco combinato delle Entità cosmiche il piano riesce e Nebula viene fermata e ridotta in uno stato vegetativo.
Per evitare il carcere Thanos, apparentemente, si suicida con una esplosione, mentre Warlock reclama per sé il guanto, con disappunto di tutti.
Due mesi più tardi Warlock compare su di un pianeta senza nome dove trova Thanos, ancore vivo, che si è ritirato a fare il contadino e a meditare, giurando di aver lasciato perdere la ricerca del potere.
La storia ha un respiro epico dall’inizio alla fine (tipo quando Capitan America affronta da solo Thanos, ultimo degli eroi rimasti in piedi, e riesce a colpirlo, prima che l’altro gli distrugga lo scudo fino ad allora indistruttibile), dando tempo alla narrazione di crescere in intensità e pathos per prepararsi alle botte vere e proprie, anche se, alla fine, i supereroi hanno un ruolo più di spalla rispetto al vero antagonista di Thanos, Adam Warlock, forse la migliore creazione di Starlin, mai così cinico, calcolatore e, allo stesso tempo, umano.
E anche Thanos ne esce, per assurdo, più umano e non solo la macchina di distruzione di massa che era stato finora.
Per questo si può perdonare qualche caduta di stile (tipo Terraxia, la moglie che Thanos si crea apposta per far ingelosire la Morte, senza funzionare, per altro).
Un plauso a George Pérez che qui è al suo meglio (non me ne vogliano i fan di Lim), con disegni che catturano subito l’immaginazione e scene di massa che riuscirà a riproporre solo diversi anni dopo, quando disegnerà il mitico crossover Avengers/Justice League (mito!)
Insomma, una saga cosmica nel vero e più completo senso del termine, come se ne vedono poche.
Spero che l’articolo vi sia piaciuto e che il film sia all’altezza delle aspettative. A presto!

sabato 7 aprile 2018

Spaghetti Marvel parte 2


Spaghetti Marvel parte 2


Bentornati!

Come ho scritto la volta scorsa, molti di voi forse non sanno che, nel 1996, l’Italia fece la sua prima apparizione nei fumetti Marvel.
Marvel Italia pubblicò una miniserie in 4 numeri (più il numero 0) chiamata  Europa, dove venivano pubblicate due miniserie su supereroi creati, appunto, aldiquà dell’Atlantico.
Le serie in questione erano Gemini e Euroforce.
Della prima abbiamo già parlato qui, della seconda, Euroforce, creata da Xavier Marturet e Paco Diaz Luque, parleremo oggi.

 
La squadra di Euroforce venne creata, come la prima, sotto l’egida dello SHIELD ma, a differenza di Gemini, questa era formata da professionisti con superpoteri o alto addestramento.
All’inizio c’è Euromind, divisa in due parti: Eurolab, la divisione scientifica e Task Force, la squadra di pronto intervento.
A far parte di Eurolab ci sono Key, tedesco, leader e ingegnere; Danger, danese, mutante capace di generare bio-elettricità e costantemente chiuso nella sua tuta; Deep sight, inglese, cyborg; Nuage, francese, mutante capace di telepatia, empatia e psicometria; infine Picaro, spagnolo, mutante capace di generare un campo di forza.

 
Nella Task force ci sono Michele Argento, nome in codice soltanto Argento, ex carabiniere ed ex GIS, esperto di armi e infiltrazione. Nel corso della serie svilupperà misteriosi poteri di probabile origine mistica (tra cui teletrasporto e chiaroveggenza); Dragonfly, forse danese, soldato addestrato, leader della squadra; Blue condor, mutante, forse tedesca o austriaca, capace di aumentare la forza; Iceboy, l’unico “straniero” essendo canadese, anche lui militare addestrato; Tiger, francese, con pelle impenetrabile;
Il loro direttore è Francois Borillon, ex militare ONU e militare di lungo corso.
La storia inizia quando la Task force indaga sul probabile schianto di un UFO. Qui vengono attaccati da un trio di tizi equipaggiati con superarmature ispirate a quelle dei samurai giapponesi e che si fanno chiamare I signori della guerra. questi ammazzano Dragonfly e Blue condor e catturano Ice boy.
Tiger e Argento si salvano in quanto l’italiano di punto in bianco scopre di avere di potersi teletrasportare, senza sapere come ha fatto.
Contemporaneamente, a Eurolab viene impedito di investigare su un misterioso caso. Disobbediscono agli ordini e allora vengono tutti incastrati per omicidio.
I superstiti della Task force e di Eurolab si uniscono e si soprannominano Euroforce e iniziano a indagare, scoprendo la corruzione agli alti livelli dell’organizzazione che risulta in combutta nientemeno che con l’AIM.
Dopo un feroce scontro in un laboratorio AIM dove trovano Iceboy trasformato in un mostro e dove sconfiggono i Signori della guerra, inscenano la loro morte e “spariscono dai radar”.
Da una località segreta in Spagna e con la complicità di Borillon, unico a credere in loro, organizzano le loro mosse per sconfiggere la corruzione in Euromind.
La serie originale finisce qui. Non si saprà mai se e come ci sono riusciti, e se hanno perso o acquistato nuovi membri. Inoltre rimane aperta la questione Argento: di che natura sono i suoi poteri? E perché si sono manifestati adesso?
A parte questo la serie è molto più “solida” e piacevole da leggere, e i protagonisti sono più godibili e credibili rispetto a quelli proposti da Gemini.
Ma, rispetto ai “gemellini” italiani questa non è la fine per Euroforce. Nossignore.
Nel 2014, nella serie Avengers world , durante una missione sotto Velletri, nella Città dei morti, piena zeppa di morti risvegliati da Morgana Le Fey, alcuni membri dei Vendicatori ricevono l’inaspettato aiuto della rinata Euroforce.

 
A guidarla ora c’è il Cavaliere nero e tra i membri se ne vede solo uno di quelli originali, Tiger. Gli altri sono l’italiano Sliver (Franco Fibbri. Fibbri? Ma davvero? Non commento.), ex calciatore,  il polacco Baby Killer, la francese Swordwoman, figlia dello Spadaccino, e la spagnola Tumult.
Successivamente, quando il Cavaliere nero finirà nell’universo chiamato Weirdworld, ritornerà Key a prendere il comando.






Questo è tutto. Euroforce ha avuto miglior fortuna di Gemini, alla fine, anche se rimane una squadra di serie b rispetto ai “pesi massimi” ufficiali come Avengers, X-men e Fantastici quattro.
A me non dispiacerebbe vedere almeno una nuova miniserie su di loro. E a voi?

domenica 25 marzo 2018

Spaghetti Marvel parte 1


Spaghetti Marvel parte 1

 
Bentornati!

Molti di voi forse non sanno che, nel 1996, l’Italia fece la sua prima apparizione nei fumetti Marvel.

Cosa vuol dire? Adesso ve lo spiego.

La allora appena nata Marvel Italia pubblicò una miniserie in 4 numeri (più il numero 0) chiamata  Europa, dove venivano pubblicate due miniserie su supereroi creati, appunto, aldiquà dell’Atlantico.

Le serie in questione erano Gemini e Euroforce.

La prima, creata da Francesco Meo e Fabrizio Ugolini, presentava la prima squadra di supereroi Marvel italiani… più o meno.

L’antefatto: un ex militare inglese, ora in forza allo SHIELD, sviluppa un procedimento per creare supereroi in serie sfruttando una misteriosa forza extradimensionale.

Il risultato non è dei migliori. Il meta- impulso scatenato coinvolge un ospedale dove la maggior parte delle persone (tra pazienti e personale) o muore o viene trasformato in orribili mostri disumani. Solo 5 neonati sembrano sopravvivere.

L’inglese ne adotta uno, e restituisce gli altri quattro alle rispettive famiglie o dati in adozione, ma tenendoli sempre d’occhio.

Quando, anni dopo, i cinque sviluppano superpoteri, vengono riuniti a formare una squadra antiterrorismo chiamata Gemini.
 

Ne fanno parte Front(Gabriel), il figlio adottivo di Edwing Caine, l’inglese, dotato di un totale controllo del proprio metabolismo che gli permette di fare sforzi sovrumani e di sopravvivere a una pistolettata in pieno volto. Inoltre alimenta una pistola dotata di I.A. REVO, capace di creare al momento e sparare ogni tipo di munizione. È il capo del gruppo;

Balance(Debora Crovi), l’unica totalmente italiana, dotata di spaventosi poteri mentali(telecinesi, ecc.) e addestrata all’uso delle armi. Inoltre possiederebbe una specie di potere chiamato tecnocinesi che le permetterebbe di controllare la tecnologia;

 
 
 
 
 
 
Grip e Suede: due fratelli che più diversi non si può. Il primo è moro e sembra una specie di Wolverine dotato di artigli psicocinetici, ma più stronzo. Inoltre è dotato di uno speciale “artiglio mentale” che gli permette di controllare un avversario alla volta. Suede, invece, è biondo e più solare. Letteralmente. Può trasformarsi in plasma vivente diventando così una specie di torcia umana.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
L’ultima si chiama Mandala, e sembra avere origini mediorientali. Può creare dei varchi spaziotemporali che chiama “mandala di tenebra” che le permettono di teletrasportarsi dove vuole e creare buchi addosso ai nemici che risucchiano loro le energie(ahia!).

Supervisionati dallo scettico agente Lancelot dello SHIELD, combattono contro l’organizzazione terroristica Alba Nera, attirando l’attenzione del giornalista d’inchiesta Carlo Paci.

Successivamente Front scoprirà una verità incredibile: lui e i suoi compagni, al tempo, erano morti anche loro nell’ospedale internazionale. Caine aveva inavvertitamente liberato una entità chiamata Nosferath che si era incarnata in un bambino ribattezzato Child One. Nosferath aveva concesso a cinque bambini di tornare in vita con una frazione del suo potere, in cambio delle cure di Caine e della sua assistente, fino al suo completo sviluppo.

Caine, però, ingannò l’entità, la mise in stasi e la imprigionò nei sotterranei della base, tenendosi i bambini.

Sconvolto, dopo una lite spara al suo padre adottivo e scappa, non sapendo di aver, in realtà, sparato a un LMD (Live Model Decoy), una copia, che i MarvelFan ben conoscono.

Ricercato come traditore si scontrerà con i suoi ex compagni e rimedierà una pistolettata in faccia che avrebbe potuto ucciderlo, se non fosse stato per i suoi poteri. Nascosta la ferita con una maschera d’oro, va alla ricerca delle sue vere origini, trovando la tomba di sua madre e anche Mr. Illusion, un illusionista da quattro soldi che, anni dietro, fu investito anche lui dall’energia extradimensionale acquisendo il potere di rendere reali le sue illusioni e che, allo stato attuale, è diventato un pedina di Nosferath che si sta risvegliando, e pure parecchio incazzato.

Dopo un veloce incontro con Iron man, che non lo cattura, riconoscendo in lui le qualità di un eroe, Front ritorna alla base, giusto in tempo per farsi lanciare in orbita insieme alla struttura da Nosferath, ora del tutto sveglio, grazie anche al tradimento dell’assistente di Caine, trasformata nella potente e servile Alma Matrix.

Costei, insieme a Caine, morirà per mano del demone. I cinque supereroi e Mr. Illusion verranno bastonati alla grande dal nemico, deciso a riprendersi il suo potere.

A salvarli ci penserà il Viaggiatore, un alieno reincarnatosi nel corpo di una vittima di mafia. Il Viaggiatore non è altro che uno dei carcerieri di Nosferath, che riuscirà a esiliarlo di nuovo. Dovrebbe eliminare anche i cinque Gemini ma, forse grazie alla sua parte umana, li lascerà vivere, tornandosene tra le stelle.

Nel finale Carlo Paci, il giornalista, si ritrova tra le mani i file consegnatigli da Front con la verità sul progetto Gemini. Se li divulgasse sarebbe la fine di tutto, ma anche lui decide di dare ai 5 ragazzi una possibilità (bastardelli fortunati!).

La storia di per sé non è male. Il suo vero difetto, se vogliamo, è che… non c’è italianità in tutto questo.

Potrebbe essere ambientata tranquillamente in qualsiasi parte del globo. L’idea di far coinvolgere un “ospedale internazionale” in modo da aver un gruppo multietnico è un po’ “meh”.

Non voglio passare per razzista ma, soprattutto 22 anni fa, se si voleva avere dei supereroi italiani, sarebbe stato meglio far loro avere delle radici, una storia più radicata in Italia invece che limitarsi a esserci nati.

Che poi, fossero stati figli di immigrati o di coppie miste, per me sarebbe andata bene comunque. Non ne faccio una questione di etnia ma, a parte operare in Italia, nessuno di loro sembra avere quel particolare feeling con il paese in cui operano per poter far scattare l’empatia con il pubblico.

Non pretendevo un Capitan Italia, una Pizzagirl, o un Dr. Mandolino, però sono troppo americanizzati per essere credibili.

Tant’è vero che, con il mio gruppo stiamo portando avanti una campagna di GDR incentrata su supereroi made in Italy dove il fattore Belpaese si sente eccome (a volte pure troppo :-) ).

Per oggi finiamo qui. La prossima puntata parleremo di Euroforce che ha avuto un’altra storia.

Alla prossima!