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domenica 18 aprile 2021
PALEORECENSIONI: JUSTICE LEAGUE 1979
PALEORECENSIONI: JUSTICE LEAGUE 1979
Bentornati!
Ora, tutti stanno a fare i fighi commentando e recensendo la director’s cut di Zack Snyder Justice League, però noi di Cronache del necchio nerd (noi nel senso di plurale maiestatis, visto che sono solo io), rimanendo fedeli a noi stessi vi proponiamo la paleorecensione di una vera chicca: la Justice League del 1979!
In realtà non si chiama così e non è un vero e proprio film da cinema, ma uno speciale tevevisivo in due parti trasmesso sul canale statunitense NBC il 18 e 25 gennaio 1979 chiamato Legends of the Superheroes.
È basato sulla serie animata dei Superamici (ve la ricordate?) della premiata ditta Hanna-Barbera ed è interessante perché riunisce tre membri del cast dello storico telefilm di Batman del ‘66, ossia Adam West (Batman), Burt Ward (Robin) e Frank Gorshin (L’Enigmista) nei loro rispettivi ruoli. (A proposito, di recente su Rai 4 ripropongono l’itera serie. Dategli un’occhiata.)
La prima parte, chiamata The Challenge, si apre con la Legione del Destino riunita in un’isola sconosciuta intenti a pianificare il dominio del mondo. Sono presenti Solomon Grundy, Sinestro, il Dottor Sivana, Mordru, Giganta, l’Enigmista e il Mago del Tempo. Poi ci si sposta al Palazzo della Giustizia dove la JL nelle persone di Batman, Robin, Flash, Lanterna verde, Black Canary, Cacciatrice, Hawkman e Capitan Marvel, festeggiano il pensionamento di un poco lucido supereroe, Scarlet Cyclone (creato apposta per lo show).
La festa viene interrotta dalla Legione del Destino che annuncia di aver nascosto in un luogo segreto una bomba, e gli eroi devono seguire degli indizi per trovarla. In realtà è tutto un piano della legione per indurre gli eroi a bere una pozione creata da Mordru. Nonostante perdano i poteri, riescono a fermare la legione, disinnescare la bomba e ottenere di nuovo i loro poteri.
La seconda parte si chiama The roast e, in pratica, si tratta di una serie di sketch che coinvolgono i supereroi come una intervista alla coppia felice Atom e Giganta (!) e la presentazione del nuovo supereroe di colore Ghettoman (!!!). (Cosa che, a farlo oggi provocherebbe il rogo degli studi televisivi da parte dei manifestanti. All’epoca sembrava solo una cosa simpatica. E lo dice uno che odia l’eccesso di politically correct.)
In conclusione è uno show simpatico, chiaramente ispirato, come ho scritto all’inizio, ai cartoni animati dei Superamici, quindi più indirizzato ai più piccoli.
Quindi, lo dico per i fan DC dell’ultima ora cresciuti a pane e Christopher Nolan o Zack Snyder, non scandalizzatevi se troverete scene come quella di Lanterna Verde che incontra Sinestro travestito da zingara che legge la mano (!) oppure Batman e Robin appiedati alle prese con un rivenditore d’auto.
Gli effetti speciali sono chiaramente di altro livello rispetto a quelli odierni, non solo per motivi tecnici ma anche per il budget non altissimo.
Però, se siete fan DC o dei fumetti in generale, non eviterei di dare una occhiata su youtube per recuperare le varie clip, anche solo per curiosità.
Se siete curiosi potete vedere alcune clip
QUI
QUI
QUI
Alla prossima!
domenica 15 dicembre 2019
PALEORECENSIONE: STARCRASH, LO STAR WARS ITALIANO
PALEORECENSIONE:
STARCRASH, LO STAR WARS ITALIANO
Bentornati! In attesa dell’ultimo capitolo della saga
di Guerre stellari, oggi voglio parlarvi di una pietra miliare della fantascienza
italiana, ovvero Starcrash – Scontri
stellari oltre la terza dimensione! Non potete dirvi dei nerd se non
l’avete mai visto.
Uscito
nel ’78, sfruttò l’onda del successo di guerre stellari, anche se
il regista Lewis Coates (ossia
l’italianissimo Luigi Cozzi), sostenne che l’idea era antecedente all’uscita
del film di Lucas.
Comunque sia si
tratto di una produzione importante per la cinematografia italiana, girata negli studi di Cinecittà, mentre
alcuni esterni furono girati in Marocco
e Tunisia.
Tanto per farvi
capire furono ingaggiati John Barry
(compositore delle colonne sonore di diversi 007) per la colonna sonora e
nientepopòdimenoche Christopher Plummer
(Tutti insieme appassionatamente. Evidentemente
doveva finire pagare il mutuo) nel ruolo dell’imperatore. E devo segnalare
addirittura David Hasselhoff in uno dei suoi primissimi ruoli e Nadia Cassini (chi se la ricorda?) nel
ruolo della Regina delle Amazzoni.

Però, sorpresa!
L’Imperatore in persona li libera e li recluta per andare a cercare le navette
di salvataggio della nave imperiale abbattuta, su cui era imbarcato anche suo
figlio, il principe.
Quindi i due
avventurieri, accompagnati dal poliziotto dalla faccia verde Thor e dal robot pistolero Elle iniziano a girare per i pianeti
delle Stelle proibite, incontrando Amazzoni alleate col conte e che comandano
robot giganti, pianeti gelati e trogloditi cannibali, e anche traditori e rivelazioni,
fino a ritrovare l’unico altro superstite della spedizione che poi si rivelerà
il figaccione principe scomparso, Raima,
che salva Stella dai cannibali, per poi aiutarla nella battaglia finale con il
conte.
Non vi spoilero il
finale, né altri colpi di scena perché il film VA VISTO. Assolutamente. Ma non perché sia un capolavoro ingiustamente sottovalutato, ma perché è
davvero, davvero, ai limiti del trash, con buchi di trama grossi come buchi
neri, dialoghi scritti con i piedi e, in generale una messa in opera talmente,
talmente… TALMENTE TALE che, più ci
penso, più mi convinco che l’hanno fatto
apposta così.
Dal costume fetish di
Stella, alla non spiegazione dei
poteri di Akton che, diciamocelo, poteva affrontare l’intera avventura da solo,
bendato e con le mani legate, alla recitazione da cani dei comprimari, ai robot
animati a passo uno, tutto contribuisce a renderlo assolutamente unico.
Ma, credetemi, questo film nasconde anche diverse
genialate che andrebbero copiate anche da produzioni più importanti, tipo la fortezza spaziale del conte a forma di
mano artigliata che si chiude a pugno quando viene attaccata(!), oppure la versione spaziale dei “maiali”, ovvero dei
Siluri a Lenta Corsa, quei mini sommergibili a forma di siluro che vennero
usati dalla Marina Italiana durante la II Guerra Mondiale per fare atti di
sabotaggio alle navi nemiche. Quella è davvero una figata! (Per altre
informazioni cliccate su questo link)
Ovviamente,
all’uscita nelle sale tutta questa genialità non fu recepita, e il film fu
stroncato, sia in Italia che all’estero. Forse anche complice il cambio del
distributore, dalla American
International Pictures, che si defilò, non appena visto il prodotto, alla
New World Pictures. Poi, come spesso succede, acquisì popolarità e in parte
rivalutato.
Se riuscite a trovare
il dvd è meglio, altrimenti cliccate QUI.
Per ora è tutto! Vi
auguro Buon Natale e alla prossima!
lunedì 27 maggio 2019
PALEORECENSIONE: KRULL
PALEORECENSIONE:
KRULL
Un’enorme roccia viaggia nello spazio verso un pianeta simile alla Terra. Sembrerebbe un comune asteroide, ma non lo è: a una estremità ha una cupola di un materiale sconosciuto e, quando atterra sul pianeta, lo fa come lo farebbe un’astronave.
Benvenuti a questa ennesima paleorecensione! Oggi esamineremo un
piccolo gioiello semidimenticato della Science
Fantasy, ossia del peccaminoso incrocio di Fantasy e dì Fantascienza: Krull, del 1983.
Un film che, nonostante gli anni, rimane
abbastanza godibile e originale.
Tra gli attori spicca tal Ken Marshall, che ebbe un fugace
successo anche in Italia negli anni ’80 quando interpretò Marco Polo nell’omonimo
sceneggiato, pardon, fiction della Rai.
E, inoltre, c’è anche un giovane Liam Neeson nei panni del bandito Kegan(ma
quanti film ha fatto, quest’uomo? E poi dicono di Samuel L. Jackson)
Quelle
che ho descritto all’inizio sono le prime scene del film,
che ci viene presentato così senza altre spiegazioni. Quelle arrivano dopo, da
una voce fuoricampo, che scopriremo poi appartenere a Ymyr il Vecchio.
Costui ci informa prima che il pianeta
dove si svolge la vicenda si chiama Krull,
di chiaro stampo medievale, e che la roccia con la cupola, altro non è che la
dimora di un crudele tiranno spaziale chiamato semplicemente Il Mostro (The Beast, in originale.
Perché perdere tempo con nomi che annodano la lingua se sei il male incarnato?),
che comanda orde di soldati chiamati Massacratori
che, ovviamente, massacrano tutti coloro che si oppongono loro. Inoltre Ymyr parla
di una profezia che parla di una fanciulla di nobile lignaggio che sarà libera di scegliere il suo sposo e con
esso genererà un figlio che regnerà sul cosmo (emmecojoni!)
Dopo questo lungo incipit veniamo a
conoscenza che due dei principali regni del pianeta, nelle persone dei
rispettivi re, hanno deciso di mettere da parte la loro lunga rivalità
attraverso l’unione in matrimonio dei rispettivi figli per poter contrastare i
Massacratori. Ma, mentre i due re faticano a ingoiare il rospo i rispettivi
figli, il principe figaccione Colwyn
(ossia Ken Marshall) e la principessa Lyssa,
non vedono l’ora essendo innamorati.
La cerimonia è suggestiva e anche
importante, in seguito: lui spegne una torcia nell’acqua e lei, dopo averla
ripescata ancora accesa, la deve offrire allo sposo.
Ma, proprio durante la cerimonia,
vengono attaccati dai Massacratori che, omen nomen massacrano tutti e si
portano via la principessa, lasciando il quasi sposo mezzo morto.
Salvato da Ymyr, Colwyn parte alla
ricerca della sua sposa, con il Vecchio che lo avverte che non sarà facile
trovare la Fortezza nera del Mostro
e liberare la principessa: la Fortezza nera scompare all’alba per riapparire
immediatamente in un altro luogo
distante anche centinaia di chilometri
ogni giorno. Inoltre dovrà affrontare il Mostro stesso, che mai nessuno è mai
riuscito a sconfiggere. Per batterlo avrà bisogno di aiuto, ossia del Glaive, una mitica arma a forma di
stella a cinque punte da cui escono altrettante lame e che può venire lanciata
come una specie di shuriken per poi tornare nelle mani del suo possessore come
fosse Mjiolnir, il martello di Thor.
Colwyn lo recupera in una caverna in
cima a una montagna dentro cui trova un ruscello di lava e, dentro il ruscello,
il Glaive. Il principe lo tira fuori immergendo la mano nella lava(!), forse
perché dato che è figaccione e predestinato dev’essere anche ignifugo.
Comunque, una volta recuperata la
superarma lui e Ymyr ripartono verso il Veggente
cieco degli smeraldi per farsi predire dove comparirà, indomani, la
fortezza del nemico.
Durante il viaggio incontrano e
arruolano Ergo il Magnifico un
cialtrone che, però, riesce a trasformarsi in ogni tipo di animali, e che è la
nota comica del film, un gruppo di
banditi e ex galeotti guidati dal cinico Torquil, uno dei personaggi più
interessanti del film, e il ciclope Rell,
che appartiene a una razza di un altro pianeta che tempo prima aveva fatto un
patto col Mostro: uno dei loro occhi in cambio del potere di vedere il futuro.
Il Mostro, però, li aveva ingannati dando loro il potere di vedere la loro
morte (domanda: come cavolo a fatto ad arrivare sul mondo di Krull e perché???)
Alla fine arrivano dal Veggente, che
vive nascosto col suo assistente, il piccolo Titch.
La divinazione fallisce a causa dell’intervento
del Mostro, che non gradisce ficcanaso. SI parte allora per la Palude maledetta, al cui interno il
Mostro non potrà interferire, ma gli eventi precipitano: vengono assaliti dai
Massacratori e il Veggente viene assassinato dal Mostro stesso, che ne ha preso
le sembianze.
L’alternativa, ora, è arrivare alla Vedova della ragnatela, una strega che
vive in una montagna con a guardia un ragno gigante. Ymyr parte da solo per
porre la domanda e si scopre che costei altro non era che l’antico amore del
vecchio, condannata a vivere lì per espiare una orribile colpa. I due si
riappacificano e lei dà l’informazione che serviva ma la cosa però costerà la
vita a entrambi.
Il posto da raggiungere è lontanissimo:
il Deserto di ferro. Catturano allora
un gruppo di cavalli di fuoco,
cavalli che corrono talmente veloci da fare letteralmente fuoco dagli zoccoli! (ok,
lo ammetto, qui l’hanno fatta un po’ fuori dalla tazza.)
Arrivano appena in tempo, poco prima
dell’alba e riescono ad entrare grazie a Rell, che si sacrifica sfidando il
proprio destino.
Continua la decimazione degli eroi: Ergo
il piccolo Titch rimangono separati, col mago che si trasforma in tigre per
proteggere il secondo dai nemici mentre Colwyn e gli altri, dopo aver
attraversato ambienti usciti da un incubo, raggiungono la prigione di Lyssa
che, nel frattempo, ha resistito a tutti i tentativi di seduzione del Mostro.
Finalmente si vede usare il Glaive per
aprire un varco nella prigione e poi combattere il Mostro, che si presenta come un gigantesco alieno dagli occhi rossi
che sembra un incrocio tra lo xenomorfo di Alien e il Mostro della palude.
Riescono a ferirlo, ma il Glaive rimane
incastrato nel suo gigantesco corpo. Allora completano la cerimonia e Colwyn,
lanciando fuoco dalla mano, riesce a uccidere il malvagio e a scappare con in
superstiti prima che la fortezza si distrugga.
Un piccolo gioiellino con le sue pecche,
certo, i cui effetti speciali risentono un po’ del tempo, ma tutto sommato non
male, anche per il coraggio di proporre qualcosa di nuovo.
Come al solito potrete gustarvelo in
italiano QUI.https://www.youtube.com/watch?v=TWX78ZWQpzA&t=6784s
Alla prossima!
venerdì 10 maggio 2019
La fine è parte del viaggio
La
fine è parte del viaggio
Bentornati! Sono passate ormai due
settimane dall’uscita di Avengers
endgame. Bene o male l’abbiamo visto tutti, ma non voglio fare una
recensione, un sacco di gente l’ha già fatta. In questo articolo tirerò le
somme di questi 11 anni del Marvel
Cinematic Universe (d’ora in poi MCU), cosa è stato e cosa ci ha lasciato.
È innegabile che, quando nel 2008 uscì il primo Iron man e, soprattutto, quando comparve Samuel L. Jackson nei panni di Nick Fury nella scena post credit,
nessuno, neanche la dirigenza della Marvel si sarebbe aspettato un successo del
genere. Bè, loro ci speravano, ma era comunque una scommessa. Per un fan,
sentir parlare dell’ Iniziativa
Vendicatori, bé, fu fantastico. Ma
nessuno di noi era davvero preparato a ciò che avvenne in seguito.
Ed è qui che voglio sottolineare una
cosa: quello che è stato fatto con l’MCU
sarà qualcosa che resterà per forza negli annali non solo del cinema, ma anche
della cultura pop. Sto esagerando?
Siamo obiettivi: i sequel e gli spin-off
sono sempre esistiti, certo, ma un
universo condiviso di questa portata no, mai. Una serie di singoli film, che
pellicola dopo pellicola compongono un mosaico articolato, un universo pieno di
rimandi, collegamenti, dinamiche interne, riconoscibile, anche a costo, lo ammetto,
di appiattire alcune storie. Una cosa mai tentata prima.
Questo
implica anche dei passi falsi, degli inciampi. Io
stesso, da fan, sono il primo a dire che non tutti sono dei capolavori e, da
cinefilo, salverei meno della metà dei 22 film fatti finora. Ma se guardiamo l’intera operazione nella
sua totalità, da Iron Man a Avengers:
Endgame, allora non c’è n’è per nessuno. Game, Set, Incontro. Fine della
partita (ahah).
E qui tocchiamo un altro punto: la gente dietro le quinte. Tutte le
migliaia e migliaia di professionisti coinvolti in questo progetto, che sono
cresciuti in numero film dopo film. E,
soprattutto, la necessità di avere qualcuno con le idee chiare, la mano ferma e
le palle d’acciaio. Qualcuno come Kevin
Feige, appunto. Credo che sia lui, alla fine, l’asso vincente di tutta
l’operazione. Senza qualcuno come lui a sovrintendere il tutto, questa cosa sarebbe
naufragata tempo fa. Devo dire che non credo sia stato facile per lui, dovendo
affrontare e risolvere una miriade di problemi come la sostituzione del regista
in Ant Man o il licenziamento (anche
se poi riassunto) di James Gunn.
Ma ha anche calato delle belle carte, a
cominciare dalla scelta di chi avrebbe interpretato quei ruoli. A parte Robert Downey Jr, che era tagliato per
il ruolo di Tony Stark diventando
anche il volto iconico dell’intero progetto, non dimentichiamo il fior fiore di
attoroni che si sono avvicendati nel corso degli anni: Anthony Hopkins, Michael Douglas, Robert Redford, Renè Russo, Michelle
Pfeiffer, Cate Blanchett, Jeff Bridges, Mickey Rourke, e tanti tanti altri.
In pratica mezza Hollywood. Per non contare quelli che ha lanciato, tipo Tom Hiddleston (che, siamo onesti, se
non fosse stato preso per il ruolo di Loki,
oggi dove sarebbe?)
Quindi, ora che siamo arrivati alla fine
di questo arco narrativo(In realtà la conclusione sarebbe con Spider-man: far from home, in uscita
nei prossimi mesi), cosa ci rimane di tutto ciò?
Prima
di tutto che il coraggio paga, insieme a un’ottima
organizzazione.
Riprendendo il discorso su Kevin Feige,
è quello che è mancato alla DC comics.
Andando oltre il mero discorso sulle differenze (più o meno comicità, i
personaggi, ecc.), quello che è
veramente mancato alla DC è stata una visione d’insieme organica e il coraggio
di fare determinate scelte. Se avessero avuto anche loro una persona come
Feige e avessero avuto il coraggio di osare, non nego che il loro universo fumettistico cinematografico avrebbe senza dubbio
rivaleggiato alla pari con quello Marvel, invece di rincorrerlo. Il
fallimento di tutta l’operazione e il loro concentrarsi su film stand-alone,
dove sembrano dare il loro meglio, non fa altro che avvalorare questa
affermazione, come anche altri tentativi simili come l’universo cinematografico
dei Mostri della Universal (La Mummia con Tom Cruise, brrrr).
Poi
c’è da dire che questo primo arco narrativo dell’MCU sarà assolutamente irripetibile,
persino dalla stessa Marvel.
Il perché è chiaro e già ribadito: è
stata la prima volta e, come si sa, la prima
volta non si dimentica(battutaccia, lo so.)
Molte persone erano ragazzini quando
questi film sono iniziati a uscire, sono cresciuti con loro e ne hanno
modellato l’immaginario. L’MCU è stato
il loro imprinting. L’emozione di vedere per la prima volta quei personaggi
in quel modo non si dimentica. Per questo, anche se i prossimi film Marvel Studios
fossero perfetti, e magari vincessero una valanga di Oscar, non sarebbero affatto paragonabili nel
vedere Capitan America che impugna Mijolnir e picchia Thanos e, più tardi
guidare la carica degli eroi al grido di “Avengers uniti!” o la tristezza delle
morti della Vedova Nera o di iron Man.
Occorrerà
attendere che questa generazione sia vecchia, per rivedere qualcosa di simile.
Per tutte queste ragioni, signori e
signore, quello che si conclude quest’anno è qualcosa che dovrà essere segnato
in rosso sul calendario, e i cui effetti non possono essere previsti, nemmeno
con la Gemma del Tempo.
La
fine è parte del viaggio. Iron Man è morto, lunga vita all’MCU.
giovedì 6 dicembre 2018
PALEORECENSIONE: FIRE AND ICE – FUOCO E GHIACCIO
PALEORECENSIONE: FIRE AND ICE – FUOCO
E GHIACCIO
Bentornati! Oggi affronteremo una nuova paleorecensione. Mettetevi comodi perché parleremo del film
d’animazione Fire and Ice – Fuoco e
ghiaccio di Ralph Bakshi,
Parla di un epoca lontanissima in cui la strega Juliana, assetata di potere, scatena il figlio Nekron contro gli altri popoli. Il ragazzone è dotato del potere di controllare il ghiaccio e dal
suo trono congelato è capace di muovere interi ghiacciai facendo ritornare il
mondo in un’era glaciale. Al loro servizio hanno un intero esercito di primitivi uomini delle caverne che depredano
i villaggi conquistati.
Intanto Juliana manda degli ambasciatori da re Jarol, il capo del Popolo del Fuoco, gente che ha astutamente costruito la propria
città alle pendici di un vulcano attivo. Il re e suo figlio Taro rifiutano di sottomettersi, ma nel
mentre un commando di primitivi rapisce Teegra,
la scosciata, seminuda e formosa figlia e sorella dei due.



Il tizio è lo stesso che negli anni ’70 ci regalò Fritz il gatto (il primo cartone a essere vietato ai minori) e il film d’animazione sul Signore degli Anelli
girato in Rotoscope.
Il Rotoscope, per chi non lo
sapesse, è, secondo Wikipedia: “una tecnica di animazione utilizzata per
creare un cartone animato in cui le figure umane risultino realistiche. Il
disegnatore ricalca le scene a partire da una pellicola filmata in precedenza.
In origine, le immagini filmate in precedenza venivano proiettate su un pannello di vetro traslucido, dove fungevano da supporto per l'attività di disegno.
Recentemente questo congegno è stato sostituito dal computer. “
In origine, le immagini filmate in precedenza venivano proiettate su un pannello di vetro traslucido, dove fungevano da supporto per l'attività di disegno.
Recentemente questo congegno è stato sostituito dal computer. “
Questo permette di avere dei cartoni dall’animazione inconfondibile, un
vero e proprio “marchio di fabbrica”, fatto con un mezzo che permette di
abbattere di molto i costi.
Tornando a noi, Bakshi, per realizzare il film chiese aiuto a fior fiore
di autori tra i quali spicca nientepopodimeno che il mitico FRANK FRAZETTA! Colui che ha in pratica
definito l’immaginario del Fantasy con le sue illustrazioni e che aiutò il
vecchio Ralph, oltre che nel design dei personaggi, anche alla sceneggiatura insieme a Gerry
Conway, il celebre fumettista e sceneggiatore.
Ma, allora, con ‘sti nomi dietro, di che parla il film?
Parla di un epoca lontanissima in cui la strega Juliana, assetata di potere, scatena il figlio Nekron contro gli altri popoli. Il ragazzone è dotato del potere di controllare il ghiaccio e dal
suo trono congelato è capace di muovere interi ghiacciai facendo ritornare il
mondo in un’era glaciale. Al loro servizio hanno un intero esercito di primitivi uomini delle caverne che depredano
i villaggi conquistati.
Tra questi c’è anche il villaggio del coraggioso Larn, un giovane con una bella treccia bionda e un perizoma ai
limiti del fetish che è anche l’unico a sopravvivere ed è assetato di vendetta.



La ragazza riuscirà e liberarsi e ad accoppare, contro ogni probabilità,
un carceriere e incrocerà la strada con quella di Larn e del misterioso Darkwolf, un barbaro che indossa un
elmo a forma di testa di lupo, armato di ascia e che sembra un incrocio tra Batman e Conan. E cazzuto il triplo di
entrambi; costui ha giurato di uccidere Nekron e mammina e aiuterà i due
giovani.
Da qui un susseguirsi di inseguimenti,
colpi di scena, sentimenti, stregonerie, combattimenti, voli a dorso di pterodattilo
(!) e fiumi di lava fino al confronto finale.
Al di là delle battute, il film
merita davvero, anzi, forse meritava
anche un 15/20 minuti in più per approfondire il mondo e i personaggi che
Bakshi e soci hanno creato.
Soprattutto Darkwolf. Di lui non sappiamo praticamente niente. Larn,
durante una visita a delle rovine di una
civiltà scomparsa trova un bassorilievo con l’aspetto del guerriero, ma è
tutto ciò che si può intuire del suo passato.
Anche di Nekron e mammina cara ne sappiamo poco. Ma alla fine ci si
riesce a passare sopra, di fronte a una messa in opera come questa: un mondo
selvaggio, primitivo a tratti ma già antico. Puro Sword and Sorcery da manuale che però non ebbe mai successo al
botteghino ma, come succede spesso, divenne un cult movie successivamente.
Pochi sanno che nel 2014 Robert
Rodriguez (Dal tramonto all’alba,
Machete, Sin City) aveva espresso la volontà di farne un film dal vivo, con
tanto di interessamento della Sony. Purtroppo del progetto non se ne sa più
niente. (P.S. Io, personalmente, vedrei bene The Rock come Darkwolf)
Io l’ho trovato in lingua inglese QUI
per chi non ha problemi con la lingua.
Per oggi è tutto. Arrivederci alla prossima!
domenica 22 luglio 2018
PALEORECENSIONI: SWAMP THING – IL MOSTRO DELLA PALUDE (1982)
PALEORECENSIONI: SWAMP THING – IL MOSTRO DELLA PALUDE
(1982)
Bentornati! Mi dispiace per la mia assenza
durata tutto questo tempo, ma ero
assorbito da un progetto di cui vi parlerò più avanti.
Intanto recupereremo il tempo perso con una bella Paleorecensione come quelle di una volta.
Questo giro saremo in casa DC
insieme a uno dei suoi protagonisti più particolari: la cosa della palude, Swamp Thing!
È un personaggio nato nel 1971 e creato da Len
Wein e Berni Wrightson ,
protagonista di ben 4 serie regolari.
Nel 1982 ne fu girato un film girato nientepopodimeno che da WES CRAVEN! Esatto, proprio il papà di Freddy Kruger! Ed è proprio di questo
film che andremo a parlare.
Il film inizia con un elicottero che sorvola una palude mentre nella
palude stessa si consuma l’inseguimento di un poveraccio da parte di alcuni
mercenari.
L’elicottero, inconsapevole, atterra vicino a una installazione e ne
escono due persone di cui una donna, di nome Alice Cable, è venuta a sostituire un tecnico diventato la cena di
un alligatore.
Nell’installazione, finanziata dal governo, lavora lo scienziato piacione
Alec Holland che insieme alla
sorella porta avanti dei segretissimi esperimenti. Talmente segreti che vengono
rivelati solo dopo un quarto d’ora di film(!)
A quanto pare il dottor Holland vuole risolvere la fame nel mondo creando
in laboratorio piante resistentissime fondendo DNA animale e vegetale.
Tra la nuova arrivata e il dottore nasce una simpatia, ma non riescono a
approfondirla perché, una notte, i mercenari visti all’inizio assaltano i
laboratori e massacrano tutti. A guidarli c’è il famigerato scienziato Anton Arcane, alla ricerca del segreto
dell’immortalità.
Arcane ammazza la sorella di Holland e ruba i suoi appunti. Alec, però
usa la formula per far scoppiare un incendio e scappa avvolto dalle fiamme,
finendo nella palude.
Il mattino dopo scopriamo che Cable è l’unica sopravvissuta e che ha con
sé l’ultimo quaderno con gli appunti. Lo nasconde e poi scappa attraverso la
palude, alla ricerca di aiuto.
Inseguita dai mercenari verrà salvata varie volte da una misteriosa
creatura dotata di enorme forza e invulnerabile ai proiettili.
Alice arriva in un emporio piazzato proprio in mezzo alla palude(vabbè…)
gestito dall’adolescente di colore Jude
completamente da solo (ancora vabbè).

Da qui tenta di telefonare a Washington per chiedere aiuto ai suoi
superiori, ma la telefonata viene intercettata da Arcane, che nel frattempo si
è accorto dell’assenza degli appunti e manda all’emporio i suoi uomini,
costringendo la donna e il ragazzo alla fuga.
Alice recupera gli appunti che aveva nascosto, incrociando la creatura(in
realtà Alec trasformato) che era tornato al laboratorio a per vedere cosa era
rimasto.
La situazione precipita: Jude viene ferito e Alice catturata, ma vengono
entrambi salvati da Alec che perde un braccio nel tentativo.
Finalmente soli, la dottoressa finalmente riconosce nella creatura il
dottore piacione e hanno un momento di tranquillità. Poi, però Arcane e i suoi
uomini si fanno di nuovo vivi e catturano entrambi.
Portati nel covo dello scienziato pazzo (una villa di stile coloniale
guarda caso sul limitare della palude), vengono imprigionati nelle
segrete(perché giustamente DEVE avere delle segrete). Di sopra Arcane organizza
una festa e, con l’inganno, fa bere la formula a uno dei suoi scagnozzi, Bruno,
trasformandolo in un nano deforme (con tutto il rispetto per i nani. Se volete
possiamo chiamarlo goblin deforme); il tutto solo per sperimentare il siero.
Incacchiato, Arcane chiede ad Alec in cosa ha sbagliato. Alec risponde che la formula non è errata,
fa solo emergere la vera personalità di chi la assume, quindi Bruno, essendo
moralmente piccolo e squallido lo è diventato anche fisicamente (quindi, sotto
sotto il dottore piacione è sempre stato un mostro di due metri, mezzo pianta
super forte e immortale? O_o )
Arcane, pieno di sé, convinto di aumentare le sue capacità mentali, assume
la formula e si trasforma in una creatura bestiale, mezzo uomo e mezzo…
facocero? Cinghiale?
Pieno di rabbia afferra una spada dalla sua collezione e corre di sotto
per affettare i prigionieri(anche se ora ha zanne e artigli…).
Swamp Thimg, però, assorbendo la luce del sole
che filtrava da una feritoia, accumula abbastanza energia da rigenerare il
braccio mancante e a liberare entrambi. Con l’aiuto di Bruno, che vuole
vendicarsi del suo capo, scappano attraverso un passaggio segreto e sbucano
nella palude, dove avviene il confronto finale con Arcane, che verrà trafitto
dalla sua stessa spada. Poi Alec curerà Alice, ferita durante il combattimento,
usando i suoi poteri.
Alla fine Swamp Thing rimarrà nella palude, lasciando Alice e Jude come
testimoni degli eventi.
Allora, premesso che ho visto di peggio, devo dire, però che qui il maestro Craven non è proprio al suo
meglio, anche se non so se perché non era in giornata oppure per mancanza
di fondi.
Il costume di Swamp Thing è una imbarazzante tuta di lattice (meno imbarazzante, però, del costume di
Arcane trasformato. Andiamo, dove l’anno preso quel costume, al centro
commerciale? E non venitemi a dire: “Eh, ma la tecnologia, i trucchi una volta
non erano così sofisticati”. Il ritorno dello Jedi uscì soltanto l’anno dopo.)
A parte quella, però, non ricordo altre sequenze memorabili, a parte
quella del topless della protagonista che sui fa il bagno nella palude,
incurante di coccodrilli e altre bestie, inimmaginabile nei cinecomics di oggi (e
forse proprio per quello che rimane impressa).
Qualche parola sui protagonisti. Nella parte di Alec Holland prima della
trasformazione troviamo Ray Wise
diventato poi famoso come il papà di
Laura Palmer in Twin Peaks;
Come Alice Cable c’è Adrienne
Barbeau, stella degli horror degli anni ’70 e ’80, nonché la Maggie di 1997 fuga da New York.
Nella parte di Anton Arcan c’è Louis
Jourdan, il Kamal Khan di 007
operazione piovra, mentre Bruno è interpretato da un caratterista dell’epoca
Nicholas Worth, che ricordo anche in
Darkman di Sam Raimi.
Che altro dire?
Che nonostante tutto il film piacque,
tanto che nel 1989 il film ebbe un seguito: Il ritorno del mostro della palude,
con altro regista e che non ebbe lo stesso successo dell’altro.
Se siete curiosi il film lo potrete trovare QUI:https://youtu.be/mWe6mG06WaM
Vi avverto però
che l’immagine è un po’ tagliata, forse per evitare problemi di copyright, e
che non è molto nitida.
In ogni caso ci sentiamo alla prossima, spero presto stavolta!
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