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venerdì 25 settembre 2020

CRONACHE MUTANTI DA EDICOLA

 CRONACHE MUTANTI DA EDICOLA

Qualche anno fa (credo che fosse il 1994. Oddio quanto sono vecchio…), mentre facevo zapping in televisione vidi la pubblicità di una collezione a fascicoli edita dalla Hobby & Work.

Prometteva in 30 numeri, un gioco da tavolo e una intrigante avventura ambientata in un cupo mondo tecno-fantasy: quello di Mutant Chronicles.

Di cosa parla questa ambientazione?

                                    

Alla fine del ventitreesimo secolo la società era dominata da quattro megacorporazioni mercantili: l'americana Capitol, la teutonica Bauhaus, la nipponica Mishima e la britannica Imperial. Si erano in pratica sostituite ai governi nazionali sostenendo miliardi di persone offrendo loro lavoro, cibo, protezione, assistenza medica. Il problema è che la loro lotta incrociata (non solo commerciale) aveva inaridito il suolo terrestre ed esse si dedicarono quindi alla ricerca per la colonizzazione dello spazio. La Terra venne abbandonata e vennero colonizzati prima la Luna poi gli altri pianeti del sistema solare, che vennero tutti terraformati, e la fascia degli asteroidi. Quando la colonizzazione era ad un punto avanzato l'Oscura Simmetria iniziò a dilagare. Incubi terribili colpirono la popolazione, le macchine guidate dalle IA si ribellarono, il sistema creditizio crollò e le lotte tra le corporazioni ripresero dando l'inizio alla Prima Guerra Corporativa. Arrivò poi il Primo Cardinale a fondare la Fratellanza, una specie di religione o chiesa universale i cui appartenenti sanno padroneggiare le Arti Mistiche, un misto di arti arcane e poteri psionici. La Fratellanza riappacificò le corporazioni e diede speranza all'umanità contro le orde del male. Venne fondata l'Alleanza, un organismo che rappresentava le corporazioni e doveva aiutarle a risolvere gli screzi pacificamente. Gli Imperiali, però, si spinsero oltre Plutone, scoprendo Nero, il Decimo Pianeta. Appena sbarcati sul nuovo pianeta che volevano colonizzare il Primo Sigillo di Protezione venne spezzato e le orde dell'Oscura Legione, guidate dai suoi Apostoli, dilagarono. La Fratellanza, al fianco di ogni corporazione, diede vita ad un fronte unito che sconfisse l'Oscura Legione. Dopo mille anni le corporazioni dimenticarono tutto e ripresero a darsi battaglia. Iniziò la Seconda Guerra Corporativa e sorse una nuova corporazione, la Cybertronic, che costruì nuove Macchine Pensanti. In questo caos l'Oscura Legione ha ripreso la propria attività e guadagna terreno.


                                         


Fatto?

Per me era abbastanza. Corsi nella mia edicola di fiducia e prenotai tutte le uscite (cosa che non avevo fatto prima e che non rifeci più. Anche perché CHI è mai riuscito a completare la raccolta dei fascicoli in edicola su di un qualsiasi argomento? Chi?) Ora, cosa trovai in quei fascicoli? Innanzitutto c’era, a puntate, il romanzo Luna City e il gioco da tavolo Blood Beret (da ritagliare). Inoltre c’erano molte voci della Mutantpedia, che ampliavano e approfondivano alcuni aspetti dell’ambientazione. Tutto illustrato dal famoso disegnatore Paolo Parente.

Si aprì un nuovo mondo. Cupo, oscuro e cinico, certo, ma affascinante, in bilico tra fantascienza e fantasy, avventura epica e intrighi noir. Certo, il romanzo, a rileggerlo oggi non era il massimo, anche se faceva il suo dovere per intrattenere, ma l’ambientazione nel suo complesso mi piaceva e ne rimasi affezionato.

Col gioco da tavolo, invece, non feci molte partite. In pratica si doveva guidare una squadra di Imperiali contro le truppe dell’Oscura Simmetria sopra e sotto la superficie terraformata di Venere, con un intelligente sistema di plance da gioco double face che potevano essere sistemate in modo da avere sempre un tabellone nuovo a ogni partita e con un sistema che permetteva a chi controllava l’Oscura legione di poter saltare fuori all’improvviso e a mantenere alta la tensione grazie a falsi segnali sul radar degli eroici difensori dell’umanità. Si potevano giocare 3 o 4 scenari diversi, compreso uno scontro con i militari della fazione avversaria della Bauhaus, il tutto regolato con un unico dado da 20 facce.

                              

                  


Come ho detto col gioco in sé non feci molte partite, anche se potei riciclare le plance da gioco per le mie partite a D&D (si prestano benissimo.)

              


                                         



                                                                                   

Più tardi scoprii l’esistenza del gioco di ruolo, quello di carte e del gioco di miniature, Warzone ma, per mancanza di tempo e di persone, rinunciai a procurarmeli (tranne quello di carte). Eviterò di parlare del film, uscito qualche anno dopo perché è una cagata immane e minò la mia fascinazione per questa ambientazione. Col tempo passai oltre, e ammucchiai tutto in soffitta. Però rimane una bella testimonianza di una iniziativa che aiutò, almeno a me, ad ampliare gli orizzonti del fantastico.

Alla prossima!

 

lunedì 30 marzo 2020

CENTURIONI A CARTONI


CENTURIONI A CARTONI

 
Bentornati! Visto che la quarantena continua, continuiamo anche con la carrellata dei cartoni anni ‘80/’90 semi dimenticati.
Oggi ci occuperemo di Centurons: Power Xtreme, conosciuto in Itala solamente come Centurions, altra serie nata soprattutto per vedere i pupazzi… pardon le action figures.
Di cosa parla? Parla di una unità speciale di un futuro prossimo impegnata nella lotta contro il malefico cyborg Doctor Terror, il suo braccio destro Hacker (che non usa computer, li sfascia e basta), la fascinosa figlia dello scienziato, Amber, l’unica del trio a essere senza innesti cibernetici (e meno male.), supportati dall’esercito di robot assassini creati da paparino e che sembrano disegnati da un bambino di 4 anni, per quanto sono inguardabili.

Tutti i membri dell’unità Centurions sono dotati di speciali tute (chiamate exo frames) predisposte con degli agganci per innestare armi ed equipaggiamento alla bisogna. I membri originali sono, secondo la voce narrante che si sente durante la sigla iniziale:

Max Ray: "Il generoso comandante delle operazioni marine" - Indossa una power suit verde e porta un bel paio di baffi neri. È il leader della squadra e il suo sistema di armi è prevalentemente rivolto alle missioni subacquee trasformandolo in una specie di sottomarino umano.





Jake Rockwell: "Il rude specialista delle operazioni terrestri" - Indossa una power suit gialla.  È specializzato nelle missioni terrestri e il suo sistema di armi ha una potenza di fuoco superiore rispetto a quelli dei suoi colleghi trasformandolo in una specie di carro armato. A volte può dotarsi di un piccolo elicottero che sfrutta nel combattimento aereo, di solito assistito da Ace.

Ace McCloud: "Lo spericolato esperto delle avventure spaziali" - Indossa una power suit blu. È un donnaiolo, arrogante ma coraggioso. Si trasforma in un caccia umano. Ha a disposizione anche un equipaggiamento appositamente progettato per le battaglie nello spazio.

Successivamente a loro tre si aggiungono altri due elementi:
Rex Charger: esperto di sistemi energetici e John Thunder: pellerossa (pardon: nativo americano) esperto nelle operazioni di infiltrazione e quota etnica di turno.

E la quota rosa? Tranquilli, c’è.
Si tratta di Crystal Kane, supervisore alle operazioni che vive in un satellite, lo Skyvault, in compagnia di un orango e di un cane (niente battute, per favore). Qui fa la Miwa di turno (avete presente Jeeg Robot? Non il film con Santamaria, l’anime originale: “Miwa, lanciami i componenti”. Capito, no?), equipaggiando al momento i nostri eroi con l’attrezzatura adatta alla missione, grazie a una specie di raggio che spara i componenti, appunto, e indirizzandoli verso i bersagli.

La serie venne trasmessa negli USA nell’86 prodotta dalla Ruby-Spears che poi venne assorbita dalla Hanna-Barbera. Tra i cartoni prodotti c’erano anche quelli su Scuola di polizia e Rambo (Su cui forse potremmo fare qualche articolo in futuro.)

La serie durò per 65 puntate, divise in 2 stagioni prima di venire cancellata nonostante avesse udite, udite, tra i consulenti creativi qualche mostro sacro: Jack “The King” Kirby, colui che, insieme a Stan Lee creò mezzo universo Marvel Gil Kane (Morbius, Iron Fist, lanterna verde), mentre Gerry Conway (The Punisher) firmò la sceneggiatura di alcuni episodi.

 
 
 
 
 
 
Come molte serie action dell’epoca anche questa aveva il pistolotto moral-educativo alla fine dell’episodio (ancora mi ricordo quelli dei Masters of Universe. Brrr) obbligato dato che, per la morale ‘mmericana anche un cartone leggero e innocuo come quello era troppo violento e quindi serviva qualcosa per fare da contraltare.

Ma, come ho scritto sopra, la serie non ebbe il successo sperato nonostante le premesse, un buon ritmo, alcuni episodi ben scritti, la creazione di un fumetto edito dalla DC e un videogioco per computer rilasciato, però, l’anno dopo.

 
 
 
 
 
Tutto sommato è una chicca che vale la pena recuperare, che intrattiene senza pretese, sempre se si passa sopra il design dei cattivi.
Intanto vi lascio con la sigla: https://www.youtube.com/watch?v=Q3xZhxrd3Eg

Alla prossima!












 

domenica 15 dicembre 2019

PALEORECENSIONE: STARCRASH, LO STAR WARS ITALIANO


PALEORECENSIONE: STARCRASH, LO STAR WARS ITALIANO


Bentornati! In attesa dell’ultimo capitolo della saga di Guerre stellari, oggi voglio parlarvi di una pietra miliare della fantascienza italiana, ovvero Starcrash – Scontri stellari oltre la terza dimensione! Non potete dirvi dei nerd se non l’avete mai visto.

Uscito nel ’78, sfruttò l’onda del successo di guerre stellari, anche se il regista Lewis Coates (ossia l’italianissimo Luigi Cozzi), sostenne che l’idea era antecedente all’uscita del film di Lucas.

Comunque sia si tratto di una produzione importante per la cinematografia italiana, girata negli studi di Cinecittà, mentre alcuni esterni furono girati in Marocco e Tunisia.

Tanto per farvi capire furono ingaggiati John Barry (compositore delle colonne sonore di diversi 007) per la colonna sonora e nientepopòdimenoche Christopher Plummer (Tutti insieme appassionatamente. Evidentemente doveva finire pagare il mutuo) nel ruolo dell’imperatore. E devo segnalare addirittura David Hasselhoff  in uno dei suoi primissimi ruoli e Nadia Cassini (chi se la ricorda?) nel ruolo della Regina delle Amazzoni.
 

             
 
Nella galassia, il panciuto e malvagio conte Zarth Arn ha costruito un’arma mentale che fa impazzire le persone a distanza e se ne vuole servire per eliminare l’Imperatore dell’universo per prenderne il posto. L’avvenente avventuriera Stella Star (giuro, non me lo sto inventando!) e il suo fedele amico Akton dotato di poteri super-normali(!?), mentre stanno scappando dalla polizia trovano un sopravvissuto di una squadra inviata dall’Imperatore per trovare il pianeta dove il conte ha nascosto l’arma. I due traggono in salvo il superstite per poi venire catturati e condannati per i loro crimini ai lavori forzati su due pianeti diversi.

Però, sorpresa! L’Imperatore in persona li libera e li recluta per andare a cercare le navette di salvataggio della nave imperiale abbattuta, su cui era imbarcato anche suo figlio, il principe.
 
 

 
 
 
 
Quindi i due avventurieri, accompagnati dal poliziotto dalla faccia verde Thor e dal robot pistolero Elle iniziano a girare per i pianeti delle Stelle proibite, incontrando Amazzoni alleate col conte e che comandano robot giganti, pianeti gelati e trogloditi cannibali, e anche traditori e rivelazioni, fino a ritrovare l’unico altro superstite della spedizione che poi si rivelerà il figaccione principe scomparso, Raima, che salva Stella dai cannibali, per poi aiutarla nella battaglia finale con il conte.
 

 
 
 
 
Non vi spoilero il finale, né altri colpi di scena perché il film VA VISTO. Assolutamente. Ma non perché sia un capolavoro  ingiustamente sottovalutato, ma perché è davvero, davvero, ai limiti del trash, con buchi di trama grossi come buchi neri, dialoghi scritti con i piedi e, in generale una messa in opera talmente, talmente… TALMENTE TALE che, più ci penso, più mi convinco che l’hanno fatto apposta così.

Dal costume fetish di Stella, alla non spiegazione dei poteri di Akton che, diciamocelo, poteva affrontare l’intera avventura da solo, bendato e con le mani legate, alla recitazione da cani dei comprimari, ai robot animati a passo uno, tutto contribuisce a renderlo assolutamente unico.



Ma, credetemi, questo film nasconde anche diverse genialate che andrebbero copiate anche da produzioni più importanti, tipo la fortezza spaziale del conte a forma di mano artigliata che si chiude a pugno quando viene attaccata(!), oppure la versione spaziale dei “maiali”, ovvero dei Siluri a Lenta Corsa, quei mini sommergibili a forma di siluro che vennero usati dalla Marina Italiana durante la II Guerra Mondiale per fare atti di sabotaggio alle navi nemiche. Quella è davvero una figata! (Per altre informazioni cliccate su questo link)

Ovviamente, all’uscita nelle sale tutta questa genialità non fu recepita, e il film fu stroncato, sia in Italia che all’estero. Forse anche complice il cambio del distributore, dalla American International Pictures, che si defilò, non appena visto il prodotto, alla New World Pictures. Poi, come spesso succede, acquisì popolarità e in parte rivalutato.

Se riuscite a trovare il dvd è meglio, altrimenti cliccate QUI.

Per ora è tutto! Vi auguro Buon Natale e alla prossima!

mercoledì 24 luglio 2019

LA TERRA DEI GIGANTI


LA TERRA DEI GIGANTI

 
  


No, non è un post su L’attacco dei giganti, il famoso manga, ma su di una serie televisiva degli anni ’60 approdata in Italia vent’anni dopo.

Storia:
Nel futuristico 1983 (si vabbé, ma l’ho già detto che la serie è del 1968?), una navicella suborbitale che fa scalo da Los Angeles a Londra finisce accidentalmente in una nube di energia e atterra su di un pianeta simile alla Terra dove TUTTO è, però, ingigantito di 12 volte. Viene subito raccolta da un bambino gigante e successivamente attaccata da un gatto ovviamente proporzionato al bambino (!)
 
Da quel momento per i 7 protagonisti (4 passeggeri e 3 membri dell’equipaggio) scatterà una lotta per la sopravvivenza e per riuscire a tornare a casa.
Il problema principale è che  la navicella Spindrift (nascosta in un bosco) è gravemente danneggiata e non può essere riparata con la tecnologia dei giganti (anche se in qualche episodio si parla, invece, di mancanza di carburante.)
Inoltre gli indigeni (i giganti) non sembrano molto ospitali con i protagonisti. Il continente in cui si trovano è retto da un regime dittatoriale (più fascista che comunista, a quanto mi ricordo) con una tecnologia simile a quella dell’America degli anni ’50/’60, anche se, nel corso della serie, non mancheranno gli incontri con dissidenti e ribelli che cercano di rovesciare il regime
Non mancano delle incongruenze in questo mondo di cui non verrà mai rivelato il nome: pur essendo arretrati conoscono la Terra, Marte e Venere e, in una occasione, il capitano riesce a intravedere la Terra tramite speciali visori costruiti dai giganti, che dimostrano  così di avere conoscenze avanzate in alcuni campi per poi essere molto arretrati in altri. Inoltre conoscono l’inglese e hanno abitudini simili ai terrestri.
I protagonisti, inoltre, scoprono che la loro non è la prima navicella che si schianta sul pianeta, anche se quasi mai vi sono dei sopravvissuti (Tranne qualche eccezione come nell’episodio Gabbia dorata).
La serie durò 2 stagioni, per un totale di 51 episodi, e poi venne sospesa per gli alti costi di produzione, nonostante ci si fosse ingegnati in ogni modo compreso riciclare sfondi e location da altre serie.
Purtroppo chiuse senza un finale adeguato, lasciando in dubbio il destino degli sventurati terrestri.
È una serie che ricordo con particolare nostalgia, nonostante all’epoca mi creasse inquietudine e angoscia, e aggiungo che, con la tecnologia di oggi non sarebbe difficile farne un remake (Così almeno saprò  se tornano a casa oppure no.)
Per oggi è tutto. Alla prossima!

lunedì 27 maggio 2019

PALEORECENSIONE: KRULL


PALEORECENSIONE: KRULL

 
 
 
 Un’enorme roccia viaggia nello spazio verso un pianeta simile alla Terra. Sembrerebbe un comune asteroide, ma non lo è: a una estremità ha una cupola di un materiale sconosciuto e, quando atterra sul pianeta, lo fa come lo farebbe un’astronave.
Benvenuti a questa ennesima paleorecensione! Oggi esamineremo un piccolo gioiello semidimenticato della Science Fantasy, ossia del peccaminoso incrocio di Fantasy e dì Fantascienza: Krull, del 1983.
Un film che, nonostante gli anni, rimane abbastanza godibile e originale.
Tra gli attori spicca tal Ken Marshall, che ebbe un fugace successo anche in Italia negli anni ’80 quando interpretò Marco Polo nell’omonimo sceneggiato, pardon, fiction della Rai.
E, inoltre, c’è anche un giovane Liam Neeson nei panni del bandito Kegan(ma quanti film ha fatto, quest’uomo? E poi dicono di Samuel L. Jackson)

Quelle che ho descritto all’inizio sono le prime scene del film, che ci viene presentato così senza altre spiegazioni. Quelle arrivano dopo, da una voce fuoricampo, che scopriremo poi appartenere a Ymyr il Vecchio.

Costui ci informa prima che il pianeta dove si svolge la vicenda si chiama Krull, di chiaro stampo medievale, e che la roccia con la cupola, altro non è che la dimora di un crudele tiranno spaziale chiamato semplicemente Il Mostro (The Beast, in originale. Perché perdere tempo con nomi che annodano la lingua se sei il male incarnato?), che comanda orde di soldati chiamati Massacratori che, ovviamente, massacrano tutti coloro che si oppongono loro. Inoltre Ymyr parla di una profezia che parla di una fanciulla di nobile lignaggio che sarà libera di scegliere il suo sposo e con esso genererà un figlio che regnerà sul cosmo (emmecojoni!)
Dopo questo lungo incipit veniamo a conoscenza che due dei principali regni del pianeta, nelle persone dei rispettivi re, hanno deciso di mettere da parte la loro lunga rivalità attraverso l’unione in matrimonio dei rispettivi figli per poter contrastare i Massacratori. Ma, mentre i due re faticano a ingoiare il rospo i rispettivi figli, il principe figaccione Colwyn (ossia Ken Marshall) e la principessa Lyssa, non vedono l’ora essendo innamorati.
La cerimonia è suggestiva e anche importante, in seguito: lui spegne una torcia nell’acqua e lei, dopo averla ripescata ancora accesa, la deve offrire allo sposo.
Ma, proprio durante la cerimonia, vengono attaccati dai Massacratori che, omen nomen massacrano tutti e si portano via la principessa, lasciando il quasi sposo mezzo morto.
Salvato da Ymyr, Colwyn parte alla ricerca della sua sposa, con il Vecchio che lo avverte che non sarà facile trovare la Fortezza nera del Mostro e liberare la principessa: la Fortezza nera scompare all’alba per riapparire immediatamente in un altro luogo

distante anche centinaia di chilometri ogni giorno. Inoltre dovrà affrontare il Mostro stesso, che mai nessuno è mai riuscito a sconfiggere. Per batterlo avrà bisogno di aiuto, ossia del Glaive, una mitica arma a forma di stella a cinque punte da cui escono altrettante lame e che può venire lanciata come una specie di shuriken per poi tornare nelle mani del suo possessore come fosse Mjiolnir, il martello di Thor.

Colwyn lo recupera in una caverna in cima a una montagna dentro cui trova un ruscello di lava e, dentro il ruscello, il Glaive. Il principe lo tira fuori immergendo la mano nella lava(!), forse perché dato che è figaccione e predestinato dev’essere anche ignifugo.
Comunque, una volta recuperata la superarma lui e Ymyr ripartono verso il Veggente cieco degli smeraldi per farsi predire dove comparirà, indomani, la fortezza del nemico.
Durante il viaggio incontrano e arruolano Ergo il Magnifico un cialtrone che, però, riesce a trasformarsi in ogni tipo di animali, e che è la nota comica del film, un gruppo di banditi e ex galeotti guidati dal cinico Torquil, uno dei personaggi più interessanti del film, e il ciclope Rell, che appartiene a una razza di un altro pianeta che tempo prima aveva fatto un patto col Mostro: uno dei loro occhi in cambio del potere di vedere il futuro. Il Mostro, però, li aveva ingannati dando loro il potere di vedere la loro morte (domanda: come cavolo a fatto ad arrivare sul mondo di Krull e perché???)

Alla fine arrivano dal Veggente, che vive nascosto col suo assistente, il piccolo Titch.

La divinazione fallisce a causa dell’intervento del Mostro, che non gradisce ficcanaso. SI parte allora per la Palude maledetta, al cui interno il Mostro non potrà interferire, ma gli eventi precipitano: vengono assaliti dai Massacratori e il Veggente viene assassinato dal Mostro stesso, che ne ha preso le sembianze.

L’alternativa, ora, è arrivare alla Vedova della ragnatela, una strega che vive in una montagna con a guardia un ragno gigante. Ymyr parte da solo per porre la domanda e si scopre che costei altro non era che l’antico amore del vecchio, condannata a vivere lì per espiare una orribile colpa. I due si riappacificano e lei dà l’informazione che serviva ma la cosa però costerà la vita a entrambi.
Il posto da raggiungere è lontanissimo: il Deserto di ferro. Catturano allora un gruppo di cavalli di fuoco, cavalli che corrono talmente veloci da fare letteralmente fuoco dagli zoccoli! (ok, lo ammetto, qui l’hanno fatta un po’ fuori dalla tazza.)
 

Arrivano appena in tempo, poco prima dell’alba e riescono ad entrare grazie a Rell, che si sacrifica sfidando il proprio destino.
Continua la decimazione degli eroi: Ergo il piccolo Titch rimangono separati, col mago che si trasforma in tigre per proteggere il secondo dai nemici mentre Colwyn e gli altri, dopo aver attraversato ambienti usciti da un incubo, raggiungono la prigione di Lyssa che, nel frattempo, ha resistito a tutti i tentativi di seduzione del Mostro.
Finalmente si vede usare il Glaive per aprire un varco nella prigione e poi combattere il Mostro, che si presenta come un gigantesco alieno dagli occhi rossi che sembra un incrocio tra lo xenomorfo di Alien e il Mostro della palude.
 

Riescono a ferirlo, ma il Glaive rimane incastrato nel suo gigantesco corpo. Allora completano la cerimonia e Colwyn, lanciando fuoco dalla mano, riesce a uccidere il malvagio e a scappare con in superstiti prima che la fortezza si distrugga.

Un piccolo gioiellino con le sue pecche, certo, i cui effetti speciali risentono un po’ del tempo, ma tutto sommato non male, anche per il coraggio di proporre qualcosa di nuovo.

Come al solito potrete gustarvelo in italiano QUI.https://www.youtube.com/watch?v=TWX78ZWQpzA&t=6784s

Alla prossima!