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martedì 12 novembre 2019

UN ANNO SENZA STAN "THE MAN"


UN ANNO SENZA STAN "THE MAN"

È ormai passato un anno dalla morte di Stan Lee, “Il Sorridente” o, anche "L'Uomo".

È da allora che mi chiedo come avrebbe visto il successo planetario di Avengers Endgame (dove fa il suo ultimo cameo), se avesse ancora dei progetti in cantiere. Come se mi avesse sentito, proprio l’altro giorno in libreria ho visto questo libro frutto della collaborazione con Luke Lieberman e Ryan Silbert.

Mentre della sua eredità ho già parlato allora in questo articolo.

Oggi, visto che si è chiusa da poco l’appuntamento con Lucca Comics & Games, voglio ricordarlo con questa intervista nell’unica occasione in cui l’eminenza grigia della Marvel partecipò alla manifestazione.

E poi con il suo ultimo cameo in Endgame.

Ciao, Stan, ti amiamo 3000 (citazione furba, lo so.)



 

venerdì 6 settembre 2019

Spider-man a zampa d’elefante


Spider-man a zampa d’elefante

 

Bentornati!

Allora: oggi i serial (o, come li chiamavamo noi vecchietti, i telefilm) sui supereroi vengono prodotti senza grandi problemi ma, negli anni ’70, non era così.

Quindi fu un evento quando, nel 1977, l’emittente CBS, dopo aver prodotto L’incredibile Hulk (ve lo ricordate Lou Ferrigno dipinto di verde, vero?) decise di riprovarci con The Amazing Spider Man!

Ne furono prodotte solo 2 stagioni, per un totale di 14 episodi compreso il pilot di 92 minuti, un vero e proprio film, che venne proiettato anche nei cinema.

Ed è così che arrivò qui in Italia: come film al cinema e poi in TV. Ma parlo solo del pilot, visto che la serie vera e propria , nel Bel paese, non arrivò mai. Però arrivarono altri 2 film, anticipando di trena e passa anni la moda delle trilogie: peccato che entrambi altro non erano che un montaggio, rispettivamente, del 2° (L'uomo ragno colpisce ancora. Star Wars docet) e 3° episodio della prima stagione e l’ultimo episodio della terza (L'uomo ragno contro il drago). L

Come mai, vista la popolarità del nostro amichevole arrampicamuri di quartiere non viene ricordata con nostalgia come la serie sul Golia Verde?

Da dove vogliamo cominciare?

Innanzitutto la storia: le origini vengono rispettate, c’è il ragno radioattivo, Peter, ovviamente, zia May, J.J. Jameson… e basta.

Niente MJ, o Gwen Stacy. Niente Flash Thompson. Neanche il capitoano Srtacy sostituito da un anonimo capitano Barbera. E, fatto grave, nessuno degli iconici villain che hanno fatto la fortuna del fumetto: Goblin, Dottor Octopus, Mysterio. Nemmeno Kraven, che sulla carta dovrebbe essere il più facile da riproporre si fa vedere. Per dire, nel pilot Spidey deve affrontare dei criminali che usano l’ipnosi per commettere i loro crimini. E basta.

Uno potrebbe dire anche. “Vabbé, magari si tengono i grossi calibri per dopo.” E, invece, no.

(E c’è chi si lamenta dei film più recenti…)


 
 
 
Poi: la messa in opera. I lanciaragnatele erano così grossi e ingombranti che l’attore che interpretava Peter Parker, Nicholas Hammond riusciva a malapena a chiudere le mani. Inoltre, i critici dell’epoca, contestarono la banalizzazione del personaggio di Peter, spogliato di quei tormenti che lo caratterizzavano nei fumetti.




















Nonostante ciò la serie ebbe un certo successo, soprattutto tra in non fan ;), ma la Parmount, che la produceva e la CBS che la distribuiva decisero di chiuderla lo stesso per via dei costi elevati, a loro dire.

 
Anche se, a me, non sembra di ricordare chissà che effettoni. E non venitemi a dire: E, ma sai, la tecnologia di allora… In quell’anno usciva anche Guerre Stellari, volendo la tecnologia c’era…

Comunque quello che è stato è stato. Di acqua ne è passata sotto i ponti e ora le cose sono decisamente cambiate.

Per oggi è tutto. Alla prossima!







venerdì 10 maggio 2019

La fine è parte del viaggio


La fine è parte del viaggio

Bentornati! Sono passate ormai due settimane dall’uscita di Avengers endgame. Bene o male l’abbiamo visto tutti, ma non voglio fare una recensione, un sacco di gente l’ha già fatta. In questo articolo tirerò le somme di questi 11 anni del Marvel Cinematic Universe (d’ora in poi MCU), cosa è stato e cosa ci ha lasciato.

È innegabile che, quando nel 2008 uscì il primo Iron man e, soprattutto, quando comparve Samuel L. Jackson nei panni di Nick Fury nella scena post credit, nessuno, neanche la dirigenza della Marvel si sarebbe aspettato un successo del genere. Bè, loro ci speravano, ma era comunque una scommessa. Per un fan, sentir parlare dell’ Iniziativa Vendicatori, bé, fu fantastico. Ma nessuno di noi era davvero preparato a ciò che avvenne in seguito.

Ed è qui che voglio sottolineare una cosa: quello che è stato fatto con l’MCU sarà qualcosa che resterà per forza negli annali non solo del cinema, ma anche della cultura pop. Sto esagerando?

Siamo obiettivi: i sequel e gli spin-off sono sempre esistiti, certo, ma un universo condiviso di questa portata no, mai. Una serie di singoli film, che pellicola dopo pellicola compongono un mosaico articolato, un universo pieno di rimandi, collegamenti, dinamiche interne, riconoscibile, anche a costo, lo ammetto, di appiattire alcune storie. Una cosa mai tentata prima.

Questo implica anche dei passi falsi, degli inciampi. Io stesso, da fan, sono il primo a dire che non tutti sono dei capolavori e, da cinefilo, salverei meno della metà dei 22 film fatti finora. Ma se guardiamo l’intera operazione nella sua totalità, da Iron Man a Avengers: Endgame, allora non c’è n’è per nessuno. Game, Set, Incontro. Fine della partita (ahah).

E qui tocchiamo un altro punto: la gente dietro le quinte. Tutte le migliaia e migliaia di professionisti coinvolti in questo progetto, che sono cresciuti in numero film dopo film. E, soprattutto, la necessità di avere qualcuno con le idee chiare, la mano ferma e le palle d’acciaio. Qualcuno come Kevin Feige, appunto. Credo che sia lui, alla fine, l’asso vincente di tutta l’operazione. Senza qualcuno come lui a sovrintendere il tutto, questa cosa sarebbe naufragata tempo fa. Devo dire che non credo sia stato facile per lui, dovendo affrontare e risolvere una miriade di problemi come la sostituzione del regista in Ant Man o il licenziamento (anche se poi riassunto) di James Gunn.

Ma ha anche calato delle belle carte, a cominciare dalla scelta di chi avrebbe interpretato quei ruoli. A parte Robert Downey Jr, che era tagliato per il ruolo di Tony Stark diventando anche il volto iconico dell’intero progetto, non dimentichiamo il fior fiore di attoroni che si sono avvicendati nel corso degli anni: Anthony Hopkins, Michael Douglas, Robert Redford, Renè Russo, Michelle Pfeiffer, Cate Blanchett, Jeff Bridges, Mickey Rourke, e tanti tanti altri. In pratica mezza Hollywood. Per non contare quelli che ha lanciato, tipo Tom Hiddleston (che, siamo onesti, se non fosse stato preso per il ruolo di Loki, oggi dove sarebbe?)

Quindi, ora che siamo arrivati alla fine di questo arco narrativo(In realtà la conclusione sarebbe con Spider-man: far from home, in uscita nei prossimi mesi), cosa ci rimane di tutto ciò?

Prima di tutto che il coraggio paga, insieme a un’ottima organizzazione.

Riprendendo il discorso su Kevin Feige, è quello che è mancato alla DC comics. Andando oltre il mero discorso sulle differenze (più o meno comicità, i personaggi, ecc.), quello che è veramente mancato alla DC è stata una visione d’insieme organica e il coraggio di fare determinate scelte. Se avessero avuto anche loro una persona come Feige e avessero avuto il coraggio di osare, non nego che il loro universo fumettistico cinematografico avrebbe senza dubbio rivaleggiato alla pari con quello Marvel, invece di rincorrerlo. Il fallimento di tutta l’operazione e il loro concentrarsi su film stand-alone, dove sembrano dare il loro meglio, non fa altro che avvalorare questa affermazione, come anche altri tentativi simili come l’universo cinematografico dei Mostri della Universal (La Mummia con Tom Cruise, brrrr).

Poi c’è da dire che questo primo arco narrativo dell’MCU sarà assolutamente irripetibile, persino dalla stessa Marvel.

Il perché è chiaro e già ribadito: è stata la prima volta e, come si sa, la prima volta non si dimentica(battutaccia, lo so.)

Molte persone erano ragazzini quando questi film sono iniziati a uscire, sono cresciuti con loro e ne hanno modellato l’immaginario. L’MCU è stato il loro imprinting. L’emozione di vedere per la prima volta quei personaggi in quel modo non si dimentica. Per questo, anche se i prossimi film Marvel Studios fossero perfetti, e magari vincessero una valanga di Oscar, non sarebbero affatto paragonabili nel vedere Capitan America che impugna Mijolnir e picchia Thanos e, più tardi guidare la carica degli eroi al grido di “Avengers uniti!” o la tristezza delle morti della Vedova Nera o di iron Man.

Occorrerà attendere che questa generazione sia vecchia, per rivedere qualcosa di simile.

Per tutte queste ragioni, signori e signore, quello che si conclude quest’anno è qualcosa che dovrà essere segnato in rosso sul calendario, e i cui effetti non possono essere previsti, nemmeno con la Gemma del Tempo.

La fine è parte del viaggio. Iron Man è morto, lunga vita all’MCU.



sabato 17 novembre 2018

IL MIO STAN LEE


IL MIO STAN LEE

Scrivo queste righe dopo aver meditato alcuni giorni sulla scomparsa di Stan Lee.

 
Alla fine ho deciso che non farò il racconto della sua vita, o della infinita diatriba con Jack Kirby o Ditko sulla paternità dei personaggi su cui hanno lavorato o sul metodo Marvel. Per quello hanno già pensato un sacco di persone più in gamba di me. 
Io racconterò quello che per me ha rappresentato quest’uomo e il suo lavoro, nel bene e nel male, prima che diventasse per i più giovani “quel tipo che compare in tutti i film”.
Stan Lee era riuscito a diventare una icona, un personaggio come quelli da lui creati.
Era riuscito (con intelligenza) a ritagliarsi la parte del nume tutelare della Marvel e, allo stesso tempo una specie di “marchio di qualità”. Era il tizio sorridente che vedevo spuntare ogni tanto qua e là, nei redazionali o nei commenti, o che posava con il manichino dell’uomo ragno, era quello che, nei volumi di ristampe Marvel Masterworks descriveva come aveva creato quel personaggio o quel villain (per poi contraddirsi la volta dopo. Lui sembra fosse fatto così).
Come tutte le persone longeve e ancora attive era diventato “scontato”, nel senso che faceva parte del mondo esattamente come l’aria: c’era già quando mio padre era giovane, c’era quando ero nato, era sempre stato lì, ed era finito per diventare un simbolo più che una persona e quindi, come tutti i simboli, immortale.
E quando invece un simbolo scompare, rivelando la sua fragilità umana è, per forza di cose, uno shock. Una seconda perdita dell’innocenza. Non ci sarà nessun colpo di scena, nessuna entità cosmica a riportarlo indietro. Non si può viaggiare nel tempo con la macchina del Dottor Destino per cambiare il passato. In questo universo il tempo va sempre avanti non si torna indietro.
La morte di Stan Lee, alla fine, è questo, almeno per me: la fine di una lunga adolescenza, di un’epoca fatta di eroi tragici e umani, di cattivi altrettanto umani e convinti di essere vittime.
Ti costringe a venire a patti con la tua età e con i tuoi limiti. Una specie di “memento mori” nerd.
Lascia dietro di sé come eredità una nuova mitologia, archetipi rimasticati ma, allo stesso tempo, nuovi.
Riposa in pace Stan,
uno dei tuoi tanti Veri Credenti.

lunedì 12 novembre 2018

GOODBYE STAN

GOODBYE STAN


                                             R.I.P. STAN "IL SORRIDENTE" LEE

                                                                   1922-2018




lunedì 23 aprile 2018

IL GUANTO DELL’INFINITO


IL GUANTO DELL’INFINITO

 



Ormai ci siamo. Manca poco e fra qualche giorno potremo vedere l’arrivo di Thanos sulla Terra ne Avengers: Infinity war.
Per prepararci al meglio oggi daremo un’occhiata alla miniserie che ha ispirato il film: Il guanto dell’infinito!
Pronti? Andiamo!
L’originale miniserie fu pubblicata a puntate nel 1991 per 6 numeri (senza contare i vari rimandi ad altre serie, i cosiddetti fill-in) e fu orchestrata da Jim Starlin per i testi e da George Pérez ai disegni, fino al numero 4 per poi lasciare a causa dello stress causato dalla mole di lavoro. Dal 5 subentrò Ron Lim.
La serie, in realtà, fu preceduta da un’altra miniserie The Thanos quest, dove si narra come il Titano pazzo riesca a mettere le mani sulle Gemme dell’Infinito.
Fu la prima parte della cosiddetta Trilogia dell’Infinito, a cui poi seguirono La guerra dell’Infinito e la Crociata dell’Infinito (di cui, però, non parleremo).
Per molti è una delle migliori saghe mai pubblicate dalla Marvel. Ed è così.
Ma di cosa parla?
In pratica la personificazione della Morte resuscita Thanos, dandogli un compito:  dato che, secondo lei, l'equilibrio dell'universo sarebbe sbilanciato dalla troppa vita, Thanos dovrà uccidere la metà degli esseri senzienti di tutto l'universo.
Il titano però è innamorato della Morte e ritiene che se fosse un suo pari lei lo degnerebbe di rivolgersi a lui di persona (mentre invece lo fa tramite servitori). Perciò la convince a lasciargli usare il Pozzo dell'Infinito, che gli permette di localizzare le sei Gemme, che sono in mano a 6 Antichi dell’universo (esseri che hanno scoperto il segreto dell’immortalità), dicendo che lo aiuterebbero a svolgere meglio il suo compito.
Thanos, usando astuzia e crudeltà, riesce a impadronirsi delle Gemme e torna trionfante dalla Morte che, però, ora lo considera addirittura superiore a lei, e perciò continua a non rivolgersi  lui di persona (un due di picche cosmico, in pratica).
Tutto ciò è raccontato in The Thanos Quest. Ed è da qui che inizia Infinity Gauntlet.
 
Arrabbiato per il rifiuto di Morte e consigliato dal demone Mefisto (che spera di mettere le mani sulle gemme), Thanos mette le Gemme sul suo guanto creando così il famoso artefatto e, con uno schiocco di dita cancella metà della vita nell’intero universo, compresi molti eroi come tutti i Fantastici 4, Devil e parte degli X-men.
 
Poi crea un planetoide-trono da cui farsi bello per la sua “amata”, mostrando alcuni suoi trofei: suo fratello Eros, alias Starfox, senza più la bocca e la sua sedicente nipote Nebula (che diventa figlia adottiva nei film) ridotta a una specie di zombie.
Quello che non sa è che Silver Surfer (in precedenza sconfitto da Thanos), insieme ad Adam Warlock è arrivato sulla Terra per avvertire gli eroi di quello che sta accadendo.
Intanto un gruppo di entità cosmiche (Galactus, Eon, Eternità, ecc.) compare davanti a Thanos: hanno percepito ciò che ha fatto e sono arrivate a fermarlo. A loro si uniscono Morte e Mefisto, cosa che fa infuriare Thanos che congela il tempo.
 
 
 
Arrivano gli eroi (gli Avengers, Hulk, Dottor Strange, Namor, Wolverine,  Wolverine e Ciclope, perfino Destino ), che però vengono sconfitti facilmente uno a uno e nei modi più disparati (per esempio tramutati in pietra o rivoltando contro i loro stessi poteri). Tutto ciò fa parte del cinico piano di Warlock: gli eroi sono solo un diversivo, mentre poco lontano c’è in attesa Silver Surfer che aspetta il momento propizio per sfilare il guanto dalla mano di Thanos.
Il momento arriva ma, purtroppo, il titano se ne accorge e manda in fumo il piano, poi assurge a una forma incorporea, deciso a evolversi a uno stadio di esistenza superiore, deciso a sostituirsi a Eternità, personificazione dello stesso creato.
Però, così facendo, lascia il suo corpo incustodito e permette a Nebula di rubargli il guanto e reclamarlo per sé, depotenziando Thanos ed esiliandolo nello spazio.
Salvato dal Dottor Strange su richiesta di Warlock, viene trasportato all’interno della gemma dell’anima dove Warlock gli rivela che la causa della sua sconfitta, in realtà è dovuta al fatto che Thanos, dentro di sé sapeva di non essere degno del potere del guanto.
Colpito dalla rivelazione Thanos accetta di aiutarlo a strappare il guanto dalla mano di Nebula.
Usando un trucco e l’attacco combinato delle Entità cosmiche il piano riesce e Nebula viene fermata e ridotta in uno stato vegetativo.
Per evitare il carcere Thanos, apparentemente, si suicida con una esplosione, mentre Warlock reclama per sé il guanto, con disappunto di tutti.
Due mesi più tardi Warlock compare su di un pianeta senza nome dove trova Thanos, ancore vivo, che si è ritirato a fare il contadino e a meditare, giurando di aver lasciato perdere la ricerca del potere.
La storia ha un respiro epico dall’inizio alla fine (tipo quando Capitan America affronta da solo Thanos, ultimo degli eroi rimasti in piedi, e riesce a colpirlo, prima che l’altro gli distrugga lo scudo fino ad allora indistruttibile), dando tempo alla narrazione di crescere in intensità e pathos per prepararsi alle botte vere e proprie, anche se, alla fine, i supereroi hanno un ruolo più di spalla rispetto al vero antagonista di Thanos, Adam Warlock, forse la migliore creazione di Starlin, mai così cinico, calcolatore e, allo stesso tempo, umano.
E anche Thanos ne esce, per assurdo, più umano e non solo la macchina di distruzione di massa che era stato finora.
Per questo si può perdonare qualche caduta di stile (tipo Terraxia, la moglie che Thanos si crea apposta per far ingelosire la Morte, senza funzionare, per altro).
Un plauso a George Pérez che qui è al suo meglio (non me ne vogliano i fan di Lim), con disegni che catturano subito l’immaginazione e scene di massa che riuscirà a riproporre solo diversi anni dopo, quando disegnerà il mitico crossover Avengers/Justice League (mito!)
Insomma, una saga cosmica nel vero e più completo senso del termine, come se ne vedono poche.
Spero che l’articolo vi sia piaciuto e che il film sia all’altezza delle aspettative. A presto!

sabato 7 aprile 2018

Spaghetti Marvel parte 2


Spaghetti Marvel parte 2


Bentornati!

Come ho scritto la volta scorsa, molti di voi forse non sanno che, nel 1996, l’Italia fece la sua prima apparizione nei fumetti Marvel.
Marvel Italia pubblicò una miniserie in 4 numeri (più il numero 0) chiamata  Europa, dove venivano pubblicate due miniserie su supereroi creati, appunto, aldiquà dell’Atlantico.
Le serie in questione erano Gemini e Euroforce.
Della prima abbiamo già parlato qui, della seconda, Euroforce, creata da Xavier Marturet e Paco Diaz Luque, parleremo oggi.

 
La squadra di Euroforce venne creata, come la prima, sotto l’egida dello SHIELD ma, a differenza di Gemini, questa era formata da professionisti con superpoteri o alto addestramento.
All’inizio c’è Euromind, divisa in due parti: Eurolab, la divisione scientifica e Task Force, la squadra di pronto intervento.
A far parte di Eurolab ci sono Key, tedesco, leader e ingegnere; Danger, danese, mutante capace di generare bio-elettricità e costantemente chiuso nella sua tuta; Deep sight, inglese, cyborg; Nuage, francese, mutante capace di telepatia, empatia e psicometria; infine Picaro, spagnolo, mutante capace di generare un campo di forza.

 
Nella Task force ci sono Michele Argento, nome in codice soltanto Argento, ex carabiniere ed ex GIS, esperto di armi e infiltrazione. Nel corso della serie svilupperà misteriosi poteri di probabile origine mistica (tra cui teletrasporto e chiaroveggenza); Dragonfly, forse danese, soldato addestrato, leader della squadra; Blue condor, mutante, forse tedesca o austriaca, capace di aumentare la forza; Iceboy, l’unico “straniero” essendo canadese, anche lui militare addestrato; Tiger, francese, con pelle impenetrabile;
Il loro direttore è Francois Borillon, ex militare ONU e militare di lungo corso.
La storia inizia quando la Task force indaga sul probabile schianto di un UFO. Qui vengono attaccati da un trio di tizi equipaggiati con superarmature ispirate a quelle dei samurai giapponesi e che si fanno chiamare I signori della guerra. questi ammazzano Dragonfly e Blue condor e catturano Ice boy.
Tiger e Argento si salvano in quanto l’italiano di punto in bianco scopre di avere di potersi teletrasportare, senza sapere come ha fatto.
Contemporaneamente, a Eurolab viene impedito di investigare su un misterioso caso. Disobbediscono agli ordini e allora vengono tutti incastrati per omicidio.
I superstiti della Task force e di Eurolab si uniscono e si soprannominano Euroforce e iniziano a indagare, scoprendo la corruzione agli alti livelli dell’organizzazione che risulta in combutta nientemeno che con l’AIM.
Dopo un feroce scontro in un laboratorio AIM dove trovano Iceboy trasformato in un mostro e dove sconfiggono i Signori della guerra, inscenano la loro morte e “spariscono dai radar”.
Da una località segreta in Spagna e con la complicità di Borillon, unico a credere in loro, organizzano le loro mosse per sconfiggere la corruzione in Euromind.
La serie originale finisce qui. Non si saprà mai se e come ci sono riusciti, e se hanno perso o acquistato nuovi membri. Inoltre rimane aperta la questione Argento: di che natura sono i suoi poteri? E perché si sono manifestati adesso?
A parte questo la serie è molto più “solida” e piacevole da leggere, e i protagonisti sono più godibili e credibili rispetto a quelli proposti da Gemini.
Ma, rispetto ai “gemellini” italiani questa non è la fine per Euroforce. Nossignore.
Nel 2014, nella serie Avengers world , durante una missione sotto Velletri, nella Città dei morti, piena zeppa di morti risvegliati da Morgana Le Fey, alcuni membri dei Vendicatori ricevono l’inaspettato aiuto della rinata Euroforce.

 
A guidarla ora c’è il Cavaliere nero e tra i membri se ne vede solo uno di quelli originali, Tiger. Gli altri sono l’italiano Sliver (Franco Fibbri. Fibbri? Ma davvero? Non commento.), ex calciatore,  il polacco Baby Killer, la francese Swordwoman, figlia dello Spadaccino, e la spagnola Tumult.
Successivamente, quando il Cavaliere nero finirà nell’universo chiamato Weirdworld, ritornerà Key a prendere il comando.






Questo è tutto. Euroforce ha avuto miglior fortuna di Gemini, alla fine, anche se rimane una squadra di serie b rispetto ai “pesi massimi” ufficiali come Avengers, X-men e Fantastici quattro.
A me non dispiacerebbe vedere almeno una nuova miniserie su di loro. E a voi?

domenica 25 marzo 2018

Spaghetti Marvel parte 1


Spaghetti Marvel parte 1

 
Bentornati!

Molti di voi forse non sanno che, nel 1996, l’Italia fece la sua prima apparizione nei fumetti Marvel.

Cosa vuol dire? Adesso ve lo spiego.

La allora appena nata Marvel Italia pubblicò una miniserie in 4 numeri (più il numero 0) chiamata  Europa, dove venivano pubblicate due miniserie su supereroi creati, appunto, aldiquà dell’Atlantico.

Le serie in questione erano Gemini e Euroforce.

La prima, creata da Francesco Meo e Fabrizio Ugolini, presentava la prima squadra di supereroi Marvel italiani… più o meno.

L’antefatto: un ex militare inglese, ora in forza allo SHIELD, sviluppa un procedimento per creare supereroi in serie sfruttando una misteriosa forza extradimensionale.

Il risultato non è dei migliori. Il meta- impulso scatenato coinvolge un ospedale dove la maggior parte delle persone (tra pazienti e personale) o muore o viene trasformato in orribili mostri disumani. Solo 5 neonati sembrano sopravvivere.

L’inglese ne adotta uno, e restituisce gli altri quattro alle rispettive famiglie o dati in adozione, ma tenendoli sempre d’occhio.

Quando, anni dopo, i cinque sviluppano superpoteri, vengono riuniti a formare una squadra antiterrorismo chiamata Gemini.
 

Ne fanno parte Front(Gabriel), il figlio adottivo di Edwing Caine, l’inglese, dotato di un totale controllo del proprio metabolismo che gli permette di fare sforzi sovrumani e di sopravvivere a una pistolettata in pieno volto. Inoltre alimenta una pistola dotata di I.A. REVO, capace di creare al momento e sparare ogni tipo di munizione. È il capo del gruppo;

Balance(Debora Crovi), l’unica totalmente italiana, dotata di spaventosi poteri mentali(telecinesi, ecc.) e addestrata all’uso delle armi. Inoltre possiederebbe una specie di potere chiamato tecnocinesi che le permetterebbe di controllare la tecnologia;

 
 
 
 
 
 
Grip e Suede: due fratelli che più diversi non si può. Il primo è moro e sembra una specie di Wolverine dotato di artigli psicocinetici, ma più stronzo. Inoltre è dotato di uno speciale “artiglio mentale” che gli permette di controllare un avversario alla volta. Suede, invece, è biondo e più solare. Letteralmente. Può trasformarsi in plasma vivente diventando così una specie di torcia umana.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
L’ultima si chiama Mandala, e sembra avere origini mediorientali. Può creare dei varchi spaziotemporali che chiama “mandala di tenebra” che le permettono di teletrasportarsi dove vuole e creare buchi addosso ai nemici che risucchiano loro le energie(ahia!).

Supervisionati dallo scettico agente Lancelot dello SHIELD, combattono contro l’organizzazione terroristica Alba Nera, attirando l’attenzione del giornalista d’inchiesta Carlo Paci.

Successivamente Front scoprirà una verità incredibile: lui e i suoi compagni, al tempo, erano morti anche loro nell’ospedale internazionale. Caine aveva inavvertitamente liberato una entità chiamata Nosferath che si era incarnata in un bambino ribattezzato Child One. Nosferath aveva concesso a cinque bambini di tornare in vita con una frazione del suo potere, in cambio delle cure di Caine e della sua assistente, fino al suo completo sviluppo.

Caine, però, ingannò l’entità, la mise in stasi e la imprigionò nei sotterranei della base, tenendosi i bambini.

Sconvolto, dopo una lite spara al suo padre adottivo e scappa, non sapendo di aver, in realtà, sparato a un LMD (Live Model Decoy), una copia, che i MarvelFan ben conoscono.

Ricercato come traditore si scontrerà con i suoi ex compagni e rimedierà una pistolettata in faccia che avrebbe potuto ucciderlo, se non fosse stato per i suoi poteri. Nascosta la ferita con una maschera d’oro, va alla ricerca delle sue vere origini, trovando la tomba di sua madre e anche Mr. Illusion, un illusionista da quattro soldi che, anni dietro, fu investito anche lui dall’energia extradimensionale acquisendo il potere di rendere reali le sue illusioni e che, allo stato attuale, è diventato un pedina di Nosferath che si sta risvegliando, e pure parecchio incazzato.

Dopo un veloce incontro con Iron man, che non lo cattura, riconoscendo in lui le qualità di un eroe, Front ritorna alla base, giusto in tempo per farsi lanciare in orbita insieme alla struttura da Nosferath, ora del tutto sveglio, grazie anche al tradimento dell’assistente di Caine, trasformata nella potente e servile Alma Matrix.

Costei, insieme a Caine, morirà per mano del demone. I cinque supereroi e Mr. Illusion verranno bastonati alla grande dal nemico, deciso a riprendersi il suo potere.

A salvarli ci penserà il Viaggiatore, un alieno reincarnatosi nel corpo di una vittima di mafia. Il Viaggiatore non è altro che uno dei carcerieri di Nosferath, che riuscirà a esiliarlo di nuovo. Dovrebbe eliminare anche i cinque Gemini ma, forse grazie alla sua parte umana, li lascerà vivere, tornandosene tra le stelle.

Nel finale Carlo Paci, il giornalista, si ritrova tra le mani i file consegnatigli da Front con la verità sul progetto Gemini. Se li divulgasse sarebbe la fine di tutto, ma anche lui decide di dare ai 5 ragazzi una possibilità (bastardelli fortunati!).

La storia di per sé non è male. Il suo vero difetto, se vogliamo, è che… non c’è italianità in tutto questo.

Potrebbe essere ambientata tranquillamente in qualsiasi parte del globo. L’idea di far coinvolgere un “ospedale internazionale” in modo da aver un gruppo multietnico è un po’ “meh”.

Non voglio passare per razzista ma, soprattutto 22 anni fa, se si voleva avere dei supereroi italiani, sarebbe stato meglio far loro avere delle radici, una storia più radicata in Italia invece che limitarsi a esserci nati.

Che poi, fossero stati figli di immigrati o di coppie miste, per me sarebbe andata bene comunque. Non ne faccio una questione di etnia ma, a parte operare in Italia, nessuno di loro sembra avere quel particolare feeling con il paese in cui operano per poter far scattare l’empatia con il pubblico.

Non pretendevo un Capitan Italia, una Pizzagirl, o un Dr. Mandolino, però sono troppo americanizzati per essere credibili.

Tant’è vero che, con il mio gruppo stiamo portando avanti una campagna di GDR incentrata su supereroi made in Italy dove il fattore Belpaese si sente eccome (a volte pure troppo :-) ).

Per oggi finiamo qui. La prossima puntata parleremo di Euroforce che ha avuto un’altra storia.

Alla prossima!