Visualizzazione post con etichetta Paleorecensione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Paleorecensione. Mostra tutti i post

domenica 15 dicembre 2019

PALEORECENSIONE: STARCRASH, LO STAR WARS ITALIANO


PALEORECENSIONE: STARCRASH, LO STAR WARS ITALIANO


Bentornati! In attesa dell’ultimo capitolo della saga di Guerre stellari, oggi voglio parlarvi di una pietra miliare della fantascienza italiana, ovvero Starcrash – Scontri stellari oltre la terza dimensione! Non potete dirvi dei nerd se non l’avete mai visto.

Uscito nel ’78, sfruttò l’onda del successo di guerre stellari, anche se il regista Lewis Coates (ossia l’italianissimo Luigi Cozzi), sostenne che l’idea era antecedente all’uscita del film di Lucas.

Comunque sia si tratto di una produzione importante per la cinematografia italiana, girata negli studi di Cinecittà, mentre alcuni esterni furono girati in Marocco e Tunisia.

Tanto per farvi capire furono ingaggiati John Barry (compositore delle colonne sonore di diversi 007) per la colonna sonora e nientepopòdimenoche Christopher Plummer (Tutti insieme appassionatamente. Evidentemente doveva finire pagare il mutuo) nel ruolo dell’imperatore. E devo segnalare addirittura David Hasselhoff  in uno dei suoi primissimi ruoli e Nadia Cassini (chi se la ricorda?) nel ruolo della Regina delle Amazzoni.
 

             
 
Nella galassia, il panciuto e malvagio conte Zarth Arn ha costruito un’arma mentale che fa impazzire le persone a distanza e se ne vuole servire per eliminare l’Imperatore dell’universo per prenderne il posto. L’avvenente avventuriera Stella Star (giuro, non me lo sto inventando!) e il suo fedele amico Akton dotato di poteri super-normali(!?), mentre stanno scappando dalla polizia trovano un sopravvissuto di una squadra inviata dall’Imperatore per trovare il pianeta dove il conte ha nascosto l’arma. I due traggono in salvo il superstite per poi venire catturati e condannati per i loro crimini ai lavori forzati su due pianeti diversi.

Però, sorpresa! L’Imperatore in persona li libera e li recluta per andare a cercare le navette di salvataggio della nave imperiale abbattuta, su cui era imbarcato anche suo figlio, il principe.
 
 

 
 
 
 
Quindi i due avventurieri, accompagnati dal poliziotto dalla faccia verde Thor e dal robot pistolero Elle iniziano a girare per i pianeti delle Stelle proibite, incontrando Amazzoni alleate col conte e che comandano robot giganti, pianeti gelati e trogloditi cannibali, e anche traditori e rivelazioni, fino a ritrovare l’unico altro superstite della spedizione che poi si rivelerà il figaccione principe scomparso, Raima, che salva Stella dai cannibali, per poi aiutarla nella battaglia finale con il conte.
 

 
 
 
 
Non vi spoilero il finale, né altri colpi di scena perché il film VA VISTO. Assolutamente. Ma non perché sia un capolavoro  ingiustamente sottovalutato, ma perché è davvero, davvero, ai limiti del trash, con buchi di trama grossi come buchi neri, dialoghi scritti con i piedi e, in generale una messa in opera talmente, talmente… TALMENTE TALE che, più ci penso, più mi convinco che l’hanno fatto apposta così.

Dal costume fetish di Stella, alla non spiegazione dei poteri di Akton che, diciamocelo, poteva affrontare l’intera avventura da solo, bendato e con le mani legate, alla recitazione da cani dei comprimari, ai robot animati a passo uno, tutto contribuisce a renderlo assolutamente unico.



Ma, credetemi, questo film nasconde anche diverse genialate che andrebbero copiate anche da produzioni più importanti, tipo la fortezza spaziale del conte a forma di mano artigliata che si chiude a pugno quando viene attaccata(!), oppure la versione spaziale dei “maiali”, ovvero dei Siluri a Lenta Corsa, quei mini sommergibili a forma di siluro che vennero usati dalla Marina Italiana durante la II Guerra Mondiale per fare atti di sabotaggio alle navi nemiche. Quella è davvero una figata! (Per altre informazioni cliccate su questo link)

Ovviamente, all’uscita nelle sale tutta questa genialità non fu recepita, e il film fu stroncato, sia in Italia che all’estero. Forse anche complice il cambio del distributore, dalla American International Pictures, che si defilò, non appena visto il prodotto, alla New World Pictures. Poi, come spesso succede, acquisì popolarità e in parte rivalutato.

Se riuscite a trovare il dvd è meglio, altrimenti cliccate QUI.

Per ora è tutto! Vi auguro Buon Natale e alla prossima!

lunedì 27 maggio 2019

PALEORECENSIONE: KRULL


PALEORECENSIONE: KRULL

 
 
 
 Un’enorme roccia viaggia nello spazio verso un pianeta simile alla Terra. Sembrerebbe un comune asteroide, ma non lo è: a una estremità ha una cupola di un materiale sconosciuto e, quando atterra sul pianeta, lo fa come lo farebbe un’astronave.
Benvenuti a questa ennesima paleorecensione! Oggi esamineremo un piccolo gioiello semidimenticato della Science Fantasy, ossia del peccaminoso incrocio di Fantasy e dì Fantascienza: Krull, del 1983.
Un film che, nonostante gli anni, rimane abbastanza godibile e originale.
Tra gli attori spicca tal Ken Marshall, che ebbe un fugace successo anche in Italia negli anni ’80 quando interpretò Marco Polo nell’omonimo sceneggiato, pardon, fiction della Rai.
E, inoltre, c’è anche un giovane Liam Neeson nei panni del bandito Kegan(ma quanti film ha fatto, quest’uomo? E poi dicono di Samuel L. Jackson)

Quelle che ho descritto all’inizio sono le prime scene del film, che ci viene presentato così senza altre spiegazioni. Quelle arrivano dopo, da una voce fuoricampo, che scopriremo poi appartenere a Ymyr il Vecchio.

Costui ci informa prima che il pianeta dove si svolge la vicenda si chiama Krull, di chiaro stampo medievale, e che la roccia con la cupola, altro non è che la dimora di un crudele tiranno spaziale chiamato semplicemente Il Mostro (The Beast, in originale. Perché perdere tempo con nomi che annodano la lingua se sei il male incarnato?), che comanda orde di soldati chiamati Massacratori che, ovviamente, massacrano tutti coloro che si oppongono loro. Inoltre Ymyr parla di una profezia che parla di una fanciulla di nobile lignaggio che sarà libera di scegliere il suo sposo e con esso genererà un figlio che regnerà sul cosmo (emmecojoni!)
Dopo questo lungo incipit veniamo a conoscenza che due dei principali regni del pianeta, nelle persone dei rispettivi re, hanno deciso di mettere da parte la loro lunga rivalità attraverso l’unione in matrimonio dei rispettivi figli per poter contrastare i Massacratori. Ma, mentre i due re faticano a ingoiare il rospo i rispettivi figli, il principe figaccione Colwyn (ossia Ken Marshall) e la principessa Lyssa, non vedono l’ora essendo innamorati.
La cerimonia è suggestiva e anche importante, in seguito: lui spegne una torcia nell’acqua e lei, dopo averla ripescata ancora accesa, la deve offrire allo sposo.
Ma, proprio durante la cerimonia, vengono attaccati dai Massacratori che, omen nomen massacrano tutti e si portano via la principessa, lasciando il quasi sposo mezzo morto.
Salvato da Ymyr, Colwyn parte alla ricerca della sua sposa, con il Vecchio che lo avverte che non sarà facile trovare la Fortezza nera del Mostro e liberare la principessa: la Fortezza nera scompare all’alba per riapparire immediatamente in un altro luogo

distante anche centinaia di chilometri ogni giorno. Inoltre dovrà affrontare il Mostro stesso, che mai nessuno è mai riuscito a sconfiggere. Per batterlo avrà bisogno di aiuto, ossia del Glaive, una mitica arma a forma di stella a cinque punte da cui escono altrettante lame e che può venire lanciata come una specie di shuriken per poi tornare nelle mani del suo possessore come fosse Mjiolnir, il martello di Thor.

Colwyn lo recupera in una caverna in cima a una montagna dentro cui trova un ruscello di lava e, dentro il ruscello, il Glaive. Il principe lo tira fuori immergendo la mano nella lava(!), forse perché dato che è figaccione e predestinato dev’essere anche ignifugo.
Comunque, una volta recuperata la superarma lui e Ymyr ripartono verso il Veggente cieco degli smeraldi per farsi predire dove comparirà, indomani, la fortezza del nemico.
Durante il viaggio incontrano e arruolano Ergo il Magnifico un cialtrone che, però, riesce a trasformarsi in ogni tipo di animali, e che è la nota comica del film, un gruppo di banditi e ex galeotti guidati dal cinico Torquil, uno dei personaggi più interessanti del film, e il ciclope Rell, che appartiene a una razza di un altro pianeta che tempo prima aveva fatto un patto col Mostro: uno dei loro occhi in cambio del potere di vedere il futuro. Il Mostro, però, li aveva ingannati dando loro il potere di vedere la loro morte (domanda: come cavolo a fatto ad arrivare sul mondo di Krull e perché???)

Alla fine arrivano dal Veggente, che vive nascosto col suo assistente, il piccolo Titch.

La divinazione fallisce a causa dell’intervento del Mostro, che non gradisce ficcanaso. SI parte allora per la Palude maledetta, al cui interno il Mostro non potrà interferire, ma gli eventi precipitano: vengono assaliti dai Massacratori e il Veggente viene assassinato dal Mostro stesso, che ne ha preso le sembianze.

L’alternativa, ora, è arrivare alla Vedova della ragnatela, una strega che vive in una montagna con a guardia un ragno gigante. Ymyr parte da solo per porre la domanda e si scopre che costei altro non era che l’antico amore del vecchio, condannata a vivere lì per espiare una orribile colpa. I due si riappacificano e lei dà l’informazione che serviva ma la cosa però costerà la vita a entrambi.
Il posto da raggiungere è lontanissimo: il Deserto di ferro. Catturano allora un gruppo di cavalli di fuoco, cavalli che corrono talmente veloci da fare letteralmente fuoco dagli zoccoli! (ok, lo ammetto, qui l’hanno fatta un po’ fuori dalla tazza.)
 

Arrivano appena in tempo, poco prima dell’alba e riescono ad entrare grazie a Rell, che si sacrifica sfidando il proprio destino.
Continua la decimazione degli eroi: Ergo il piccolo Titch rimangono separati, col mago che si trasforma in tigre per proteggere il secondo dai nemici mentre Colwyn e gli altri, dopo aver attraversato ambienti usciti da un incubo, raggiungono la prigione di Lyssa che, nel frattempo, ha resistito a tutti i tentativi di seduzione del Mostro.
Finalmente si vede usare il Glaive per aprire un varco nella prigione e poi combattere il Mostro, che si presenta come un gigantesco alieno dagli occhi rossi che sembra un incrocio tra lo xenomorfo di Alien e il Mostro della palude.
 

Riescono a ferirlo, ma il Glaive rimane incastrato nel suo gigantesco corpo. Allora completano la cerimonia e Colwyn, lanciando fuoco dalla mano, riesce a uccidere il malvagio e a scappare con in superstiti prima che la fortezza si distrugga.

Un piccolo gioiellino con le sue pecche, certo, i cui effetti speciali risentono un po’ del tempo, ma tutto sommato non male, anche per il coraggio di proporre qualcosa di nuovo.

Come al solito potrete gustarvelo in italiano QUI.https://www.youtube.com/watch?v=TWX78ZWQpzA&t=6784s

Alla prossima!

giovedì 6 dicembre 2018

PALEORECENSIONE: FIRE AND ICE – FUOCO E GHIACCIO


PALEORECENSIONE: FIRE AND ICE – FUOCO E GHIACCIO

Bentornati! Oggi affronteremo una nuova paleorecensione. Mettetevi comodi perché parleremo del film d’animazione Fire and Ice – Fuoco e ghiaccio di Ralph Bakshi,



Il tizio è lo stesso che negli anni ’70 ci regalò Fritz il gatto (il primo cartone a essere vietato ai minori) e il film d’animazione sul Signore degli Anelli girato in Rotoscope.
Il Rotoscope, per chi non lo sapesse, è, secondo Wikipedia: una tecnica di animazione utilizzata per creare un cartone animato in cui le figure umane risultino realistiche. Il disegnatore ricalca le scene a partire da una pellicola filmata in precedenza.
In origine, le immagini filmate in precedenza venivano proiettate su un pannello di vetro traslucido, dove fungevano da supporto per l'attività di disegno.
Recentemente questo congegno è stato sostituito dal computer. “
Questo permette di avere dei cartoni dall’animazione inconfondibile, un vero e proprio “marchio di fabbrica”, fatto con un mezzo che permette di abbattere di molto i costi.
Tornando a noi, Bakshi, per realizzare il film chiese aiuto a fior fiore di autori tra i quali spicca nientepopodimeno che il mitico FRANK FRAZETTA! Colui che ha in pratica definito l’immaginario del Fantasy con le sue illustrazioni e che aiutò il vecchio Ralph, oltre che nel design dei personaggi, anche alla sceneggiatura insieme a Gerry Conway, il celebre fumettista e sceneggiatore.
Ma, allora, con ‘sti nomi dietro, di che parla il film?
Parla di un epoca lontanissima in cui la strega Juliana, assetata di potere, scatena il figlio Nekron contro gli altri popoli. Il ragazzone è dotato del potere di controllare il ghiaccio e dal suo trono congelato è capace di muovere interi ghiacciai facendo ritornare il mondo in un’era glaciale. Al loro servizio hanno un intero esercito di primitivi uomini delle caverne che depredano i villaggi conquistati.
Tra questi c’è anche il villaggio del coraggioso Larn, un giovane con una bella treccia bionda e un perizoma ai limiti del fetish che è anche l’unico a sopravvivere ed è assetato di vendetta.
 
 
 
Intanto Juliana manda degli ambasciatori da re Jarol, il capo del Popolo del Fuoco,  gente che ha astutamente costruito la propria città alle pendici di un vulcano attivo. Il re e suo figlio Taro rifiutano di sottomettersi, ma nel mentre un commando di primitivi rapisce Teegra, la scosciata, seminuda e formosa figlia e sorella dei due.

 

 
 
 
 
 
 
 
 


 
La ragazza riuscirà e liberarsi e ad accoppare, contro ogni probabilità, un carceriere e incrocerà la strada con quella di Larn e del misterioso Darkwolf, un barbaro che indossa un elmo a forma di testa di lupo, armato di ascia e che sembra un incrocio tra Batman e Conan. E cazzuto il triplo di entrambi; costui ha giurato di uccidere Nekron e mammina e aiuterà i due giovani.
Da qui un susseguirsi di inseguimenti, colpi di scena, sentimenti, stregonerie, combattimenti, voli a dorso di pterodattilo (!) e fiumi di lava fino al confronto finale.
Al di là delle battute, il film merita davvero, anzi, forse meritava anche un 15/20 minuti in più per approfondire il mondo e i personaggi che Bakshi e soci hanno creato.
Soprattutto Darkwolf. Di lui non sappiamo praticamente niente. Larn, durante una visita a delle rovine di una civiltà scomparsa trova un bassorilievo con l’aspetto del guerriero, ma è tutto ciò che si può intuire del suo passato.
Anche di Nekron e mammina cara ne sappiamo poco. Ma alla fine ci si riesce a passare sopra, di fronte a una messa in opera come questa: un mondo selvaggio, primitivo a tratti ma già antico. Puro Sword and Sorcery da manuale che però non ebbe mai successo al botteghino ma, come succede spesso, divenne un cult movie successivamente.
Pochi sanno che nel 2014 Robert Rodriguez (Dal tramonto all’alba, Machete, Sin City) aveva espresso la volontà di farne un film dal vivo, con tanto di interessamento della Sony. Purtroppo del progetto non se ne sa più niente. (P.S. Io, personalmente, vedrei bene The Rock come Darkwolf)
 
Io l’ho trovato in lingua inglese QUI per chi non ha problemi con la lingua.
Per oggi è tutto. Arrivederci alla prossima!

domenica 22 luglio 2018

PALEORECENSIONI: SWAMP THING – IL MOSTRO DELLA PALUDE (1982)


PALEORECENSIONI: SWAMP THING – IL MOSTRO DELLA PALUDE (1982)

 

Bentornati! Mi dispiace per la mia assenza durata tutto questo tempo, ma ero assorbito da un progetto di cui vi parlerò più avanti.

Intanto recupereremo il tempo perso con una bella Paleorecensione come quelle di una volta.

Questo giro saremo in casa DC insieme a uno dei suoi protagonisti più particolari: la cosa della palude, Swamp Thing!

È un personaggio nato nel 1971 e creato da  Len Wein  e Berni Wrightson , protagonista di ben  4 serie regolari.

Nel 1982 ne fu girato un film girato nientepopodimeno che da WES CRAVEN! Esatto, proprio il papà di Freddy Kruger! Ed è proprio di questo film che andremo a parlare.

Il film inizia con un elicottero che sorvola una palude mentre nella palude stessa si consuma l’inseguimento di un poveraccio da parte di alcuni mercenari.

L’elicottero, inconsapevole, atterra vicino a una installazione e ne escono due persone di cui una donna, di nome Alice Cable, è venuta a sostituire un tecnico diventato la cena di un alligatore.

Nell’installazione, finanziata dal governo, lavora lo scienziato piacione Alec Holland che insieme alla sorella porta avanti dei segretissimi esperimenti. Talmente segreti che vengono rivelati solo dopo un quarto d’ora di film(!)

A quanto pare il dottor Holland vuole risolvere la fame nel mondo creando in laboratorio piante resistentissime fondendo DNA animale e vegetale.

Tra la nuova arrivata e il dottore nasce una simpatia, ma non riescono a approfondirla perché, una notte, i mercenari visti all’inizio assaltano i laboratori e massacrano tutti. A guidarli c’è il famigerato scienziato Anton Arcane, alla ricerca del segreto dell’immortalità.

Arcane ammazza la sorella di Holland e ruba i suoi appunti. Alec, però usa la formula per far scoppiare un incendio e scappa avvolto dalle fiamme, finendo nella palude.

Il mattino dopo scopriamo che Cable è l’unica sopravvissuta e che ha con sé l’ultimo quaderno con gli appunti. Lo nasconde e poi scappa attraverso la palude, alla ricerca di aiuto.

Inseguita dai mercenari verrà salvata varie volte da una misteriosa creatura dotata di enorme forza e invulnerabile ai proiettili.





Alice arriva in un emporio piazzato proprio in mezzo alla palude(vabbè…) gestito dall’adolescente di colore Jude completamente da solo (ancora vabbè).

Da qui tenta di telefonare a Washington per chiedere aiuto ai suoi superiori, ma la telefonata viene intercettata da Arcane, che nel frattempo si è accorto dell’assenza degli appunti e manda all’emporio i suoi uomini, costringendo la donna e il ragazzo alla fuga.

Alice recupera gli appunti che aveva nascosto, incrociando la creatura(in realtà Alec trasformato) che era tornato al laboratorio a per vedere cosa era rimasto.

La situazione precipita: Jude viene ferito e Alice catturata, ma vengono entrambi salvati da Alec che perde un braccio nel tentativo.

Finalmente soli, la dottoressa finalmente riconosce nella creatura il dottore piacione e hanno un momento di tranquillità. Poi, però Arcane e i suoi uomini si fanno di nuovo vivi e catturano entrambi.

Portati nel covo dello scienziato pazzo (una villa di stile coloniale guarda caso sul limitare della palude), vengono imprigionati nelle segrete(perché giustamente DEVE avere delle segrete). Di sopra Arcane organizza una festa e, con l’inganno, fa bere la formula a uno dei suoi scagnozzi, Bruno, trasformandolo in un nano deforme (con tutto il rispetto per i nani. Se volete possiamo chiamarlo goblin deforme); il tutto solo per sperimentare il siero.

Incacchiato, Arcane chiede ad Alec in cosa ha sbagliato. Alec risponde che la formula non è errata, fa solo emergere la vera personalità di chi la assume, quindi Bruno, essendo moralmente piccolo e squallido lo è diventato anche fisicamente (quindi, sotto sotto il dottore piacione è sempre stato un mostro di due metri, mezzo pianta super forte e immortale? O_o )

Arcane, pieno di sé, convinto di aumentare le sue capacità mentali, assume la formula e si trasforma in una creatura bestiale, mezzo uomo e mezzo… facocero? Cinghiale?

Pieno di rabbia afferra una spada dalla sua collezione e corre di sotto per affettare i prigionieri(anche se ora ha zanne e artigli…).

Swamp Thimg, però, assorbendo la luce del sole che filtrava da una feritoia, accumula abbastanza energia da rigenerare il braccio mancante e a liberare entrambi. Con l’aiuto di Bruno, che vuole vendicarsi del suo capo, scappano attraverso un passaggio segreto e sbucano nella palude, dove avviene il confronto finale con Arcane, che verrà trafitto dalla sua stessa spada. Poi Alec curerà Alice, ferita durante il combattimento, usando i suoi poteri.

Alla fine Swamp Thing rimarrà nella palude, lasciando Alice e Jude come testimoni degli eventi.

Allora, premesso che ho visto di peggio, devo dire, però che qui il maestro Craven non è proprio al suo meglio, anche se non so se perché non era in giornata oppure per mancanza di fondi.

Il costume di Swamp Thing è una imbarazzante tuta di lattice (meno imbarazzante, però, del costume di Arcane trasformato. Andiamo, dove l’anno preso quel costume, al centro commerciale? E non venitemi a dire: “Eh, ma la tecnologia, i trucchi una volta non erano così sofisticati”. Il ritorno dello Jedi uscì soltanto l’anno dopo.)
 
 
La trama ricalca alcuni cliché e ingenuità tipiche dei film di quegli anni, anche se ogni tanto qualche zampata d’autore salta fuori, come, a esempio, la trasformazione di Arcane (visto che quella di Alec non la fanno vedere): in quella sequenza, per alcuni istanti, si riconosce la mano di Craven.

A parte quella, però, non ricordo altre sequenze memorabili, a parte quella del topless della protagonista che sui fa il bagno nella palude, incurante di coccodrilli e altre bestie, inimmaginabile nei cinecomics di oggi (e forse proprio per quello che rimane impressa).

Qualche parola sui protagonisti. Nella parte di Alec Holland prima della trasformazione troviamo Ray Wise diventato poi famoso come il papà di Laura Palmer in Twin Peaks;

Come Alice Cable c’è Adrienne Barbeau, stella degli horror degli anni ’70 e ’80, nonché la Maggie di 1997 fuga da New York.

Nella parte di Anton Arcan c’è Louis Jourdan, il Kamal Khan di 007 operazione piovra, mentre Bruno è interpretato da un caratterista dell’epoca Nicholas Worth, che ricordo anche in Darkman di Sam Raimi.

Che altro dire?

Che nonostante tutto il film piacque, tanto che nel 1989 il film ebbe un seguito: Il ritorno del mostro della palude, con altro regista e che non ebbe lo stesso successo dell’altro.

Se siete curiosi il film lo potrete trovare QUI:https://youtu.be/mWe6mG06WaM
Vi avverto però che l’immagine è un po’ tagliata, forse per evitare problemi di copyright, e che non è molto nitida.

In ogni caso ci sentiamo alla prossima, spero presto stavolta!








mercoledì 28 febbraio 2018

TI PUNISCO IN DUE!


TI PUNISCO IN DUE!

Bentrovati a questa nuova Paleorecensione!

Il titolo un po’ criptico serve per introdurre un film di quasi trent’anni fa interpretato da quel colosso (1,92 m) di Dolph Lungdren (da cui il sottile gioco di parole del titolo, ve lo ricordate, vero, Ivan Drago?)

Parlo de Il Vendicatore, ossia il Punitore, The Punisher!



Nel 1989 vide alla luce questo capolavoro(?) ispirato al famoso fumetto della Marvel diretto da Mark Goldblatt.

L’ex poliziotto (e non ex soldato, come nei fumetti) Frank Castle perde la ragione dopo che moglie e figlie saltano in aria sull’auto bomba destinata a lui.

Creduto morto fa perdere le sue tracce e inizia allora una crociata personale contro la mafia conquistandosi il soprannome di “Vendicatore” (sigh, maledetta traduzione).

Soltanto il suo ex collega Jake Berkowitz (il mitico Louis Gossett Jr. Ve lo ricordate il sergente di Ufficiale e gentiluomo?), sembra aver capito che il Vendicatore e Castle sono la stessa persona e cerca di acchiapparlo, sperando di farlo ragionare.

Il nostro, intanto, dal suo rifugio nelle fogne, dove medita nudo e parla con Dio (“Ogni tanto parlo ancora con Dio, e lui mi risponde.” cit.), fa fuori 125 persone i 5 anni e indebolisce la Mafia tanto da permettere alla Yakuza, guidata dalla sadica Lady Tanaka prendere il potere e far fuori la maggior parte dei capi, e già che c’è, rapirne i figli.

A quel punto, Castle, sensibile all’argomento bambini, accetterà di aiutare il mafioso Gianni Franco (doppio sigh) a liberare il figlio in una sanguinosa resa dei conti.

Il film di per se è un muscolare b-movie anni ’80, girato in economia e prodotto dalla  New World che fallirà di lì a poco.

In realtà non è malaccio, alternando scene interessanti (lo scontro finale), a altre un po’ meno (il camion telecomandato con la bottiglia di whisky, per dire).

Lundgren insistette per scriversi le battute da solo (“Chi ti manda?” “Spiderman.” Cit.) e, alla fine il suo Punisher è uno tra i più allucinati e folli che si siano mai visti: non è soltanto bruciato dalla sete di vendetta, lui è passato dall’altro lato della sanità mentale.

Louis Gossett Jr., fa il suo lavoro senza infamia e senza lode, il mafioso (interpretato dal caratterista Jeroen Krabbé), è stronzo quanto basta, mentre la cattiva è interessante e perfida, e merita una segnalazione perché realizzata in un’epoca in cui personaggi femminili del genere erano rari.

Inoltre segnalo che i combattimenti vennero improvvisati e non coreografati per dar loro una patina più realistica.

Il film fu un flop, ritirato quasi subito e distribuito in VHS. I fan non perdonarono diverse cose tra cui la mancanza dell’iconico teschio sul petto del protagonista, ma presente sul pomolo dei pugnali da lancio che distribuisce a volontà, e la sensazione di un lavoro approssimativo (ricordiamoci che il Batman di Tim Burton arrivò il mese dopo, con ben altro budget e campagna promozionale).

A me, personalmente non dispiacque, considerando altri film venuti dopo(qualcuno ha detto Elektra?)

In ogni caso, se volete gustarvelo lo trovate in lingua originale qui

Buona visione e alla prossima!

mercoledì 10 gennaio 2018

PALEORECENSIONI: STEEL 1997


PALEORECENSIONI: STEEL 1997

 
 


Buon anno a tutti, vecchie e nuovi nerd! Spero che vi siate rimpinzati per bene e che, in generale, quest’anno sia iniziato con la marcia giusta.

Dopo due settimane di pausa ricominciamo il nostro viaggio con una bella paleorecensione.

Dopo ben due articoli dedicati alla Casa delle Idee(Marvel), ora ci dedichiamo alla Distinta Concorrenza (DC):

Signore e signori, ecco a voi il più alto dei supereroi: Steel!



John Henry Irons ha la sua genesi fumettistica dopo la famosa Morte di Superman, degli anni ’90 (ripresa poi in Batman v Superman. Anche di quella saga dovrò farci un post, prima o poi).

Era un uomo che, ispirato dal kryptoniano che gli aveva salvato la vita, dopo la morte di quest’ultimo da parte di Doomsday, decise di onorarlo costruendosi un’armatura e combattendo il crimine.



Infatti l’uomo in realtà era un ex progettista d’armi che aveva abbandonato il lavoro dopo aver scoperto che le sue creazioni erano state usate da criminali comuni che avevano ucciso gente innocente.

In pratica è la versione DC black, non playboy, non miliardaria e non filantropa di Iron man. (:-D).

Successivamente, con il ritorno del vero Uomo d’acciaio, Steel ebbe una serie tutta sua che durò anche un bel po’.

Il film in questione riprende abbastanza il personaggio slegandolo da Superman e facendolo interpretare dalla superstar del basket Shaquille O'Neal.

Qui decide di diventare un supereroe dopo aver scoperto che un suo ex commilitone decide di vendere una sua creazione( un canone sonico) a delle gang di strada: facendosi aiutare dalla sua variegata e numerosa (e anche un po’ stereotipata) famiglia e da una sua amica rimasta sulla carrozzella dopo un incidente con una delle sue armi, mette su un’armatura a prova di proiettile e vari gadget.

Il film, di per sé è… carino, diciamo, ma risente moltissimo della mancanza di budget e di una scrittura seria della sceneggiatura e della capacità di recitazione di Shaq.

Nei fumetti Steel ha degli stivali razzo che gli permettono di volare, qui, invece ha un arpione che si aggancia alle pareti e gli permettono si scalare in un attimo i palazzi. In più si sposta su una moto (molto figa, in verità).

Una gag che dovrebbe essere comica è quella in cui perde i pezzi dell’armatura. In effetti è un po’ comica, ma giusto un po’.

Ma la punta di vera genialità la riserva il covo segreto, situato nella discarica di suo zio Joe, nascosta sotto un falso cumulo di rottami a cui si accede direttamente con la moto tramite un passaggio segreto! Chapeau!

Per non parlare poi di Susan detta Sparky, la sua ex partner in carrozzella geniale quanto lui che, nella battaglia finale saprà fare la sua parte con qualche “modifica” alla sedia a rotelle: ve lo giuro, neanche il Professor X degli X Men ha mai avuto una sedia così figa, più armata di un tank!

In definitiva, uno dei tanti cinecomics girato molto prima dell’esplosione del genere, in cui si vede lontano un chilometro non credeva nemmeno la stessa produzione. Un film probabilmente sconosciuto anche hai fanboy duri e puri della DC. O che fanno finta di non conoscere.

Bene, per oggi è tutto. Alla prossima!