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venerdì 10 maggio 2019

La fine è parte del viaggio


La fine è parte del viaggio

Bentornati! Sono passate ormai due settimane dall’uscita di Avengers endgame. Bene o male l’abbiamo visto tutti, ma non voglio fare una recensione, un sacco di gente l’ha già fatta. In questo articolo tirerò le somme di questi 11 anni del Marvel Cinematic Universe (d’ora in poi MCU), cosa è stato e cosa ci ha lasciato.

È innegabile che, quando nel 2008 uscì il primo Iron man e, soprattutto, quando comparve Samuel L. Jackson nei panni di Nick Fury nella scena post credit, nessuno, neanche la dirigenza della Marvel si sarebbe aspettato un successo del genere. Bè, loro ci speravano, ma era comunque una scommessa. Per un fan, sentir parlare dell’ Iniziativa Vendicatori, bé, fu fantastico. Ma nessuno di noi era davvero preparato a ciò che avvenne in seguito.

Ed è qui che voglio sottolineare una cosa: quello che è stato fatto con l’MCU sarà qualcosa che resterà per forza negli annali non solo del cinema, ma anche della cultura pop. Sto esagerando?

Siamo obiettivi: i sequel e gli spin-off sono sempre esistiti, certo, ma un universo condiviso di questa portata no, mai. Una serie di singoli film, che pellicola dopo pellicola compongono un mosaico articolato, un universo pieno di rimandi, collegamenti, dinamiche interne, riconoscibile, anche a costo, lo ammetto, di appiattire alcune storie. Una cosa mai tentata prima.

Questo implica anche dei passi falsi, degli inciampi. Io stesso, da fan, sono il primo a dire che non tutti sono dei capolavori e, da cinefilo, salverei meno della metà dei 22 film fatti finora. Ma se guardiamo l’intera operazione nella sua totalità, da Iron Man a Avengers: Endgame, allora non c’è n’è per nessuno. Game, Set, Incontro. Fine della partita (ahah).

E qui tocchiamo un altro punto: la gente dietro le quinte. Tutte le migliaia e migliaia di professionisti coinvolti in questo progetto, che sono cresciuti in numero film dopo film. E, soprattutto, la necessità di avere qualcuno con le idee chiare, la mano ferma e le palle d’acciaio. Qualcuno come Kevin Feige, appunto. Credo che sia lui, alla fine, l’asso vincente di tutta l’operazione. Senza qualcuno come lui a sovrintendere il tutto, questa cosa sarebbe naufragata tempo fa. Devo dire che non credo sia stato facile per lui, dovendo affrontare e risolvere una miriade di problemi come la sostituzione del regista in Ant Man o il licenziamento (anche se poi riassunto) di James Gunn.

Ma ha anche calato delle belle carte, a cominciare dalla scelta di chi avrebbe interpretato quei ruoli. A parte Robert Downey Jr, che era tagliato per il ruolo di Tony Stark diventando anche il volto iconico dell’intero progetto, non dimentichiamo il fior fiore di attoroni che si sono avvicendati nel corso degli anni: Anthony Hopkins, Michael Douglas, Robert Redford, Renè Russo, Michelle Pfeiffer, Cate Blanchett, Jeff Bridges, Mickey Rourke, e tanti tanti altri. In pratica mezza Hollywood. Per non contare quelli che ha lanciato, tipo Tom Hiddleston (che, siamo onesti, se non fosse stato preso per il ruolo di Loki, oggi dove sarebbe?)

Quindi, ora che siamo arrivati alla fine di questo arco narrativo(In realtà la conclusione sarebbe con Spider-man: far from home, in uscita nei prossimi mesi), cosa ci rimane di tutto ciò?

Prima di tutto che il coraggio paga, insieme a un’ottima organizzazione.

Riprendendo il discorso su Kevin Feige, è quello che è mancato alla DC comics. Andando oltre il mero discorso sulle differenze (più o meno comicità, i personaggi, ecc.), quello che è veramente mancato alla DC è stata una visione d’insieme organica e il coraggio di fare determinate scelte. Se avessero avuto anche loro una persona come Feige e avessero avuto il coraggio di osare, non nego che il loro universo fumettistico cinematografico avrebbe senza dubbio rivaleggiato alla pari con quello Marvel, invece di rincorrerlo. Il fallimento di tutta l’operazione e il loro concentrarsi su film stand-alone, dove sembrano dare il loro meglio, non fa altro che avvalorare questa affermazione, come anche altri tentativi simili come l’universo cinematografico dei Mostri della Universal (La Mummia con Tom Cruise, brrrr).

Poi c’è da dire che questo primo arco narrativo dell’MCU sarà assolutamente irripetibile, persino dalla stessa Marvel.

Il perché è chiaro e già ribadito: è stata la prima volta e, come si sa, la prima volta non si dimentica(battutaccia, lo so.)

Molte persone erano ragazzini quando questi film sono iniziati a uscire, sono cresciuti con loro e ne hanno modellato l’immaginario. L’MCU è stato il loro imprinting. L’emozione di vedere per la prima volta quei personaggi in quel modo non si dimentica. Per questo, anche se i prossimi film Marvel Studios fossero perfetti, e magari vincessero una valanga di Oscar, non sarebbero affatto paragonabili nel vedere Capitan America che impugna Mijolnir e picchia Thanos e, più tardi guidare la carica degli eroi al grido di “Avengers uniti!” o la tristezza delle morti della Vedova Nera o di iron Man.

Occorrerà attendere che questa generazione sia vecchia, per rivedere qualcosa di simile.

Per tutte queste ragioni, signori e signore, quello che si conclude quest’anno è qualcosa che dovrà essere segnato in rosso sul calendario, e i cui effetti non possono essere previsti, nemmeno con la Gemma del Tempo.

La fine è parte del viaggio. Iron Man è morto, lunga vita all’MCU.



domenica 23 luglio 2017

CAPITAN INDIANA E I PREDATORI DELLO SCUDO MALEDETTO


CAPITAN INDIANA E I PREDATORI DELLO SCUDO MALEDETTO
 

Che c’azzeccano Capitan America e Indiana Jones?
Semplice: a parte la collocazione temporale, la mia avventura preferita del Capitano potrebbe essere riciclata senza problemi per un film del dottor Henry Jones junior detto Indiana.
Si intitola Caccia alla pietra di sangue, fu pubblicata in un volume a parte in Italia e raccoglie i numeri dal 357 al 364 della serie regolare di Cap pubblicata negli USA nel 1989.
Prima due doverose parole sull’autore: Mark Gruenwald. È stato executive editor della Marvel per anni e scrisse le avventure del Capitano per ben 10 anni(137 numeri secondo la Marvel Universe wiki). Aveva una conoscenza minuziosa del Marvel Universe, tanto che fu l’autore dell’Official Marvel Handbook, ma l’opera per cui è maggiormente ricordato è Squadrone supremo. In questa miniserie di 12 numeri, un gruppo di supereroi ispirato alla Justice League della Distinta Concorrenza decideva di risolvere i problemi del mondo istaurando una specie di benevola dittatura mondiale. Uscì pochi mesi prima di un altro capolavoro, Watchmen, e gettò le basi, secondo me, insieme a esso della famosa “decostruzione del supereroe” degli anni ottanta e novanta.
Morì a 43 anni per un attacco cardiaco. Seguendo le sue volontà fu cremato e le sue ceneri mescolate all’inchiostro usato per la ristampa in volume dello Squadrone supremo.
Questa premessa era dovuta in memoria di un professionista che amava il suo lavoro e perché, appunto diede vita a questa storia.
Tornando a noi, tutto inizia quando tre loschi individui (Batroc il saltatore, e i suoi complici Zaran e Machete), rubano una cassa per il Barone Zemo, ancora convalescente dopo gli eventi di Atti di vendetta.
Nella cassa c’è lo scheletro di un personaggio minore della Marvel: Ulysses Bloodstone il cacciatore di mostri. Il Barone se ne vuole servire(in realtà gli basta lo sterno da usare come bacchetta da rabdomante), per rintracciare, insieme a un sensitivo, i frammenti della antichissima Pietra di sangue che dava i poteri e il nome a Bloodstone.
Vengono scoperto da Diamante, una ex supercriminale in cerca di redenzione e innamorata del Capitano, che però viene scoperta e chiusa nella cassa insieme allo scheletro per poi essere gettata in un pozzo dove verrà trovata da Cap, grazie a un segnalatore d’emergenza. Insieme al figlio di J.J.Jamson che fa loro da pilota inizieranno una corsa contro il tempo in giro per il mondo dalla foresta amazzonica al triangolo delle bermuda, dall’Egitto a Tokio, per mettere mano ai frammenti della pietra e impedire a Zemo di usarla per resuscitare una persona a lui molto cara…

 
In tutta la storia lo spirito di Indy è molto presente, a iniziare dalle innumerevoli trappole, alcune, credo, abbastanza ispirate ai film. Poi l’azione frenetica e senza pause, luoghi esotici, i colpi di scena e nemici implacabili (alcuni pure tedeschi), una bella che sa farsi valere (ma in perenne friendly zone).
 

E non ultima, il primo scontro con un avversario che diverrà molto importante nel futuro: quel Crossbones che è stato riportato (male, secondo me) in Capitan America Civil war (Prima o poi farò anche un post su cosa penso del Marvel Cinematic Universe).
 

In definitiva qui abbiamo un Capitano molto action, che strizza l’occhio non solo al Dottor Jones ma anche a tutto quel genere di film d’azione che andava di modo negli anni ottanta, costruita bene e senza buchi di sceneggiatura. Chi cerca drammi esistenziali e tormenti interiori qui non ne troverà, è intrattenimento allo stato puro, ma del tipo di qualità, di quello che a quasi vent’anni di distanza si legge ancora con piacere perché ha mantenuto una certa freschezza.

Fidatevi, un capolavoro, anche se non vi piace il Capitano.

E comunque, se si fossero ispirati a questa storia per Indiana Jones 4, chissà…

sabato 15 luglio 2017

QUANDO GLI AVENGERS SI CHIAMAVANO VENDICATORI


QUANDO GLI AVENGERS SI CHIAMAVANO VENDICATORI

Era il 1992 ed ero alla stazione per prendere il treno per La Spezia in “gita” verso la visita per la leva militare(chi ha una certa età sa di che cosa parlo, nevvero? ;-) ). Mentre studiavo l’edicola della stazione con l’intenzione di prendere qualcosa per il viaggio, la mia attenzione cadde su di una copertina in particolare: Thor che avanzava minaccioso verso chi guardava con, disposti a ventaglio dietro di lui, il resto dei suoi compagni.
Sopra di loro campeggiava la scritta:

SPECIALE I VENDICATORI
RITI DI CONQUISTA

 
 
 


Bum! Era fatta. Bastò quello per un amore a prima vista.
Presi quell’albo(scoprii che era la raccolta di più numeri che formavano una saga completa) e, durante il lungo tragitto dalle Marche fino alla Liguria, lo divorai più e più volte, fino a impararlo a memoria.
Ora, non ero totalmente a digiuno della materia. Tempo prima il mio amico Marco mi aveva prestato alcuni dei suoi albi, Uomo Ragno e X-men in particolare, mentre i TV avevo visto più volte i cartoni dell’Arrampicamuri e dei Fantastic Four, ma gli Aveng… pardon, I Vendicatori mi conquistarono.
Perché? Bè intanto iniziamo dalla storia: in quella saga i Signori del male, ossia la collezione dei peggiori nemici dei Vendicatori, sotto la guida del barone Zemo riescono, con abili stratagemmi, a “sfrattare” gli eroi dalla loro base e a isolarla.
A rimetterci per primi saranno Ercole, ridotto in di vita e il povero Jarvis, maggiordomo del gruppo.
Una delle sequenze più drammatiche sarà infatti il pestaggio del pover’uomo da parte di Mister Hide su ordine di Zemo per piegare lo spirito di Capitan America, costretto ad assistere al massacro del maggiordomo e ad ascoltare le sue urla.
 


Un’altra immagine molto forte fu, alla fine di tutto, dopo che gli eroi avevano vinto, vedere il capitano inginocchiato in mezzo alle macerie tenendo in mano i pezzi dell’unica foto di sua madre, tra i ricordi di una vita che i supercriminali avevano distrutto nel tentativo di spezzarlo.


 
 
Bisogna dire che il merito di quell’amore era anche degli autori di quella saga:  a disegnarla c’era John Buscema, chiamato “il Michelangelo dei fumetti” mica l’ultimo arrivato. Un tizio che lavorò per anni oltre che sui Vendicatori, anche su Thor e Silver Surfer e che disegnò ben 200 numeri di Conan il barbaro.
Insieme a lui Tom Palmer più famoso come inchiostratore, ma bravo anche nei disegni, tanto da affiancare mister Buscema.
E alla sceneggiatura Roger Stern, un altro pezzo da novanta che lavorò sia per la Marvel che per la DC e che, se non ricordo male inventò il personaggio di Hobgoblin.
Ora, a distanza di anni, riflettendoci bene forse era la formula ciò che mi piacque di quel fumetto: un gruppo di persone che più diverse non c’erano, differenti per poteri e storia, senza niente a legarli tra loro (a differenza di X-men e Fantastici 4), ma che nonostante tutto si metteva insieme per uno scopo comune, come una specie di famiglia MOLTO allargata, dove spesso si litigava, ma dove si metteva subito tutti i propri problemi da parte se c’era da combattere per il bene comune (sì, più o meno accade anche nella Justice League, ma non stiamo parlando di loro, oggi).
Figo, no? Bè per me lo era e lo rimane tutt’oggi.
Successivamente iniziai a collezionare tutti gli albi che trovai, compreso qualche arretrato. Allora nell’edizione italiana venivano pubblicati insieme alle avventure di Capitan America, alternando le storie, cercando di mantenere una certa continuity.
Comunque, essere fan dei Vendicatori allora, per come l’ho vissuta io era qualcosa di eroico.
Per almeno due motivi:
1) allora i diritti dei fumetti Marvel erano spezzettati  tra varie case editrici (Star Comics, Plat Press Comics Art). Seguire in maniera organica i crossover era impossibile e, spesso, visti i ritardi (anche di 10 o 12 anni!) dalla pubblicazione dell’originale americano (l’ho detto che Riti di Conquista è dell’ 86?)si poteva assistere a incongruenze e anche spoiler.
2) Allora sembrava che alla Marvel esistessero soltanto L’Uomo ragno e gli X-men. Ognuno di loro aveva titoli su titoli che aumentavano l’offerta.
C’erano Web of Spiderman, Amazing, Spectacular, ecc. ecc.
Per i mutanti c’erano tutte le possibili declinazioni della x, compreso (giuro!) X-Factor (ma senza Morgan.)
C’erano battute sul fatto che le giornate di Peter Parker durassero più di 24 ore, mentre gli Uomini X, per essere una minoranza perseguitata, erano fin troppo numerosi.
Al massimo, dall’altra parte c’erano i Vendicatori della costa ovest come gruppo aggiuntivo (probabile futuro post), ma niente che reggesse il passo.
Oggigiorno, lo sappiamo, le cose hanno preso una piega diversa. Col successo dei film anche la visibilità e il “peso” nei fumetti è aumentato, tanto che, oramai, qualunque gruppo di supereroi che si mette insieme si fa chiamare Avengers (bè, quasi tutti.)
È una ruota che gira. Domani, magari avremo un intero esercito di, che so, Guardiani della galassia o Difensori.
Comunque sia questa storia mi è rimasta nel cuore. Azione, dramma, nemici spietati e implacabili che approfittano dei tuoi punti deboli e una situazione senza speranza.
Che si cerca di più per un battesimo del fuoco (fumettistico)?
A questo punto, però, mi piacerebbe sapere quale è stato il vostro primo amore (a fumetti).
Quando è successo? Dove eravate? Perché ve ne innamoraste?