mercoledì 1 novembre 2017

Post di Halloween


Post di Halloween

 

Se tutto va bene questo post dovrebbe uscire proprio il 1° novembre.

E allora perché non farci un bel post (più o meno) a tema?

La scelta è caduta su questo volumetto della, almeno per me, rimpianta collana 100 pagine 1000 lire.

 

 

Il Vampiro è uno delle due storie uscite dalla scommessa fatta da Lord Byron e i suoi ospiti a  Villa Diodati, su chi avesse scritto la storia di orrore  migliore. La seconda, per chi non lo sapesse fu Frankenstein di Mary Shelley.

John Polidori era un italo-inglese medico personale di Byron con cui aveva un rapporto un po’ conflittuale, a cui non giovò la scrittura de Il Vampiro.

Polidori, infatti era influenzato dallo stile del suo amico, perciò, quando il suo racconto fu pubblicato molti editori furono persuasi che si trattasse di un’opera di Byron, e quello fu il nome che comparve sulla copertina. Solo tempo dopo l’equivoco fu corretto.

Polidori, dal canto suo entrò in depressione (per altri fattori), e morì nel 1821, forse per suicidio.

Ne “Il Vampiro”, pubblicato nel 1819 Polidori inventa la figura del mostro che divenne più celebre, quasi cento anni più tardi, con Dracula:  aristocratico, vestito di nero, viso pallido e sguardo penetrante, seduttore soprattutto di giovani innocenti.

A differenza di Dracula, però, il Ruthven (così si chiama il vampiro) di Polidori, oltre che di sangue sembra nutrirsi anche dell’anima delle sue vittime: esse infatti, vedono le loro vite distrutte e disonorate, come se Ruthven, assecondando i loro vizi, ne accelerasse la caduta.

Inoltre niente bare, trasformazioni in pipistrelli o nebbie. Ruthven cammina alla luce del sole, perché Polidori ne fa, prima di tutto, un parassita, anziché un mostro mutaforma.

Frequentarlo è fonte di chiacchiere e di preoccupazione come quelle espresse dai tutori di Aubrey, il protagonista del racconto che, affascinato dapprima da Ruthven, cercherà di allontanarsene durante un  viaggio in Italia dove il vampiro cercherà di sedurre una giovane nobile.

Arrivato in Grecia da solo Aubrey si innamorerà di una ragazza del luogo che gli racconterà varie leggende locali tra cui quella del vampiro vivente costretto a nutrirsi della vita delle fanciulle per prolungare la propria: la descrizione che ne verrà fuori sarà quella identica di Lord Ruthven che il malcapitato giovane incontrerà ancora una volta facendosi strappare un giuramento che porterà la rovina su di lui e sui suoi affetti più cari.

 

La seconda storia del volume, invece si intitola Un mistero nella campagna romana ed è scritto da tale Anne Crawford, sorella di un altro scrittore, più famoso, Francis Marion Crawford.

Come si intuisce è ambientata nel nostro paese (dove l’autrice e suo fratello soggiornarono a lungo) e narra la vicenda da due punti di vista: quello del pittore Martine Detaille, che racconta di come il suo amico Marcello Souvestre, scultore, sia in cerca di una villa in cui realizzare le sue opere e prenda possesso dell’isolata Vigna Marziali, e quello di Robert Sutton un amico di Souvestre che con l’aiuto del comune amico Magnin, cercherà di scoprire cosa è successo allo scultore, dopo che Detaille cade in preda al delirio.

Qui abbiamo una storia di orrore gotico in tutto e per tutto: un inquietante guardiano, una casa isolata nella campagna, Souvestre che sembra lentamente deperire e impazzire, apparizioni spettrali e un orrore che affonda le radici nell’antichità.

Piccola nota per i non addetti ai lavori: l’accostamento tra le parole gotico e Italia sembrerà azzardato, ma è fin dagli esordi con il Castello di Otranto che i primi scrittori di questo genere amarono ambientare le loro storie qui da noi.

Detto questo, buon 1° novembre e mi raccomando: proteggetevi il collo!

mercoledì 25 ottobre 2017

PALEORECENSIONI: CAPITAN AMERICA 1990


PALEORECENSIONI: CAPITAN AMERICA 1990

 

Tempo fa, cazzeggiando per internet, ebbi la fortuna (?) di trovare questo:

 

Esatto! Non molti sanno che, nel 1990 la Marvel permise realizzazione la produzione di questo film prodotto dalla 21st Century Film Corporation.

Il film si segnala per la presenza nel cast della giovane promessa Matt Salinger, figlio di J.D. Salinger (avete presente il libro Il giovane Holden? Esatto, proprio quello).

La trama, in soldoni è questa: durante la 2° guerra mondiale fascisti e nazisti rapirono un talentuoso bambino Italiano di nome Tadzio(!?) e lo sottopongono a un esperimento di potenziamento che lo rende più forte e malvagio e lo sfigura in volto trasformandolo nel criminale Teschio rosso (Ca@@#, ma non è la stessa trovata che hanno usato nell’altro film 40 anni dopo?).

La dottoressa presente all’esperimento, inorridita, scappa negli USA e migliora la formula creando Capitan America.

Nella sua prima missione il buon capitano viene però legato a un missile puntato sulla Casa Bianca. Un attimo prima dell’impatto riesce però a deviare la traiettoria, momento che viene ripreso da un bambino con la sua macchina fotografica. Cap precipita in Alaska dove rimane in ibernazione.

Liberato da alcuni esploratori ritorna nel mondo moderno giusto in tempo per andare a salvare il Presidente degli Stati Uniti rapito da alcuni criminali. Arrivato in Italia scoprirà che il Presidente era lo stesso bambino che lo aveva fotografato anni prima e che il capo dei criminali è niente popò di meno il Teschio rosso che con una (orribile) plastica facciale si è reso irriconoscibile (visti i risultati avrebbe fatto meglio a tenersi la faccia da teschio).

Lo scontro finale sarà inevitabile.

In questo capolavoro girato prima del film con Chris Evans e Hugo Wearing e ingiustamente sottovalutato ci sono molti elementi che fanno gridare d’entusiasmo:

la tuta imbottita di muscoli finti del capitano con tanto di addominali in rilievo;

dopo la trasformazione, quando Steve Rogers gira in borghese, indossa sempre una camicia attillata anche questa imbottita, ma talmente bene che quasi non si nota, ma proprio per niente;

i fascisti italiani, che in nessssun modo sono macchiette in stile sturmtruppen;

Le origini del Teschio, che dal tedesco Johann Schmidt diventa il pianista italiano Tadzio (machecazz…) de Santis;

Francesca Neri nel ruolo intenso e drammatico di Valentina da Santis, anche qui nientepopòdimenoche la figlia del Teschio rosso(lo metterà sul curriculum?);

La stessa attrice usata per la parte della fidanzata del capitano durante la guerra e la di lei nipote quarant’anni dopo(geni! Lo penso davvero, non scherzo!)

Che dire? Spero che un giorno questa pellicola venga rivalutata, e possa conquistarsi il posto che merita al fianco di opere immortali come Quarto potere, Il dittatore e Via col vento.

Un ultima cosa: quando lo vidi, qualche annetto fa lo potei guastare su Youtube per intero in italiano. Ho cercato di rintracciarlo, ma non ci sono riuscito.

Per chi vuole gustarselo(?) ci sono due modi; se sapete l’inglese potete vedervelo in lingua originale QUI, oppure in italiano, ma diviso in 7 video QUI.

Buona visione!

mercoledì 18 ottobre 2017

PROGENIE INFERNALE IN VHS


PROGENIE INFERNALE IN VHS


 

Post breve, oggi, perché sono incasinato più del solito.

È da parecchio tempo che Todd McFarlane promette un nuovo film sulla sua creatura più famosa, Spawn.

Sul signor Al Simmons, sui suoi problemi di pelle e il suo mondo, se non lo conoscete, vi rimando alla pagina Wikipedia (ve l’ho detto che sono incasinato.)

Oggi sono qui per parlavi del primo film, del 1997, diretto da Mark A,Z, Dippé (mai capito che vogliono dire A.Z.), e interpretato da Michael Jai White, quella gran… attrice di Melinda Clarke, John Leguizamo e da nientepopòdimeno che Martin Sheen nel ruolo di Jason Wynn e Nicol Williamson (il Merlino del capolavoro Excalibur), nella parte di Cagliostro.

Me lo ricordo la trepida attesa della prima del film, quando seppi che usciva, l’entrata al cinema (era una domenica sera, autunnale, credo, eravamo in tre-quattro, guidavo io) con i miei amici che, però, conoscevano solo superficialmente il personaggio e poi… finalmente il film.

Ora. Una cosa da capire di Spawn è che non è mai stato un fumetto di supereroi cupo e violento. È sempre stato un fumetto horror mascherato da storia di supereroi. Punto.

Quello che vidi (e che ammetto all’epoca ci piacque pure, tanto da comprarmi la video cassetta, misteri della psiche), adesso a mente molto fredda, era solo l’ombra del fumetto che conoscevo (e che ho smesso di collezionare anni fa. So che ancora esce, però non ho la più pallida idea di come si sia evoluto).

Momenti crudi ridotti al minimo, il sangue, quando c’è, è perlopiù verde, il personaggio di Terry Fitzgerald che ha subito whitewashing, l’assenza di quella grande coppia di Sam & Twitch (che ebbero anche una loro serie).

Gli effetti speciali sono invecchiati male (Malebolgia e le legioni infernali) e le interpretazioni di Martin Sheen e Nicol Williamson non al loro meglio.

Inoltre, molto prima di Iron Man 3, hanno introdotto un ragazzino senzatetto che avrebbe dovuto, come al solito “far simpatia”.

Un casino, in pratica. Se consideriamo che MacFarlane era pure produttore esecutivo… bah.

Forse avevano avuto troppa paura di osare, che portare il personaggio così com’era avrebbe ridotto gli incassi, nonostante all’epoca Spawn fosse conosciutissimo e che quindi un film su di lui avrebbe comunque portato frotte di fan al cinema. Chi lo sa?

Sono anni che il buon Todd promette una nuova versione più cupa, dark e violenta.

Promesse, appunto. Che sia un nuovo tipo di tortura infernale?

P.S. Ora anche il diavolo ha paura? Cazzzzzuto (Ironic mode attivato).

mercoledì 11 ottobre 2017

ABBASSO IL PRINCIPE ADAM!


ABBASSO IL PRINCIPE ADAM!

 


Per il potere di Grayskull!” quante volte abbiamo goduto, da bambini, nel sentire queste parole urlate dal buon principe Adam?

Per non parlare della trasformazione del pavido Gringer nel possente e corazzato Battlecat?

E vogliamo parlare del buffo Orko?

E della morale alla fine di ogni puntata (carina quando hai pochi anni, stucchevole quando sei un po’ più cresciuto, no?)

Sto parlando, ovviamente, di He-man e i Dominatori dell’universo.

Dove sta il problema, allora?



Sta all’inizio di tutta la storia. La storia dei Masters of the universe.

Quando comparvero per la prima volta i pupazzett… le Action figures, ognuno di loro, nella confezione aveva un “Mini comics” dove venivano narrate le gesta dell’eroe (o malvagio) e dei suoi alleati. In realtà, i primissimi mini comics, non erano neanche fumetti veri e propri, ma delle immagini realizzate con stile pittorico che come istantanee mostravano delle scene con poi sotto delle didascalie che descrivevano scena e dialoghi.

Bene. In questi primi mini comics… Adam non esiste! Lui e parecchi elementi della mitologia dei Masters furono creati dopo, quando la Filmation mise in cantiere la serie animata.

In quelle prime storie He-man era un barbaro di una tribù di Eternia, un pianeta dove, tempo prima, era stata combattuta una “Grande guerra” con armi fantascientifiche e che ridusse il pianeta a uno scenario post apocalittico. Messosi in viaggio per combattere un “grande male” non meglio identificato salvò la vita alla Dea (Goddess in inglese) custode del Castello di Grayskull, che in questa prima versione non si ispira a un falco ma ai serpenti. Lei, riconoscendo nel barbaro l’uomo delle profezie lo equipaggia di tutto punto nominandolo difensore del castello.

Altra storia rispetto al principe che si trasformava cosa che, col senno di poi, aveva delle incongruenze: possibile che nessuno si accorgeva di come sia il principe che He-man erano identici? Ma dai.

E la spada? All’inizio la Spada del Potere è divisa in due metà in senso longitudinale. Veniva venduta metà con He-man (che aveva anche uno scudo e un’ascia bipenne) e metà, in plastica blu, con Skeletor (che aveva anche lo scettro).

Nei mini comics una metà è nascosta nel castello stesso mentre l’altra è nelle mani di Skeletor.

Battlecat non era altro che un membro di una razza di tigri giganti (e verdi) a ammaestrata da He-man.

E Skeletor? Nei cartoni degli anni ’80 era semplicemente il signore della Montagna del serpente. Qualche anno più tardi, invece chi ti ritrovo? Un tale Keldor, che sarebbe lo zietto un po’ stronzo, megalomane e assetato di potere del buon principe, introducendo elementi da soap opera nei Masters.

In origine non c’era niente di tutto ciò. Skeletor non era neanche di Eternia, ma proveniva da un altro mondo dove tutti erano come lui, giunto su Eternia tramite un portale apertosi in seguito alle grandi guerre di cui sopra. Il suo scopo non era altro che impadronirsi dei segreti del castello, riunire la spada e tramite quella riaprire il portale vero il suo mondo e portare i suoi simili per conquistare il pianeta.

Sarà stata una questione di imprinting (sapete cos’è vero? Altrimenti c’è Google), ma questa versione dei Masters (soprattutto il concetto delle Grandi guerre: chi le aveva combattute? Perché? Chi aveva vinto alla fine, e dov’erano andati?) mi ha sempre affascinato, molto più del finto inetto principe Adam e della sua corte (che avevano comunque un loro perché, siamo onesti).

Potete farmene una colpa se, alla fine il principe Adam mi sta un po’ qui?



mercoledì 4 ottobre 2017

CHE LO SFORZO SIA ANCORA CON VOI...


CHE LO SFORZO SIA ANCORA CON VOI

Devo essere onesto: non ricordavo nel modo più assoluto di avere questo albo.
 
 
 


L’ho trovato per caso mentre “scavavo” tra i mei reperti. Col senno di poi mi sono ricordato che, in teoria, quand’ero piccolo avevo l’adattamento a fumetti non solo de Il ritorno dello Jedi, ma dell’intera trilogia.

Purtroppo, come mi succede spesso, gli altri due non li ho trovati, ancora.

Passando a quello che ho tra le mani che possiamo dire? La storia la conoscete tutti, compresa quella di come George Lucas cambiò il concetto di merchandising con questa saga, fino ad allora appannaggio solo della Disney, perciò penso che passeremo direttamente a coloro che l’hanno messa su carta:

Archie Goodwin: iniziò come scrittore freelance ed è stato, oltre che un fumettista, anche curatore editoriale capo della Marvel negli anni ‘70, dopo Gerry Conway e prima di Jim Shooter.

Iniziò alla Warren (editore anche di Vampirella) e da lì si spostò per vari case editrici (come la DC e la King Features dove scrisse per anni le strisce di Secret Agent x-9 disegnato da Williamson, vedi sotto)

Arrivato alla Marvel creò, nel 1972, insieme a JohnRomita Sr, il personaggio di Luke Cage.

Promosso momentaneamente Editore capo (’76-‘77), oltre all'adattamento fumettistico dell’intera saga di Guerre Stellari, Goodwin scrisse anche degli adattamenti di altri film culto come film come Blade runner e Alien.

Secondo Jim Shooter l’acquisizione dei diritti di pubblicazione dell’adattamento di Star Wars e di serie derivate da parte di Goodwin, aiutò la Marvel in un momento di difficoltà, assicurandone la sopravvivenza.

Passato poi alla Epic (dove tradusse Akira) e poi di nuovo alla DC morì nel 1998 per un cancro.

 

Al Williamson: Alfonso "Al" Williamson. Specializzato in fumetti di avventura fantascienza e western, tra i suoi lavori più famosi ci fu Flash Gordon, ereditando il lavoro di Alex Raymond. Il suo primo lavoro fu su alcune strisce di Tarzan nel 1948. Negli anni ’50 passò alla EC Comics lavorando al fianco di mostri sacri come Frank Frazetta e lavorando su titoli di fantascienza come Weird Science e Weird fantasy.

Successivamente lavorò per altre case editrici come la DC e  la Harvey comics dove, come inchiostratore, lavorò sui disegni di Jack “The King” Kirby. Negli anni ’80 iniziò a lavorare per la Marvel Comics disegnando L’impero colpisce ancora e vari altri adattamenti tra cui quello del film su Flash Gordon (quello con la colonna sonora dei Queen). Ricevette numerosi premi nella sua vita vincendo per 2 volte l’Eisner award ed entrando nella Will Eisner Comic Book Hall of Fame nel 2000.

È morto nel 2010 a 79 anni.

 

Carlos Garzón: illustratore che lavorò per numerosi fumetti dedicati alla saga di Guerre stellari, non solo quelli canonici, ma anche quelle derivate: lavorò sia per la Marvel che per la DC.

 

TomPalmer Sr. Uno dei più famosi inchiostratori della Marvel. Lavorò per The Avengers e Uncanny X-men, Daredevil, Doctor Strange(uno dei suoi primi lavori) e Tomb of Dracula.

Palmer è stato l’inchiostratore preferito da Gene Colan e il suo stile ha influenzato le generazioni successive di inchiostratori.

Ha vinto numerosi premi fino ad arrivare nel 2014 “The Joe Sinnott Hall of Fame”.

Suo figlio Tom Palmer jr lavora per la DC

 

Ron Frenz: ha lavorato come disegnatore sia per la Marvel che per la DC.

Iniziò negli anni ’80 disegnando Amazing Spider-man, Spidergirl, Ka-zar, Thor(dove, con Tom FeFalco introdusse il personaggio di Eric Masterson, più noto come Thunderstrike), Indiana Jones e, ovviamente, Star Wars.

Nel 1995 arrivò alla DC  dove disegnò Superman.

Ritornato alla Marvel, sempre insieme a DeFalco creò Spidergirl.

mercoledì 27 settembre 2017

NON SOLO CONAN


NON SOLO CONAN



Robert Ervin Howard (REH d’ora in poi perché sono pigro) è conosciuto in genere, preso il grande pubblico, per il personaggio di Conan il barbaro e un po’ meno(molto ingiustamente) per il personaggio di Solomon Kane (a cui il  film del 2009 con James Purefoy non ha reso un gran servizio, secondo me).

In realtà solo gli appassionati sanno che REH fu un autore molto prolifico che sfornò centinaia di racconti attraversando molti generi(compreso il western).

Questa raccolta, traduzione di una raccolta americana, ne raccoglie alcuni, scelti in modo da dare una panoramica della sua produzione.

Dopo una prefazione, la trascrizione dell’orazione funebre per REH scritta da Howard P. Lovecraft in persona e un ricordo di Hoffman Price, si parte in quarta con l’opera che dà il titolo al volume: Skull Face, Faccia di teschio(non c’entra niente Skeletor dei Masters of the universe).

In questo romanzo breve troviamo Stephen Costigan, un tossicodipendente dedito all’hashish, finire nel mezzo di un complicato intrigo internazionale che ha come scopo il crollo della civiltà occidentale e che ha origine in un lontanissimo passato, in una certa città sprofondata nel mare, e combattere l’abominevole essere noto appunto come Skullface…

Da sottolineare capitolo è aperta da una citazione di scrittori come Poe e Chesterton.

Continua poi con Testa di Lupo, che rivisita il mito del licantropo in un contesto africano e presenta la tormentata figura di De Montour. Fu questo uno dei primi lavori di REH, che lo fece conoscere al grande pubblico.

Vermi della terra, Sovrani della notte e L’uomo scuro, invece appartengono al cosiddetto Ciclo Celta, i cui protagonisti sono Bran Mak Morn, re dei Pitti, Cormach Mc Art e Turlogh O’Brien, detto il Nero e sono un bell’esempio di fantasy storico, ambientate nelle isole britanniche durante il crepuscolo dell’impero romano, e narrano la lotta dei Pitti contro le legioni mescolando storia e sovrannaturale molta perizia.

Inoltre contengono forse l’unico crossover con uno degli altri incredibili eroi creati di REH, quel Kull di Valusia che servirà poi da modello per Conan.

Il tumulo sul promontorio, anche se è associato al ciclo celta, è ambientato, invece, in epoca moderna anche se continua a parlare dello scontro tra culture.

Il giardino della paura e La valle del verme, invece appartengono all’originale ciclo di James Allison. Questo ha un assunto interessante: il protagonista, Allison, immobilizzato a letto da una non spiegata malattia, ha il potere di poter vedere tutte le sue reincarnazioni, non solo passate, ma anche future. Come dice lui stesso (cit.): “dal primo vagito mugolante di un cucciolo di scimmia fino al grido di morte dell’ultimo prodotto degenerato della civiltà finale, in un’era futura indistinta e inimmaginabile”.

Il ciclo si compone di soli tre racconti e questi presenti nella raccolta si concentrano soprattutto nel passato più remoto, raccontati tutti in prima persona da James, come se li stesse rivivendo in quel momento.

Canaan nero e I colombi dell’inferno sono, invece, del ciclo di Kirby Buckner che mescola western e horror e ambientati nel profondo sud degli Stati Uniti, tra Oklahoma e Louisiana, dove il voodoo è una realtà e gli scontri razziali sono in agguato.

La pietra nera e Il fuoco di Assurbanipal sono particolari, perché fanno parte dei racconti ispirati al Mito di Chtulhu, resi possibili grazie anche all’amicizia che legava REH e Lovecraft.

L’orrore del tumulo, invece, non appartiene a nessun ciclo, ma è un racconto solitario dove un avido contadino dei primi del novecento risveglia un antico orrore…

Un jeopardo antropofago, infine, è un racconto western con protagonista Bucker J. Grimes di Knife River, Texas, un goffo cowboy che finisce in un mare di guai. Il titolo si riferisce a Jeopardy ossia “pericolo” ed è alla base di un equivoco in cui c’entra un pezzo di carta e la poca dimestichezza del protagonista col disegno…

È anche uno degli ultimi lavori di REH a essere pubblicato prima della prematura morte.

In definitiva è una bella antologia che offre uno spaccato della produzione di un autore che, come molti altri (tipo Conan Doyle con Sherlock Holmes), ha creato qualcosa che gli è sopravvissuta spesso eclissando il resto del suo lavoro, che andrebbe invece riscoperto.

mercoledì 20 settembre 2017

Ricominciamo dalle BASIC



Ricominciamo dalle BASIC
Sono passanti un bel po’ di anni da quando vidi questo agile volumetto (50 pagine) nel mio abituale negozio di fumetti, che allora vendeva anche giochi di ruolo. Pensai: “19000 lire (poco meno di 10 euro) per un sistema di gioco generico? Preso!”


Fu così che conobbi il Basic roleplaying system.





Per chi non lo sa e il “motore” su cui girano giochi ancosa famosi come Il richiamo di Chtulhu, Stormbringer (il gioco di ruolo su quell’allegrone di Elric di Melniboné) e altri.

È anche conosciuto come “D100 system” dato che tutto gira intorno, appunto, al lancio di due dadi da 10 uno per le decine e uno per le centinaia.

Nato nel 1980 da una costola di Runequest ebbe subito un notevole successo. Questa che ho tra le mani è la traduzione fatta da Stratelibri nel 1996. Nel 2008 uscì una riedizione ben più corposa di 300 o 400 pagine che raccoglieva tutti i moduli e le aggiunte pubblicate negli anni che, a quanto mi risulta, non ha mai avuto una traduzione italiana.

Come funziona il d100? Semplicissimo: se, per esempio, hai una abilità al 50% tiri due d10, uno per le unità e uno per le centinaia. Se ottieni 50 o meno l’azione è riuscita. E basta. Se l’azione è più o meno facile/difficile si possono aggiungere/togliere punteggi al tiro e via discorrendo.

Una particolarità è data dalla tabella della resistenza, usata per i tiri contrapposti, ossia tra le caratteristiche di 2 personaggi (tipo una gara di braccio di ferro, dove si confronta la Forza di entrambi.)

In questa tabella sulle ascisse e le ordinate ci sono valori da 1 a 20. Incrociandoli si ottiene la percentuale di successo da superare col tiro di d100, lisci liscio.

La creazione del personaggio è molto semplice, anche se risente dell’epoca in cui è nato: si tirano 3 dadi da 6 per ciascuna delle 7 caratteristiche (Forza, Costituzione, Destrezza, Taglia, Mana, Intelligenza, Fascino). Ma se siete Umani. Altrimenti si usano combinazioni di dadi tipo 2d6+6 che rispecchiano al razza in questione). Queste andranno a determinare alcune voci tipo i Punti ferita, la schivata, i tiri fortuna.

Due precisazioni: Il Mana (che può avere diversi nomi in base alle ambientazioni) è descritto come “misura della forza d’animo, della pietà o della forza di volontà di una persona. Ma anche dove esiste la magia tanto la capacità di resistere agli incantesimi quanto la potenza con cui possono venire lanciati.

Secondo: a differenza di D&D qui i Punti Ferita non aumentano. Se parti con 10 PF, rimani 10 PF. Punto.

Le abilità. Di base ogni personaggio ha alcune abilità comuni che tutti più o meno posseggono e che hanno già un loro punteggio di partenza(Arrampicarsi, Ascoltare, lanciare, Manipolare, ecc.) e poi illustra 4 Professioni generiche che spiegano come ottenerne altre e da quale percentuale partire. Tutte da 0 a 100.

Una cosa interessante è il concetto di avanzamento dei PG. Invece di spendere Punti Esperienza ogni volta che si usa con successo una abilità, alla fine di ogni avventura si tira il d100 e si cerca di superare il proprio punteggio in quella abilità. Se succede si aumenta quella abilità del 5%, creando una curva d’esperienza.

Per acquisire nuove abilità, invece, occorre trovare e pagare maestri, in modo molto realistico.

Chiude il manuale una sezione sulla magia, 2 avventure, una in solitaria e una in gruppo e un bestiario.

Il Bacic RPS è un sistema estremamente flessibile e semplice. Facile da imparare e da modificare, non ci sono storie. È possibile creare il proprio personaggio come più piace, senza legacci di classi o archetipi. Il problema è che con 50 pagine, non è possibile approfondire di più gli argomenti. Un master esperto e intraprendente non avrebbe comunque problemi, mentre uno alle prime armi potrebbe sentire la mancanza di 10 o 20 pagine in più.

Inoltre ci sono giocatori che mal sopportano di per sé il d100 system, ritenendolo troppo aleatorio.

P.S. Martin, il creatore de il trono di spade, gioca di ruolo e per anni portò avanti una campagna di supereroi usando SuperWorld, una ambientazione che usava il Basic system. Da quella campagna è nata la serie di romanzi Wild Cards.

Martin è uno di noi.